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Estensione del copyright in Europa, formalizzata la proposta McCreevy

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Scritto da Nicola Battista

In una corsa contro il tempo, il Commissario Europeo Charlie McCreevy prova a far passare la controversa iniziativa sull’estensione del copyright per i master discografici in Europa

E così l’irlandese Charlie Mccreevy l’ha fatto davvero: nonostante la battuta d’arresto degli ultimi mesi e contro il parere degli stessi consulenti della Commissione, il Commissario Europeo ha presentato il 16 luglio 2008 la sua proposta per l’estensione di copyright sulle registrazioni fonografiche in Europa.

La controversa iniziativa, applaudita dalle lobby del disco e contestata da più parti (anche da parte del mercato musicale, che vive su linee di ristampe “budget” di materiale caduto nel pubblico dominio) viene finalmente formalizzata, entro l’estate come McCreevy e i suoi sostenitori avrebbero voluto.

Ovvii i commenti positivi di organizzazioni di categoria come IFPI, PPl e VPL, ma a sorpresa anche gli indipendenti di Impala appoggiano il progetto, come se non si rendessero conto che alcuni di loro saranno danneggiati da tale iniziativa. Ma d’altra parte il contesto è quello confuso in cui persino major come EMI (che in America hanno sempre spinto per un copyright eterno o quasi, e che detengono “gioielli” firmati Beatles) in Europa hanno approfittato anche in anni recenti del termine di copyright più breve e sfruttato master altrui, i cui diritti erano scaduti dopo 50 anni dalla prima pubblicazione.

Fondamentalmente, il tutto appare un modo per salvare alcuni grandi cataloghi in via di scadenza (Beatles e Rolling Stones in testa) e per sfruttare il più a lungo possibile anche in Rete ciò che è stato sfruttato alla nausea in vinile prima e in cd poi: lo stesso comunicato di apprezzamento di IFPI e Impala vede le due associazioni “liete che la Commissione si sia mossa per chiudere questa lacuna nel copyright, specialmente in un momento in cui registrazioni più vecchie possono trovare nuovo pubblico e godere di nuova vita su Internet”. EFF e Open Rights Group non demordono: circa un mese fa un gruppo di esperti aveva scritto al Presidente Barroso segnalando l’inutilità dell’estensione, che addirittura metterebbe in cattiva luce la reputazione della Commissione e danneggerebbe “la creatività e l’innovazione in Europa in maniera irreparabile”.

Tra i contrari al provvedimento da segnalare anche la presenza dell’AIB: l’Associazione Italiana Biblioteche.

Da registrare che la proposta della Commissione Europea riguarda anche un aspetto secondario e sul quale in realtà c’è poco da dire perché il sistema è già presente in diversi paesi: si tratta di un termine di copyright uniforme per le opere realizzate da più autori. In questo caso, il pubblico dominio sopraggiunge a settant’anni dalla morte dell’ultimo superstite tra i coautori.

La vera partita, come è noto, si gioca invece sui master discografici, che per McCreevy garantiscono la “pensione” ai performer ormai anziani (i cui successi incisi in gioventù sono spesso invece divenuti di pubblico dominio quando l’artista ha raggiunto l’età pensionabile); per i contrari al provvedimento, sono invece solo un modo di garantire un ulteriore fiume di denaro all’industria discografica tradizionale sempre più in difficoltà.

A questo proposito, nel giorno in cui parte la proposta McCreevy, un tassello importante della vecchia discografia - la rete distributiva EMI nel Regno Unito per CD e DVD - viene subappaltato a una società esterna, CEVA, che già svolge tale compito in altri paesi europei. In altre parole: ulteriori posti di lavoro perduti in una major e la probabile fine del centro distributivo di Leamington Spa, operativo sin dal 1992.

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