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Apple: dopotutto, iTunes non chiuderà

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Scritto da Nicola Battista

Apple iTunes Logo

Come era prevedibile, accordo in extremis per non scontentare nessuno. Gli editori musicali cantano vittoria, ma l’aumento incassato dal Copyright Royalty Board è magro: Apple è il vincitore - morale e non solo - della partita della musica online

In Italia è quasi mezzanotte e la giornata “campale” del 2 ottobre si appresta a terminare. Campale perché, a dar retta alle “minacce” di qualcuno, Apple iTunes - maggior servizio per i download digitali di musica - avrebbe potuto annunciare di “gettare la spugna” qualora non ci fosse stato un certo accordo sulle royalty con gli editori musicali.

L’accordo invece c’è, arriva in extremis e viene annunciato subito dalla NMPA, l’organizzazione degli editori USA che era una delle “parti in causa”. Il Copyright Royalty Board ha deciso: l’aumento ci sarà. Ma contenutissimo.

Gongolano gli editori: David Israelite, agguerrito Presidente/Ceo di NMPA, afferma che la decisione è “uno sviluppo positivo per tutti gli autori ed editori di musica”.
Il comunicato riferische che la decisione riguarda “download permanenti (come iTunes) e suonerie. Autori ed editori verranno pagati 9,1 centesimi per i download digitali” (la cifra precedente era 8,5: Apple/DiMa chiedevano 4,8; NMPA addirittura 15).


Il CRB ha anche stabilito che l’importo per i prodotti fisici resterà 9,1 centesimi” e per quanto riguarda le suonerie - generalmente prezzate molto più dei normali download per alchimie di mercato ancora inspiegabili - “i giudici del CRB hanno per la prima volta fissato un importo di 24 centesimi per ogni suonera soggetta alla Sezione 155 della licenza di riproduzione meccanica”.

Tutti contenti, insomma. Non troppo male neanche per le label, il cui prodotto fisico continua a declinare repentinamente in fatto di vendite. Quegli 0,6 centesimi di dollaro impatteranno ben poco, cadendo in parte sui vari iTunes, eMusic, Amazon e via dicendo e in parte sui discografici. Essenzialmente, si cambia tutto per non cambiare nulla.


Chi vince per davvero è Cupertino: che conferma che con l‘85% del mercato si può decisamente dire la propria, e che gli editori musicali stavano “sparando” alto solo per compensare la proposta verso il basso dei titolari dei servizi di distribuzione digitale.

Inoltre, si è persa l’occasione di passare a un modello di percentuali invece della “penny rate” ossia del minimo fisso di tot centesimi a brano, tanto caro a Israelite e ai suoi. Se ne riparlerà tra cinque anni, per chi sarà ancora sul mercato.

Dopotutto, come era prevedibile, per mp3 e dintorni il 2 ottobre 2008 è stato fortunatamente solo un giorno come un altro.

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