Prova giochi: Spore
Da una cellula alla conquista dello spazio. Dal genio di Will Wright, un gioco ambizioso e vasto come pochi altri
Se potessimo individuare il carico di aspettative più pesante degli ultimi anni, sarebbe sicuramente sulle spalle di “Spore”, ultima creatura di Will Wright, genio indiscusso del mondo videoludico.
Strutturato in 5 fasi evolutive, questo ambizioso gioco permette di creare, evolvere e guidare un essere vivente durante le ere successive, dal suo sguazzare nel brodo primordiale fino alla conquista dello spazio.
Tutto comincia con un semplice ed elementare organismo monocellulare immerso in un variopinto ambiente 2D stile Pac-man. Questa sezione (fase “Cellula“) è divertente e stimolante: è tutto un cacciare o essere cacciati. Intanto si assemblano le parti anatomiche rese via via disponibili dal gioco, con lo scopo di potenziare e rendere più competitivo l’esserino.
Il passaggio alla fase “Creatura” coincide con la conquista della terraferma. Ed ecco che subentra una tipica interfaccia Sims in cui la fase di evoluzione fisica del nostro essere, ormai senziente, si fa più interessante e varia: ora c’è tutto un vasto campionario di bocche, corna, gambe, braccia, piedi e mani, da trovare o conquistare.
Il terzo step (fase “Tribù“) è conseguente ad un ulteriore aumento della massa cerebrale (che a ogni livello si espande un po’) e consente al nostro essere di creare clan sempre più complessi ed equipaggiati: all’anatomia si sostituiscono armi, armature e strumenti musicali. Fin qui tutto bene. Ma proprio nel momento migliore, inaspettatamente, comincia la parte meno interessante del gioco. Nonostante l’arrivo di strutture sociali più complesse, la profondità non è quella che ci si aspettava. E la cosa peggiora ulteriormente nel penultimo livello evoluzionistico: quando si passa alla fase “Civiltà“, la delusione è ancora maggiore e tutto si conclude in una sconcertante oretta di gioco.
Eppure, come dicevamo, il vecchio Will non è un tipo qualunque e un minimo di fiducia bisogna accordargliela. Basta infatti pazientare soltanto un po’ ed ecco che, inaspettatamente, “Spore” rinasce dalle proprie ceneri, proprio quando comincia l’ultima fase, quella spaziale. La costruzione della prima astronave trasforma letteralmente il gioco in un “Grand Theft Auto” in chiave planetaria. Tutto diventa vasto, interessante e complesso. Il senso di libertà è adesso assoluto e inebriante: “Spore” è finalmente il gioco che ci aspettavamo.
Con qualche alto e basso, certo, ma è finalmente una creatura degna del grande Will Wright.
Voto: 8





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