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Il notebook di Microsoft: solo una “boutade”?

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Scritto da Gianni Rusconi

Due settimane fa, alla Pdc Conference 2009, il capo di Windows Steven Sinofsky ha presentato il “suo” pc ultraportatile ideale, sviluppato in toto in quel di Redmond. Con schermo da 11,6 pollici touch. Avrà un futuro?

Steven Sinofsky è il numero uno della divisione Windows di Microsoft e ogni sua pubblica dichiarazione ha un certo peso nell’economia dell’industria dei personal computer. Figuriamoci se, come è avvenuto poco più di due settimane fa all’ultima Pdc Conference, il soggetto in questione si presenta sul palco davanti a migliaia di sviluppatori e presenta un notebook concepito in tutto e per tutto (con il supporto di Acer) in quel di Redmond. Un portatile targato Microsoft, quindi, nel senso che non solo la componente software (sistema operativo) e Internet (browser e servizi on line) ma anche quella degli accessori hardware a corredo sono il frutto delle pensate degli ingegneri di Microsoft.

Di questo prodotto se n’è parlato poco, pochissimo o niente del tutto in Italia, ma nell’ambito di quelli che sono i progetti dedicati ai nuovi computer mobili del futuro la proposta di Sinofsky non può non essere considerata. A prescindere dalle reali intenzioni di Microsoft in questa direzione. Ma di che tipo di notebook stiamo parlando? Presto detto. La nuova “creatura” è un ultraportatile con a bordo Windows 7 e con schermo touch da 11,6 pollici che può essere convertito in tablet e che presenta qualche differenza con i prodotti attualmente sul mercato.

L’idea di Sinofsky sarebbe infatti quella di sacrificare il supporto della tecnologia Bluetooth per privilegiare la presenza di un ricevitore Gps, che si affiancherebbe alle altre soluzioni di connettività integrate, e cioè Wi-fi, Wan ed Ethernet (il chipset 3G potrebbe essere un opzione). Al di là delle capacità funzionali, parte delle quali sicuramente Web oriented, che un notebook studiato a tavolino da Microsoft potrebbe offrire agli utenti rimane aperta una domanda: come reagirebbero i produttori di pc nel dover “sottostare” a specifiche tecniche partorite da qualcun altro?

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