I-Doser & ritmi binaurali: pericolo, bufala o…
Dietro il programmino vagamente trash che sembra promettere “droghe virtuali”, decenni di studi alternativi sulle onde cerebrali (ma anche una piccola storia di violazione di copyright)
Sembra un argomento popolare, di questi tempi: I-Doser, programmino che consentirebbe di scaricare “droghe virtuali”, ovvero file sonori che sfruttando onde cerebrali e determinate frequenze consentirebbero di “ricreare” le sensazioni provocate da determinate sostanze stupefacenti, dal rilassamento all’eccitazione.
Facendo qualche ricerca in rete ci si imbatte in forum dove c’è davvero di tutto, da chi prende in giro gli utilizzatori e parla di bufala bella e buona fino a chi asserisce che invece è tutto vero, anzi, si può persino raggiungere un certo livello di “sballo”. Per qualche esempio, c’è l’apposita pagina di Download.com o questa pagina in italiano; ma anche gli immancabili video su YouTube.
Il software avrebbe avuto una certa diffusione in Spagna e ora si diffonde in Italia anche sulla scia di un presunto allarme lanciato da Umberto Rapetto e dal “suo” GAT, il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, sicuramente più ferrato nell’individuazione di “malicious hacker” e simili che in onde cerebrali e audio digitale.
Per quanto riguarda I-Doser in sé e tutta la terminologia - forse dovremmo anche dire “mitologia” - che si porta appresso, sicuramente qualche dubbio è più che legittimo; dopotutto lo stesso sito ufficiale presenta un bel disclaimer: “I-Doser non fa alcuna affermazione in merito all’efficacia medica, psicologica, fisica o altro dell’applicazione I-Doser Application, dei CD di simulazione e degli MP3”.
E’ dunque davvero tutta una bufala? La musica può provocare effetti simili a quelli delle droghe?
Pensiamoci un attimo: stati di trance e ritmi ossessivi sono legati tra loro fin dalla preistoria; non è stata certo l’ondata “acid house” o “rave” di fine millennio a inventarli e non sarà neppure un software scaricabile dalla rete a prendersi tale merito. E di sicuro c’é differenza tra ascoltare ambient e metal come pure tra una sinfonia di Mozart e una di Beethoven.
Ciò detto: sincronizzazione delle onde cerebrali, ritmi binaurali (binaural beats) e concetti del genere sono in circolazione da un bel po’.
La scoperta dei ritmi binaurali è attributa a Heinrich Wilhelm Dove: siamo addirittura nell’anno 1839. La moderna letteratura e i successsivi sviluppi, seriosi o ricreativi che siano, sembrano invece partire da un articolo di Gerald Oster apparso nel settembre 1973 su Scientific American, sotto il titolo “Auditory Beats in the Brain”.
E chi scrive ricorda ad esempio la presenza in un software ormai datato ma sicuramente non “sospetto”, come un Cool Edit del 2002 (Syntrillium Software) di un “brainwave synchronizer” che - come recitava l’help del programma - poteva “produrre file che, ascoltati con cuffie stereo, metteranno l’ascoltatore nello stato desiderato di coscienza. Per esempio ascoltando i file ‘sincronizzati’ si potranno raggiungere stati come il sonno profondo, la meditazione theta o il rilassamento alfa. Questa funzione, per sua natura, ha efficacia solo come onda sonora stereo e per avere effetti l’ascolto deve essere effettuato con cuffie stereo”.
E ancora: “la funzione Brainwave Synchronizer spazializza l’audio da destra a sinistra in uno schema circolare ripetuto nel tempo. Per codificare il suono nello spazio, il canale destro o il sinistro vengono ritardati, così che suoni appaiano in ciascun orecchio in momenti diversi, ingannando il cervello sulla provenienza da un lato o dall’altro. Quando tutto ciò è fatto a frequenze di 3Hz o superiori, il cervello comincerà a sincronizzarsi alla stessa frequenza, aumentando l’emissione di frequenze Delta, Theta, Alfa o Beta”.
Parlando di ritardo tra i due canali, l’help di Cool Edit sembra parlare di un delay, un ritardo temporale tra i due canali misurato in millisecondi. Le differenze sono invece nella frequenza (misurata in hertz), ossia il numero degli eventi ripetuti in una data unità di tempo. Il senso in ogni caso è: mandando un qualcosa di “sfasato” alle due orecchie, il cervello percepirà una sorta di illusione, una specie di suono “intermedio” che non c’è. E’ quello il “beat” che avrebbe effetto su di noi.
I-Doser è dunque una novità così eccezionale? In realtà non lo è affatto: I-Doser deriva da SBaGen, programma creato nel 1997 da Jim Peters, e ne ha anche violato per un certo periodo la licenza (!)
Come racconta lo stesso Peters, I-Doser era stato costruito violando la licenza GNU che accompagnava il suo programmino gratuito, collegando una DLL derivata da SBaGen a software non opensource.
L’autore originale è anche riuscito a far valere i suoi diritti, ottenendo un risarcimento morale - scuse, link al prodotto originale e altro, senza dimenticare di pubblicare un un disclaimer dal quale comunque Peters si dissocia dagli usi fatti del suo lavoro da I-Doser. E infine un risarcimento simbolico di mille dollari.
Peraltro, I-Doser non è ancora del tutto in regola, perché non ha ancora pubblicato una versione completa del codice sorgente della DLL modificata, come richiesto da Peters e dalla licenza.
I-Doser è dunque solo un furbo “repackaging” di un programmino gratuito di cui i più non si sono accorti per oltre un decennio; decisamente azzeccata quindi la definizione di Nicola Bruno su Visionpost: “una fantastica idea di marketing”.
Ci sono in rete una marea di altre applicazioni simili, certamente meno appariscenti; per esempio un plugin “antistress” per Winamp. E come dicevamo c’è chi da decenni studia queste problematiche, come pure ci sono società che commercializzano - per dirne una - cd audio per il rilassamento basati sugli stessi principi. Anni addietro un disco in vinile 12” apparso in Gran Bretagna e mixato da Sonic Boom proponeva musica da abbinare alla “Dream Machine” di Bryon Gysin e Ian Sommerville, sorta di proiettore stroboscopico dedicato alla stimolazione visiva. A sua volta, se vogliamo, una droga virtuale per gli occhi, in circolazione già a fine anni ‘60.
In conclusione: negare del tutto che certe frequenze possano creare in noi eccitazione o rilassamento sarebbe un po’ come negare che la musica possa avere effetto sul nostro umore ed aiutare a rilassarci o altro.
Ma da qui a dire che si possa “sintetizzare” o “simulare” cocaina o cannabis magari in formato mp3, ne passa - ovviamente - davvero un bel po’…





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