Htc Dream G1: chiamatelo Google-phone
Presentato a New York il primo telefonino basato su Android, il sistema operativo aperto di Google. In America arriverà il prossimo mese (grazie alla distribuzione T-Mobile) a un costo di 179 dollari, da noi solo nel 2009
Chiamatelo Htc Dream, G1, GPhone o Google-Phone. La sostanza non cambia: Google ha finalmente il suo telefonino, o meglio il primo telefono basato sulla sua personalissima piattaforma: Android. Un annuncio molto atteso da Big G (tanto da far scomodare i suoi due patron, Sergey Brin e Larry Page), che ha voluto condividere il momento del varo con gli altri due “padri” del dispositivo: Htc, che ci ha messo l’hardware, e T-Mobile, l’operatore che farà debuttare il device negli Stati Uniti a partire dal prossimo 24 ottobre (in Italia dovremo attendere il primo trimestre del prossimo anno). Ma al brindisi sono stati idealmente invitati anche tutti gli sviluppatori che hanno approfittato (e approfitteranno) della presenza della piattaforma aperta creata dal colosso americano per sviluppare tutte le applicazioni ad hoc che gireranno sul nuovo G1. Un versante che - come è stato sottolineato in fase di presentazione - potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti del telefono sul mercato.
Ma vediamo nel dettaglio come si presenta il primo cellulare targato Google. Esteticamente siamo di fronte a uno “slider traverso”, uno di quei dispositivi che nasconde una tastiera Qwerty sul lato lungo del telefono (avete presente il Samsung F700 o l’Htc S730?). Pezzo forte della dotazione è naturalmente il grande display touch-screen, ma tutto il corredo tecnico del telefono può definirsi di rango: sugli scudi la connettività Hsdpa, il supporto Wi-Fi, la fotocamera da 3 megapixel e il sistema di localizzazione satellitare A-Gps. Ciò che però fa davvero lievitare le quotazioni del G1 è l’integrazione nativa con tutti i servizi di Google. Da Google Maps, che può essere utilizzato anche in modalità StreetLive per visualizzare il panorama a livello stradale, a GMail (qui offerto in modalità push), il G1 è concepito per portare in mobilità tutte le applicazioni e i servizi della grande G. La natura aperta del telefono, come detto, fa il resto, porgendo il fianco all’innesto di tutta una serie di applicazioni su misura che Google riceverà in dote dalla comunità degli sviluppatori. È il caso del supporto ad Exchange, per esempio, una feature che non è attualmente prevista ma che - a detta dei responsabili - sarà sicuramente oggetto delle prossime creazioni della community che lavora su Android.
È ancora presto per pronunciarsi sulle qualità funzionali del G1. Tuttavia, a giudicare dalle prime immagini si può sicuramente dire che - nonostante i proclami dei mesi passati - anche il G1 ha seguito le orme del telefono del momento: l’iPhone. Basta dare un’occhiata all’interfaccia utente per capire che un germe del Melafonino è arrivato anche fin qui. Si fa tutto o quasi con le dita: si naviga fra i menu e i sottomenu (interessante l’opzione “long press” per le selezioni in profondità), si scorrono le rubriche e gli elenchi, si spostano le icone sul desktop, ci si muove sul browser ampliando o riducendo il dettaglio delle pagine.
Il risultato è probabilmente meno “cool” di quello offerto dal telefono di Cupertino, ma il G1 ha dalla sua un vantaggio non da poco, il prezzo. Agli utenti americani basteranno infatti 179 dollari per portarsi a casa il nuovo Google-phone secondo l’offerta messa a punto da T-Mobile. Unica nota stonata la vendita in bundle con la Sim bloccata dell’operatore americano, che ha previsto un contratto obbligatorio di due anni; quasi un controsenso per un telefono che fa dell’apertura il suo cavallo di battaglia.





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