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Pentax K-7 in prova: buon sangue non mente

fotocamere fotografia pentax reflex

Scritto da Roberto Catania

Pentax-K-7-1

Non sono solo il corpo macchina ultra-compatto e le funzionalità video a decretare l’upgrade dalle storiche K10D e K20D. Ecco cosa si nasconde dietro l’attuale ammiraglia Pentax

Nonostante abbia scoperto i “piaceri” del digitale con un pelo di ritardo rispetto alla concorrenza, Pentax ha dimostrato – prima con la K10D e poi con la K20D – di poter dire la sua nell’arena delle reflex, soprattutto laddove si tratta di coniugare qualità e prezzo.

L’exploit dei modelli dotati di funzionalità video ha obbligato però la casa giapponese a dotarsi di una Dslr che fosse al passo coi tempi; ne è uscita questa Pentax K7-D, una reflex che – video a parte – raccoglie tutta una serie di migliorie (sia dentro che fuori) che la consacrano come nuova ammiraglia della casa.

Esterno: una dieta riuscita

Con una drastica cura dimagrante, Pentax ha ridotto all’osso dimensioni e peso. Così, la K-7 si presenta con una silhouette di 131 x 97 x 73 millimetri (per poco più di 750 grammi di peso), davanti alla quale anche la K20 (142 x 101 x 70 millimetri per 804 grammi) sembra pachidermica. Il tutto senza perdere in solidità (il corpo macchina in lega di magnesio è di quelli che infonde sicurezza alla prima impugnatura) e senza fare troppi “sacrifici” in termini di ergonomia generale: scompaiono il comando per lo stabilizzatore e la chiavetta per l’apertura del vano che ospita la scheda di memoria (sostituita da un più leggero sportellino a scorrimento) ma in compenso si guadagna un comodo tasto per l’accesso diretto alle regolazioni Iso, uno per il Live View, uno per il bilanciamento del bianco e uno per i “modi” immagine.

A proposito di Live View, va sottolineato l’upgrade del display che, con una diagonale da 3 pollici e una risoluzione da 920.000 pixel, rende decisamente più godereccia la visualizzazione in diretta delle riprese (cosa che alla K20 non riusciva benissimo).

Dotazione: arrivano i video ma non solo

Come detto in apertura, la nuova Pentax K-7 è la prima reflex della casa giapponese dotata di funzionalità video. Nello specifico, la nuova portacolori Pentax permette di girare video in alta definizione (720 x 1080 HD) e rivederli direttamente su un televisore dotato di uscita Hdmi. Non ci aspettavamo miracoli dal modesto microfono mono (che in effetti non sono arrivati), ma attraverso il jack da 3,5 millimetri è possibile innestare microfoni stereo di migliore qualità.



Non ci sono novità per ciò che riguarda il sensore che è lo stesso Cmos da 14,6 megapixel di derivazione Samsung già visto sulla K20-D. Tutto intorno, però, il salto con il passato è evidente: c’è un nuovo processore di immagine (decisivo in ottica video), un mirino ottico che ora copre il 100% dell’inquadratura, e un otturatore che consente raffiche da 5,2 fotogrammi al secondo. Completamente rivisto anche il sensore esposimetrico che lavora su 77 settori (contro i 16 della K20).

Qui un’interessante comparazione effettuata da Dpreview fra la dotazione della K-7 e quella della K20D.

Impressioni

Alla consueta semplicità d’uso degli “attrezzi” Pentax, la K-7 aggiunge anche un corposo set di impostazioni manuali che saranno certamente apprezzate da tutti i fotografi che amano controllare la scena in ogni minimo dettaglio (anche se a volte c’è davvero il rischio di perdersi fra i menu di configurazione). È possibile intervenire sulle ombre e sulle luci troppo alte, sull’aberrazione cromatica e sulla distorsione (eventualmente anche in “post- produzione”, qualora si scatti in Raw) e  si possono persino raddrizzare gli orizzonti grazie alla livella elettronica incorporata.


(1/100, F 5.0, Iso 100)


(1/8, F 5.6, Iso 400)


(1/30 F4,5, Iso 400)


(1/20, F 4.5, Iso 400)


(1/8, F 4.0, Iso 800)

In aggiunta ai classici filtri digitali, inoltre, la Pentax K-7 include anche un elaboratore Hdr (High Dinamic Range) che permette di fondere tre scatti consecutivi in modo da migliorarne la gamma dinamica, anche se – va detto – il risultato non può esser certo paragonato a quello ottenuto smanettando di fino con i programmi di editing fotografico.

Si conferma di buon livello la resa gli alti Iso, uno dei punti forti della K20; l’effetto grana è tutto sommato modesto fino agli 800 Iso, ma operando in condizioni di luce accettabili si può scendere anche più in basso (3200 Iso) senza troppi patemi d’animo.


(0,6 s, F4,5, Iso 200)


(1/13, F4.0, Iso 1600)


(1/20 F4.0, Iso 3200)

Piuttosto evidenti i miglioramenti apportati dal sistema automatico per il bilanciamento del bianco, specie quando si tratta di scattare in ambienti chiusi. Da vedere, a questo proposito, la comparazione effettuata da Imaging Resource fra K-7 e K20D in una scena con illuminazione al tungsteno.

E i video? Come la maggior parte delle reflex, anche la Pentax non è certo impeccabile (ci vorrebbe un sistema di Af live durante le riprese), ma il risultato finale appare meno incerto di molte concorrenti. Anche qui, vi rimandiamo ad alcuni clip di prova effettuati da Imaging Resource.

Prezzo

1300 euro (corpo macchina più obiettivo WR 18-55 mm) non sono pochi, ma anche in questo la K-7 fa capire di volersi posizionare un gradino sopra le sue antenate. Anche perché le alternative più a buon mercato (K200D e K-m) non mancano.

 

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