Causa Emi contro MP3Tunes: Robertson è salvo
“Giù le mani dall’amministratore delegato” è il messaggio della Corte Distrettuale di New York alla multinazionale del disco, nella causa in corso al servizio di musica online dell’imprenditore Michael Robertson
Rieccolo: Michael Robertson che gioca a fare David con Golia e ogni tanto riesce a spuntarla.
L’uomo che tra le altre cose ha fondato Mp3.com e Lindows/Linspire e tra gli altri nomi è giunto ai ferri corti con major della musica e del software come Universal e Microsoft, vince un primo round nella battaglia legale con EMI.
In pratica, nel novembre 2007 Robertson si era visto citato in giudizio dalla major britannica del disco per presunte violazioni di copyright operate dal suo Mp3Tunes.com nei confronti del repertorio della grande casa discografica.
EMI chiedeva di rimuovere una serie di brani da Sideload.com; il problema fondamentale è che alla major non sembrano aver capito (o qualcuno ha deciso di non voler capire) che il Sideload di Mp3Tunes non è uguale al Beam-It di Mp3.com (un’applicazione molto bella ed utile che costò purtroppo a Robertson la più celebre delle sue creature, finita in mano a Universal dopo una storica e pesantissima condanna, non esente da imprecisioni).
La differenza? Beam-It in realtà consentiva l’accesso online a un server sul quale erano immagazzinati moltissimi cd commercialmente disponibili. Certo, l’accesso e lo streaming erano consentiti solo ai legittimi possessori di copie originali, ma questa è un’altra storia. Mp3.com era “reo” di aver comunque copiato cd su un server centralizzato. In Sideload tutto questo non c’è: ogni utente carica i propri brani preferiti e solo per se stesso nel proprio “locker”. A livello centrale non c’è alcun archivio a cui attingere. Inoltre si possono aggiungere i brani comprati legalmente nel negozio di Robertson, oppure quelli scaricati normalmente gratis da siti legali promozionali sparsi per la rete e segnalati in appositi link sempre su Sideload.com. Eppure EMI non aveva esitato a citare in giudizio non solo la società - e fin qui ci potremmo stare - ma anche il suo Ceo come individuo, minacciando in pratica di rifarsi sui suoi beni personali.
Il giudice distrettuale William Pauley ha fatto cadere questa parte della causa: il procedimento andrà avanti a New York ma solo contro Mp3Tunes, società a responsabilità limitata. Non anche contro il suo proprietario e fondatore, che dice “la causa contro MP3tunes stabilirà se è possibile per i consumatori immagazzinare la propria musica in servizi commerciali online per accedervi ovunque, esattamente nello stesso modo in cui si salvano documenti, foto e altri dati personali nei cloud services.”
EMI è una delle major più in difficoltà e non è un caso se il suo ufficio legale di questi tempi appaia più attivo degli uffici A&R che si occupano della musica vera e propria, come notava per esempio un paio di mesi addietro Michael Arrington su TechCrunch.
“E’ una vittoria significativa” - continua Robertson - perché EMI aveva cercato di portarmi via la macchina, la casa e i conti in banca solo perché sono l’amminsitratore delegato di un servizio Internet affidabile, utilizzato dalla gente per ascoltare la propria collezione di musica ovunque ci si trovi, anche sui nuovi modelli di telefono cellulare”. E va avanti evidenziando come questo tipo di “attacco personale” si stia diffondendo nei casi che riguardano copyright e nuove tecnologie: “Questa tattica intimidatoria è penetrata in casi che riguardano Limewire, Multiply, isoHunt, Usenet.com ed altri. Davanti alla possibilità di perdere le proprie case e vedere le proprie vite distrutte, i CEO spesso cedono alle pressioni e accettano di scendere a patti”.
Ma dal giudice newyorkese la strategia adottata da EMI è stata ritenuta senza fondamento e la stessa fine rischia di fare tutta la causa.
Non siamo più nel clima isterico della fine degli anni ‘90, MP3Tunes non è Mp3.com e la multinazionale a dirla tutta non è in forma smagliante. Solo ieri si è appreso che EMI continua a essere ultima tra le major ed ha perso un altro mezzo punto di mercato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’etichetta finirà a pagare le spese o cedere pacchetti di azioni - o peggio - fallirà prima? Difficile dirlo.
Comunque vada, Robertson può stare tranquillo su una cosa: nessuno più gli svuoterà il conto in banca da privato, né gli porterà via il suo adorato minivan…
(Collaborazione alla stesura di Nicola D’Agostino)





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