Google, Android diventa open source
Mentre in Usa è possibile acquistare già da oggi T-Mobile G1, alias il Googlefonino, Android - la piattaforma software made in Google - apre al mondo i propri segreti. Ovvero il proprio codice: la via giusta contro iPhone?
Gli amanti della cabala non possono che esultare: a un anno esatto dal lancio di Android, in concomitanza con l’inizio delle vendite oltreoceano (e qualche giorno prima del lancio europeo) del suo primo frutto, lo smartphone T-Mobile G1, Open Handset Alliance ne rende pubblico il codice sorgente. In sintesi, il Googlefonino è open source.
“Oggi è un grande giorno per Android, Open Handset Alliance e la comunità open source - scrive Dave Bort, software engineer di Google, nel blog di OHA - Tutto il lavoro riversato nella piattaforma mobile è ora ufficialmente disponibile, in maniera gratuira, come Android Open Source Project“.
Quella di Google & C. - perché è Big G, di fatto, il cuore pulsante di Open Handset Alliance - non è certo una decisione inaspettata: la roadmap per gli sviluppatori Android prevedeva il rilascio del codice nell’ultimo trimestre del 2008. Codice per il quale, da tempo, è disponibile il Software Development Kit: la release attuale 0.9 non supporta ancora lo stack Bluetooth e la messaggistica istantanea via Gtalk. L’unica differenza, da questo punto di vista, è che ora sarà possibile distribuire anche i sorgenti e non solo i binari ottenuti.
Il package dei sorgenti di Android è consistente: 2,1 Gigabyte (e ne servono più di 6 per compilare l’ambiente). Come molti progetti open source, trova in Linux un partner consolidato - nello specifico, la distribuzione di riferimento è Ubuntu, che va completata con il software di controllo versione Git. Gli utenti Mac OS X - non a caso, un progetto imparentato con Unix al pari di Linux - non sono tagliati fuori, pur con gli opportuni accorgimenti, primo di tutti l’installazione dei MacPorts: la pagina dei download di Android risulta molto chiara in questo senso.
Nel post di Dave Bort sono menzionate alcune direzioni che potrebbe intraprendere in futuro Android: si va dallo sviluppo di librerie per il riconoscimento vocale, alle virtual machine, a una soluzione di tipo embedded per Linux. Per ora sono ipotesi, che forse stanno trovando sbocco sul terminale di qualche programmatore. Di concreto resta una struttura ben definita per chi porta avanti il progetto Android - c’è un Lead Team che dovrebbe evitare eventuali fork - e alcune applicazioni già pronte, o in procinto di esserlo, per Android: Gmail, MySpace (integrato con Shazam), e Twitter, per l’occasione chiamato Twitroid.
Oltre, ovviamente, a ciò che prevede la roadmap per i prossimi mesi: vale a dire, la localizzazione della piattaforma. Android parlerà tedesco già da quest’anno, e nel primo trimestre del 2009 imparerà l’italiano, il francese, lo spagnolo e l’olandese, oltre al cinese. Verrà poi il turno del supporto alle soft keyboard: il tutto, ovviamente, con il contributo fattivo della comunità di sviluppo e la benedizione di Google.





1 Vedutbasiadit
il 20/03/2012 alle 08:30
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