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EMI/Warner: ulteriori sconvolgimenti in Asia

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Scritto da Nicola Battista

Continuano tagli e ristrutturazioni in casa EMI, con una sorpresa: la major britannica abbandona il sud-est asiatico e lascia (quasi) tutto in mano a Warner. Con qualche incognita

Continua il “declino dell’Impero Britannico” in campo musicale: solo qualche settimana fa avevamo riferito della sorte delle attività di EMI in paesi come Cina e Giappone; ora si aggiungono il sud-est asiatico e la Corea, per di più con una mossa inattesa.

Aspettarsi un abbandono di questi mercati e il passaggio a un sistema di licenze o ad accordi con qualche operatore locale era effettivamente logico, vista l’esperienza cinese. Ma la versa sorpresa è il coinvolgimento di un’altra major, Warner, a cui viene in pratica ceduta l’attività per queste aree. Warner, però, rileva più che altro le licenze degli artisti internazionali del gruppo EMI, dai Beatles in giù.

A lanciare la notizia è il sempre informatissimo Billboard: il grosso del personale interessato - circa 150 persone - perde il posto; alcuni posti di lavoro verrano recuperati, ma si tratta di una riduzione all’osso: un paio a Hong Kong, cinque o sei in Malaysia. Oltre ai suddetti territori, gli altri paesi interessati dall’operazione sono Indonesia, Corea, Thailandia e Singapore, e sul catalogo di artisti locali indonesiani (da ricordare che l’Indonesia era uno dei più importanti mercati del disco d’oriente) si vocifera addirittura di completa cessione a una società il cui nome resta per il momento riservato. In alcune di queste regioni in realtà c’era già stata una chiusura di uffici locali e il passaggio in mano ad EMI Asia. Per altre se ne vociferava ormai da quasi un anno.

Altri dettagli interessanti: EMI manterrà solo il controllo degli accordi con partner globali - viene citato l’esempio di YouTube - che interessano anche questa regione; tutto il resto, anche la distribuzione digitale, passa in mano a Warner. E soprattutto colpisce il finale dell’articolo che riporta dichiarazioni di un anonimo manager della EMI locale: “Gli artisti internazionali e il management sono confusi. L’altro punto chiave è il modo in cui Warner stabilirà le priorità su cosa promuovere”; in pratica, chi parla sembra piuttosto preoccupato della possibilità che Warner possa dare più importanza ai propri prodotti, facendo passare in secondo piano il materiale su licenza.

 

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