Emi, lavori in corso
Terminata la ristrutturazione di Guy Hands, arriva un nuovo Ceo. Ma basterà a salvare la major che continua a perdere quota? Intanto, chiuso un accordo con InfoSpace che mette fine a una controversia legale per suonerie e musica online.
Come riferisce Billboard, l’italiano Elio Leoni-Sceti è dal 7 luglio il nuovo Ceo della divisione “recorded music” di Emi; questo passo segna il completamento del piano di ristrutturazione di Guy Hands, boss di Terra Firma e di fatto proprietario di Emi.
I tagli - circa 2.000 posti di lavoro - erano stati annunciati a gennaio e le operazioni dovrebbero essersi concluse come previsto a fine giugno; uno dei “pezzi grossi” che lasciano la major è Jean-Francois Cecillon, sostituito dal team Billy Mann - David Kassler.
Leoni-Sceti ha un passato in Procter & Gamble prima e Reckitt Benckiser poi (dove ha fatto una bella carriera fin dal 1992); come dire: dai detersivi ai dischi, sperando di ridare smalto alla prestigiosa etichetta che pubblicava Beatles e Stones e di togliere qualche “macchia” dal bilancio.
Ma il momento non sembra comunque felice: Emi ha abbracciato in maniera massiccia la musica online prima di altre grandi case, eppure gli ultimi dati la danno ormai poco sotto al 10% del mercato. Stranamente, persino Universal ora perde quote e così pure Sony Bmg. Warner, che era una sorta di fanalino di coda e sembrava ostentare un certo livello di rifiuto verso Internet e nuovi media, ora è in recupero. Chi guadagna punti di mercato sono gli indipendenti, la cui somma è oggi a quasi il 14%, quattro punti sopra Emi.
Insomma un momento non felicissimo, in cui bisognerà vedere se la scommessa di Hands - che con la nomina del nuovo Ceo di fatto assume un ruolo più defilato - risulterà vincente sul medio-lungo periodo.
Intanto una buona notizia arriva dal fronte InfoSpace: Emi aveva una controversia legale aperta con questa società e le sue controllate quali Moviso, per via di musica online e suonerie. In pratica InfoSpace che pure disponeva di una licenza per il materiale Emi aveva a quanto pare “sforato” sui termini di tale licenza, vendendo in territori non ricompresi nel contratto e pagando i titolari dei diritti meno del dovuto. A sua volta, però, InfoSpace aveva citato in giudizio una società di revisione (Gelfand, Rennert, & Feldman) incaricata di controllare i propri dati per conto di Emi, contestando di fatto la correttezza dell’operato dei revisori.
L’azione legale di Emi - partita l‘11 gennaio 2007 - riguardava 100 milioni di dollari in royalties; i termini dell’accordo con il quale si è chiusa la vicenda non sono stati resi pubblici. Tra i brani coinvolti nella vicenda c’era persino “Imagine” di John Lennon.





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