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I netbook “Intel inside”: un’attrazione fatale?

atom best buy intel netbook windows 7

Scritto da Gianni Rusconi

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In attesa delle novità portatili con a bordo Windows 7, negli shopping center la corsa all’acquisto dei mini pc basati su processori Atom non si ferma. Il fenomeno è radicato ma presenta alcuni rischi. Anche per i consumatori…

Lo spunto arriva da un articolo pubblicato su news.com, una delle più autorevoli testate on line che parlano di hi-tech negli Stati Uniti. Articolo in cui chi scrive racconta di un venerdi sera passato all’interno di un centro commerciale della catena Best Buy in California, l’equivalente di quello che potrebbe essere un Media World o un Expert in Italia. L’oggetto dello scritto riguarda l’area di vendita dei pc portatili e la testimonianza del giornalista di Cnet racconta di una vera e propria mini folla di persone accalcata davanti ai banchetti di vendita dei netbook. Dei 50 e passa modelli di notebook – di tutte le marche e per tutte le tasche – a nessuno importava, l’attenzione di tutti era tutta per le 10 diverse proposte di mini pc a scaffale.

Osservazione che permette di fare il seguente assunto: se fino all’anno scorso erano praticamente solo gli Eee Pc a fare capolino (e in numero assai limitato) negli shopping center dell’elettronica di consumo, oggi di netbook in esposizione ce ne sono quasi fin troppi e al fianco di Asus sono in bella mostra sempre o quasi quelli di Acer, Dell, Samsung, Hp e Toshiba. Che i mini pc siano popolari fra gli utenti, non solo negli Usa ma anche in Italia, è un dato di fatto. Perché lo siano è altrettanto chiaro, e il fattore prezzo è naturalmente il primo motivo di attrazione per i consumatori unitamente a quello delle dimensioni compatte, dell’estrema portatibilità e praticità d’uso e del fatto di essere (in sempre più casi) anche un oggetto alla moda e bello da vedere.

Il punto è che questa attrazione non si riveli fatale, soprattutto per chi – leggi Intel – ha contribuito più di tutti a creare il fenomeno netbook con i suoi processori Atom. Un fenomeno divenuto tale perché concreta espressione del concetto “low cost” e rafforzatosi in un momento di crisi dei consumo sfruttando la corsa al ribasso dei listini. Da qualche mese Intel sta diffondendo il messaggio secondo cui il ruolo di pc mobile “best seller” dell’immediato futuro se lo aggiudicheranno i cosiddetti ultraportatili “low cost” basati su processori Culv (Consumer ultra-low-voltage). Macchine che si comprano, oggi, con poco più di 500 euro nelle loro configurazioni base e che devono ancora dimostrare di poter concretamente interrompere la corsa in avanti dei netbook. Dando maggiori garanzie di introiti all’industria dei computer.

Se per Intel, i produttori di pc e la stessa Microsoft il problema è quello di far quadrare il cerchio fra grandi volumi di vendita e margini di profitto, per gli utenti il rischio di attrazione fatale è solo uno, ma non da poco: aver speso prima dell’estate 300-350 euro per un netbook da 10 pollici e scoprire fra qualche mese che con gli stessi soldi avrebbero potuto portarsi a casa un notebook da 12 o 13 pollici con Windows 7 a bordo.

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