Meno cellulari, più supermercati: così cambia il pianeta mobile
A fronte di un vistoso calo dei nuovi modelli cresce il numero dei negozi virtuali che – come l’AppStore – permettono di acquistare contenuti direttamente da telefonino. E arrivano anche i primi store non ufficiali, come Cydia
C’era una volta il favoloso mondo della telefonia mobile. Tutti, ma proprio tutti, potevano avere il loro personalissimo cellulare a catalogo, anche quelli che fino al giorno prima producevano tostapane. Poi il cellulare divene più grande, più evoluto, più tecnologico, cambiò addirittura nome, diventando smartphone. Era finito il tempo delle saponette dual-band. Si poteva dare di più: nuovi form factor, Internet veloce, fotocamere, lettori mp3, display ad alta risoluzione. E per i produttori iniziò una durissima salita che portò a una drastica selezione del gruppo: rimasero solo quelli con le gambe più robuste.
E poi arrivò lui, un concorrente che decise di cambiare per sempre le regole del gioco: il cellulare, pardon lo smartphone, era pronto per distribuire applicazioni: giochi, social network, musica, news e contenuti di ogni tipo da scaricare (gratis o a pagamento) all’interno di un vero e proprio supermercato del software: AppStore.
A guardarla oggi possiamo dire che fu l’ennesima intuizione vincente di Steve Jobs; una genialata capace di generare 500 milioni di download in soli sei mesi. Il segreto di questo successo? Un telefonino super-cool come l’iPhone, certo, ma anche un modello di business che accontenta un po’ tutti: gli sviluppatori (a loro va il 70% degli introiti di ogni applicazione acquistata), gli operatori (per scaricare occorre avere una connessione a banda larga), e ovviamente la stessa Apple, che oltre al 30% sul costo delle applicazioni incamera anche i proventi della tassa per l’utilizzo del kit di sviluppo per iPhone. Solo nel 2008, a Cupertino sono arrivati da AppStore quasi 150 milioni di dollari, fa notare il Wall Street Journal, e nel 2009 già si parla di almeno 800 milioni di revenue.
Con cifre del genere, era quasi scontato che l’esempio fosse seguito da tutti i principali costruttori di piattaforme mobili, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale in cui l’obiettivo è ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Così, nelle ultime settimane è stato tutto un fiorire di annunci in carta carbone: dall’App Catalog di Palm all’Android Market, dal BlackBerry App World di Rim all’Ovi Store di Nokia fino al freschissimo Windows Marketplace for Mobile.
Come se non bastasse, ecco arrivare anche i primi negozi non autorizzati. Il caso di Cydia Store, primo vero concorrente di AppStore sviluppato in modo non ufficiale in seno all’iPhone, potrebbe fare scuola. Insomma ci attende un futuro in cui ci saranno sempre meno cellulari (ma più potenti) e più supermarket del contenuto? E’ possibile. Di certo, per gli utenti sarà più facile trovare applicazioni per arricchire i propri device, mentre per gli sviluppatori è il momento di provare a diventare ricchi. Qualcuno ci sta riuscendo davvero, e senza nemmeno impiegarci troppo.





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