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The Doors: conclusa battaglia legale sull’uso del nome

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Scritto da Nicola Battista

Due ex membri dei Doors hanno girato il mondo suonando e utilizzando il nome del gruppo originale, senza il consenso di tutti gli interessati. Quattro anni di vicende giudiziarie e una sconfitta definitiva per Raymond Manzarek e Robert Krieger: senza Jim Morrison, i Doors non possono esistere.

Si è chiusa una vicenda poco piacevole che ha visto protagonisti i membri sopravvissuti di uno dei gruppi storici del rock: i Doors.

Il caso si era aperto nel 2002 quando Robby Krieger e Raymond - più noto come Ray - Manzarek, rispettivamente chitarrista e tastierista della formazione originale, si erano presentati al mondo i “nuovi” Doors, senza il consenso del batterista John Densmore (in passato protagonista con gli altri due ex membri di alcuni episodi di “reunion”) né degli eredi di Morrison. Alla voce c’era Ian Astbury dei Cult e il nome utilizzato per l’occasione era “The Doors of the 21st Century”. Dopo una serie di concerti che racimolarono anche una discreta somma - alcuni milioni di dollari - in termini di incassi, Krieger e Manzarek si trovarono nel 2004 in tribunale contro gli altri aventi diritto al nome del gruppo originale; a detta di questi, anche nome e immagine del defunto Jim Morrison erano stati utilizzati a sproposito e senza alcuna autorizzazione. Anche la società che gestiva i concerti portava il nome “Doors Touring, Inc.”, quasi a indicare il crisma dell’ufficialità dei “Doors del ventunesimo secolo”.

Va ricordato che i Doors erano una partnership molto particolare, con regole piuttosto rigorose, in cui ognuno dei quattro membri originali possedeva un 25% e un diritto di veto sulle scelte del gruppo. Alla morte di Morrison subentrarono alla sua quota i genitori e la moglie Pamela Courson. Quest’ultima a sua volta “rilevata” dai propri genitori alla sua prematura scomparsa, nel 1974.

Chiusa una prima fase della causa - con condanna anche al pagamento delle spese da parte dei due Doors “abusivi” - e cambiato il nome del nuovo gruppo in “Riders on the Storm”, dal titolo di uno dei successi della formazione originale, si passò all’appello. Come riferisce Mi2N.com, il 13 agosto 2008 la Corte Suprema della California ha dato ragione a Densmore e agli eredi di Morrison e Courson: il giudice ha inibito a Manzarek e Krieger “l’uso del nome, dell’aspetto, della voce o dell’immagine di Jim Morrison per promuovere la band e i suoi concerti” ed ha ordinato ai due “di restituire tutti i proventi ai reali proprietari del nome The Doors”, ossia ai membri originali della partnership e ai successori di Morrison.

Senza Jim Morrison i Doors non possono esistere; così sosteneva John Densmore, ex batterista del gruppo che già in passato aveva posto il veto su altre questioni: per esempio aveva rifiutato cifre sostanziose per l’utilizzo pubblicitario di brani del gruppo. Per onorare la memoria e la volontà di Jim, che ai suoi tempi era stato contrario all’uso dei suoi brani negli spot, nonostante le offerte importanti pervenute al suo gruppo.

Tra chi aveva tentato di ammaliare Densmore c’era stata in tempi recenti persino Apple, che aveva in mente di usare in qualche modo nome e immagine dei Doors per la promozione di iPod e iTunes.

Nome, immagine, trademark in un’epoca di nuove tecnologie e quindi nuove possibilità di sfruttamento stanno diventando sempre più importanti: si pensi alla battaglia sostenuta in questo periodo dalla vedova di uno dei grandi del rock’n’roll delle origini i cui “publicity rights” sono ormai agli sgoccioli: Buddy Holly, scomparso in un incidente aereo nel 1959 e - salvo sorprese dell’ultimo momento - destinato a divenire icona di pubblico dominio l’anno prossimo.

Oggi, comunque, con il supporto della Corte Suprema, Densmore può davvero proclamarlo ad alta voce: non ci saranno mai più i Doors senza Jim Morrison.

Commenti   (Inserisci un commento)

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