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Google Chromebooks è arrivato, ma siamo davvero pronti a salire sulle nuvole?

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Scritto da Roberto Catania

Annunciati i primi notebook motorizzati Chrome OS. Ma gli utenti sono realmente maturi per entrare nel mondo cloud?

Lascereste i vostri dati sensibili in un server situato a diecimila chilometri di distanza? Se la risposta è affermativa allora siete fra coloro che non temono la rivoluzione del cloud computing, quella che – a detta di Google (ma non solo) – rivoluzionerà il nostro modo di utilizzare il PC ( e le sue risorse).

Se non capite di cosa stiamo parlando date un’occhiata ai nuovi Chromebook, ovvero ai primi notebook Acer e Samsung equipaggiati con Chrome OS in commercio (anche in Italia) dal prossimo 15 giugno.

Portatili che da fuori sembrano dei normalissimi laptop e che invece nascondono l’ultima versione del sistema operativo Web-based di Google. Capaci di accendersi in meno di 8 secondi (in fondo non c’è molto da caricare) e soprattutto di bypassare tutte gli aggiornamenti, anche quelli relativi agli anti-virus e ai software per la sicurezza. Nothing but the web (“nulla al di fuori del web”) è lo slogan scelto da Google per promuovere una filosofia, più che un sistema operativo, nella quale il Web diventa l’asse portante di tutte le nostre azioni digitali.

Così non dovremo più preoccuparci della manutenzione del nostro PC e non dovremo nemmeno allarmarci troppo se il nostro portatile dovesse accidentalmente finire in mare. Nell’era del cloud computing, infatti, i dati non viaggiano più con il computer ma se ne stanno comodamente “seduti” sulla nuovola, in modo da essere recuperati in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo.

Certo, senza Internet il discorso si fa difficile. Ma è anche vero che Google ha già pensato a come far girare offline i suoi applicativi: GMail, Google Calendare e Google Docs saranno utilizzabili anche senza connettività attraverso le nuove feature che Google ha sviluppato su base Html 5. Il resto (ovvero le altre applicazioni) lo vedremo più avanti.

Un modo per rendere il grande salto meno doloroso? Può essere. Sicuramente un atto dovuto nei confronti di chi non può (o non vuole) restare perennemente connesso in Rete.

Commenti   (Inserisci un commento)

L'articolista Roberto Catania si chiede: "Lascereste i vostri dati sensibili in un server situato a diecimila chilometri di distanza?"
Ma in realtà lo sono già. Quali sono in effetti i dati sensibili che attualmente sono solo ed esclusivamente nel vostro PC?
Quindi in realtà, che problema c'è?

Vango è un ragazzo in fuga, come può sapere quando incontrerà qualcuno? :-)

Sono felice di vedere che cosa può... ma che suona bene ^^

Grazie Roberto per il post. Questi particolari mi erano sconosciuti. Leggendo qua aperto la mia mente in diverse direzioni. Grazie,

Google is great Search engine.I look forward it.I belive it will bring surprise for us.

No doubt pal.

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