Google, per Android è pronto un App Store
Una sfida nella sfida attende Google Android: quella del software applicativo. Si chiama Market e ispira chiaramente ad Apple AppStore ma non ne è il semplice clone. Ecco perché
Android Market: ecco la chiave, o meglio una delle tante che utilizzerà Google, per promuovere Android, la piattaforma software basata su Linux che a breve inizierà ad equipaggiare i dispositivi di Htc e T-Mobile, contrattempi permettendo.
Il concetto ricorda molto da vicino quello di iPhone AppStore che, pronto da luglio, ha debuttato con il melafonino dei miracoli - al secolo, l’iPhone 3G - totalizzando da subito cifre importanti, pur se con qualche critica a margine: dieci milioni di download nei tre giorni successivi al lancio, e quasi un migliaio di applicazioni già a catalogo.
Google è arrivata seconda su due? Beh, è innegabile. Ma è altrettanto innegabile che Big G crede fortemente nell’iniziativa, tanto che Eric Chu del team Android Mobile Platform spiega in un esauriente post: “I primi dispositivi basati su Android includeranno una versione beta di Android Market”, aggiungendo poi una distinzione solo all’apparenza sottile: “Usiamo il termine ‘market’ anziché ‘store‘ perché sentiamo che gli sviluppatori debbano avere un ambiente aperto e non limitato per rendere disponibili i propri contenuti”. Insomma, ispirazione sì nei confronti di Apple, ma à la Google.
“Market avrà un sistema di feedback e valutazione simile a quello di YouTube” continua Chu: gli sviluppatori potranno inserirvi i propri lavori registrandosi come venditori. Dopo il lancio iniziale, che dovrà fare i conti con una tempistica molto stretta, Google prevede nuove funzioni, tra cui un cruscotto che darà agli sviluppatori informazioni analitiche sui propri contenuti.
Android Market, tra l’altro, si troverà a fare fronte ad alcune problematiche che Apple App Store non presenta: ad esempio, tutti gli iPhone adottano hardware e software standardizzato, mentre per Android - proprio in virtù della sua natura aperta - chi produce dispositivi può commercializzare diverse varianti che supportino o meno tutte le caratteristiche di Android. Il che, fatalmente, impatta sul funzionamento delle applicazioni.
Ma, mai come stavolta, Google sembra decisa: è il modello-Apple quello da seguire in tema di software applicativo per dispositivi mobili, e non quello del software precaricato; agli utenti non resta che aspettare e provare con mano. E, per ora, dare credito a Big G.





Ancora nessun commento.