Nei netbook androidi i chip di Freescale?
La casa californiana rilancia sul fronte dei componenti per i mini pc portatili. Dopo Linux (Ubuntu e Xandros) anche la piattaforma open source di Google rientra nei piani di sviluppo per lanciare la sfida a Intel
Che Freescale Semiconductor sia ben intenta a dire la propria nel campo dei mini pc lo avevamo assodato (e scritto) a inizio gennaio, in occasione del Ces 2009 di Las Vegas. Ora la società californiana nata come spin off di Motorola pare sia dell’idea di andare oltre la produzione di componenti (compreso un modulo per la connettività wireless 3G) per netbook e sviluppare chipset per terminali basati su Android.
I vertici di Freescale, stando a quanto riportano alcune autorevoli testate americane, sono convinti che i computer in miniatura venduti quest’anno saranno non meno di 30 milioni (circa il doppio del 2008) e quindi le opportunità di “new business” sono enormi sebbene in corsa vi siano altri giganti dei semiconduttori come Qualcomm e Texas Instruments (oltre naturalmente a Intel).
Quella di supportare la piattaforma open source di Google è quindi una mossa per completare una strategia di prodotto che al momento è focalizzata su sistemi operativi alternativi a Windows - Linux Ubuntu e Xandros - e sulla tecnologia Arm. Freescale pensa in poche parole di ritagliarsi un mercato parallelo a quello servito dai processori Atom e puntare – questa almeno l’intenzione – a coprire circa la metà della domanda mondiale di chip per netbook.
Il primo pc bonsai basato sui nuovi processori della società dovrebbe debuttare in estate e negli intenti di Freescale sarà solo il primo di una lunga lista di mini computer portatili che avranno un costo finale (per le versioni basic) intorno ai 100 dollari.





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