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Musica: Lenz v. Universal, un punto per il “fair use”

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Scritto da Nicola Battista

Un punto a favore dell‘“uso corretto” e una (momentanea?) disfatta della major per un frammento musicale di Prince in un video su YouTube

Il caso Lenz v. Universal, apertosi nel 2007, vede una donna, Stephanie Lenz opporsi - con il supporto dell’Electronic Frontier Foundation - alla principale major della musica per una questione di “uso corretto” e per controbattere alle accuse di violazione del copyright lanciate della casa discografica.

Lenz aveva postato nel febbraio 2007 su YouTube un breve video della durata di 29 secondi con il figlioletto che balla al ritmo di un brano di Prince.

La divisione editoriale della major non aveva gradito la cosa, ritenendola una violazione dei propri diritti, ed aveva notificato il fatto a YouTube per rimuovere il filmato in base al Digital Millennium Copyright Act.

Il 24 luglio 2007 Lenz ed Eff avevano citato in giudizio Universal Music Publishing Group a difesa del “fair use” e della libertà di espressione: il frammento musicale - per di più di cattiva qualità e non riconoscibilissimo - non è l’oggetto principale del file (che era stato messo online dalla Lenz per mostrare le immagini del bimbo che balla ad amici e parenti) ma si sente sullo sfondo, catturato in maniera “casuale” durante la ripresa.

Eff sostiene che quindi non sussista una violazione del copyright né un danno per Universal (la documentazione in formato Pdf sul caso è reperibile nell’Archivio Documenti di Musicblob).

Il video, peraltro, è tuttora perfettamente visibile su YouTube, che inizialmente aveva dato seguito alla richiesta di rimozione di Universal.

Lo scorso aprile, Universal sembrava aver chiuso la partita, quando il giudice aveva respinto le argomentazioni della parte attrice; ma in seguito ad un nuovo ricorso, il 20 agosto 2008 il giudice Fogel ha dato ragione a Lenz ed ha stabilito un principio fondamentale: prima di agire e di notificare una eventuale violazione del DMCA, “il titolare dei diritti deve considerare se il materiale faccia un ‘uso corretto’ del copyright”.

Il giudice parla di “considerare in buona fede se un certo utilizzo sia uso corretto”; questo punto - come sottolinea Antony Bruno su Billboard - potrebbe preludere alla sconfitta di Lenz nel caso in oggetto, ma solo perché la parte attrice per vincere pienamente dovrebbe dimostrare che Universal abbia agito “in malafede” al momento dell’invio della notifica a YouTube.

Comunque vada a finire il caso Lenz, dalla decisione del 20 agosto il “fair use” esce rafforzato e d’ora in poi sarà più difficile per i titolari di diritti - o presunti tali - inviare velenosi messaggi a siti web magari senza troppo fondamento (come è spesso accaduto nel passato recente) con la certezza che dall’altra parte qualcuno, magari per paura o per ignoranza, rimuoverà comunque il materiale “indesiderato”.

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