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Sony, Bmg, Warner, Emi: l’estate calda delle major

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Scritto da Nicola Battista

L’estate è calda - anzi bollente - per le major del disco: tre delle quali in frenetica attività di ristrutturazione. Con alcuni colpi di scena.

L’estate è sinonimo di vacanze; eppure c’è chi in vacanza non va, e si prepara al rilancio autunnale. E per le major del disco ormai sempre intente a cercare di mantenere le proprie posizioni e a non farsi travolgere dalla rivoluzione digitale è un periodo addirittura frenetico; ma più che dal punto di vista delle uscite, da quello di alleanze, cessioni e acquisizioni.

Come era ormai evidente, è stata ufficializzata il 5 agosto 2008 la cessione del 100% di Sony Bmg alla Sony americana; il nuovo nome della major è Sony Music Entertainment. Ma c’è un dettaglio curioso e inatteso: se marchi come Jive, Rca, Epic e Columbia restano in mano a Sony, Bmg non esce del tutto dalla musica come sembrava in un primo momento. L’accordo prevende che la gran parte della sua quota di Sony Bmg venga pagata in denaro, mentre il resto sia sottoforma di catalogo di master discografici. In pratica Bmg mantiene un “piccolo” portafoglio di 200 artisti europei non meglio specificati. Di questi gestirà i diritti ma non pubblicherà nulla direttamente. L’etichetta sopravvive ma non farà uscire dischi; che saranno invece realizzati da Sony su licenza. Un buon modo per restare nel settore senza assumere troppi rischi: e chissà che la cosa non sia stata pensata anche per motivi di antitrust; dopotutto di recente era giunto il pronunciamento definitivo dell’Europa contro la fusione delle due label. Di fatto, il grosso dell’ex joint venture è ora targato Sony, ma il fatto che si riformi una “nuova” Bmg con un suo catalogo pur limitato sicuramente sarà di aiuto come prova contro una eccessiva concentrazione di quote di mercato in mano alla filiale americana della megacorporazione del Sol Levante.

Stupisce invece quello che accade in casa Emi, dove le notizie positive ai accavallano a cessioni e perdite di pezzi pregiati, lanciando così segnali contrastanti al mercato. Poco tempo fa Emi aveva finalmente pubblicato dati positivi: segno che la drastica “cura” applicata da Guy Hands e dalla nuova proprietà stava avendo finalmente effetto. E’ durata poco: il mese scorso i Rolling Stones hanno preso la loro decisione: non hanno preso la via di Live Nation come si vociferava settimane addietro ma quella di Universal. Non abbandonano le major, ma Emi perde uno dei pezzi più importanti a favore della major più potente, che si rafforza.
Il 10 giugno Roger Friedman di Fox News aveva descritto una situazione di caos nel gruppo Emi, in particolare in America dove mancavano diversi “uomini chiave” in posti un tempo importanti. Il giornalista azzardava anche la previsione di una prossima cessione della divisione discografica in toto, mentre Terra Firma avrebbe mantenuto il più interessante settore publishing.

E agosto - come qualcuno aveva anticipato mesi fa - si apre con l‘abbandono totale del mercato cinese e a quanto pare anche del Giappone, dopo aver già chiuso sedi secondarie come Singapore e Thailandia.

L’annuncio della cessione delle attività nella “Greater China”, ossia Repubblica Popolare Cinese, Hong Kong e Taiwan, alla Typhoon già socia di Emi nella regione è ufficiale; la società cinese guidata da Norman Cheng diventa inoltre licenziataria non esclusiva dei master Emi in formato digitale, mentre ottiene l’esclusiva per le licenze in cd. Emi ottiene in cambio un’opzione sul materiale Typhoon per i mercati internazionali. Per il Giappone mancano conferme (l’indiscrezione è targata Music 2.0), mentre dovrebbe restare in piedi solo la sede in India. Ma entrambe sembrano mosse “schizofreniche”: abbandonare un mercato nascente come quello cinese, in cui peraltro Emi era presente molto prima di altri sembra folle. Molto più assurdo - qualora si confermasse - il caso del Giappone: Emi Music Japan era stata rilevata al 100% dopo che per quasi 50 anni era stata una joint venture con Toshiba. Passino i tagli, ma perché disfarsi proprio di un tassello così importante (il mercato giapponese forse è secondo solo a quello americano) per di più neanche un anno dopo aver rafforzato la propria presenza in quest’area?

Alcuni siti hanno illustrato la vicenda mostrando una foto modificata del passaggio delle consegne tra Gran Bretagna e Cina a Hong Kong e paragonando il ritiro di Emi dai mercati asiatici al declino dell’Impero Britannico.

Warner ha pubblicato i risultati del terzo trimestre 2008: e se alcune voci sono più che positive - vedi la grande crescita del digitale - tutto il resto non è proprio il massimo. Tutte le percentuali sono in calo; persino il settore editoriale - che normalmente resiste e che in questo periodo sta avendo in generale buoni risultati grazie alle royalty dalle esecuzioni dal vivo e a quelle provenienti da Internet - sembra trascinato verso il basso. Il calo dei diritti di riproduzione meccanica, dovuto alla minore produzione e vendita di cd, si fa sentire e non è compensato dalle altre voci. Tra gli artisti più venduti figurano Madonna (che è ormai “emigrata” verso altri lidi e non poterà quindi nuovi album in dote), Luis Miguel e la buonanima di Frank Sinatra. Non proprio quel che si dice roba attualissima.

Ma di Warner si parla anche in merito alle esternazioni del boss Edgar Bronfman Jr.; il quale non pago di alcuni fiaschi del passato ha appena sfornato una perla di saggezza: i videogame pagano poco (!). Bronfman si riferisce soprattutto all’utilizzi di musica in giochi come Rock Band e Guitar Hero e - per la serie “sputa nel piatto dove mangi” - dichiara a Billboard: “Le somme pagate all’industria musicale, anche se quei giochi sono interamente basati sui contenuti da noi posseduti e controllati, sono sin troppo piccole“.
Visto che in molti di questi tempi si stanno tenendo in piedi più sul licensing di musica al mondo dei videogame che su altro, parlare male di questo settore appare un po’ come darsi la zappa sui piedi. L’ex boss di Universal, non nuovo ad affermazioni controverse, azzarda paragoni tra il lancio di MTV 25 anni fa, iTunes e videogiochi. Finendo per apparire più che altro come uno che nonostante la lunga militanza nel mondo delle major non ha ancora capito che cose del genere non sono paragonabili tra loro.

Insomma le manovre sono tante: ma l’unico elemento sicuro che aspetta le grandi etichette discografiche nell’ultimo scorcio del 2008… è l’incertezza.

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