Richard Stallman ospite in Italia.Venite nella chiesa del free software
In una conferenza al Club Dirigenti Informatici di Torino, il guru della Free Software Foundation lancia un appello per la libera circolazione delle idee. Soprattutto digitaliRichard Stallman, uno dei più famosi programmatori e hacker del mondo, ideatore del progetto Gnu e della licenza copyleft, è stato ospite lo scorso 11 ottobre del Club Dirigenti Informatici di Torino, dove ha tenuto una conferenza sullo stato di salute del software libero.
Non è la prima volta che Stallman viene in Italia (c’era già stato nel dicembre 1998, invitato da Shake, edizioni underground), ma la sua presenza è comunque testimonianza di un rinnovato interesse della comunità informatica internazionale per il nostro Paese. Gli organizzatori dell’incontro sono stati ripagati da un oratore in piena forma, capace di parlare a ruota libera per più di due ore.
Chi ha avuto la fortuna di incontrarlo, ha constatato che Stallman è rimasto lo stesso di trent’anni fa. Il personaggio è dotato di un’incrollabile coerenza. Negli anni ‘70 trascorreva buona parte della sua vita nei laboratori informatici del Massachussetts Institute of Technology (Mit) a compilare righe di codice e a mettere a punto hardware, in una vera e propria “comunità” di programmatori. Da allora, quasi tutti i suoi colleghi sono entrati a far parte della logica del mercato, producendo software protetto da copyright, protetto quindi da norme repressive di tipo civile e penale. «A scuola ti insegnano che dare e condividere (share) qualcosa di tuo con gli altri è un valore…», scherza amaramente Stallman, «… e quando cresci scopri che se dai un programma al tuo vicino rischi di fare cinque anni di prigione».
Dal Mit alla lotta contro il copyright
Per evitare di diventare un attore di questo paradosso, Stallman, invece di scegliere la strada che lo avrebbe portato probabilmente a trasformarsi in un ricco programmatore di successo, ha preferito una soluzione che lui definisce “etica”: abbandonare il Mit e la logica del copyright per dedicarsi anima e corpo al progetto Gnu e alla Free Software Foundation. Anima dell’iniziativa, il cui nome è un acronimo ricorsivo (Gnu significa Gnu Not Unix), era quella di realizzare un sistema operativo compatibile con Unix e una serie di programmi “free”, di cui cioè fosse consentita la duplicazione, la lettura, la modifica e la diffusione.
Una sintesi dei concetti che lo spinsero su questa via e che lo hanno trasformato, oggi, in un sorta di guru, si possono leggere qui.
Si scrive free ma si legge libero
L’espressione free «non significa e non deve essere tradotto come gratuito» spiega Stallman «ma libero». Un software di questo tipo è quello che dà all’utente quattro diversi livelli di libertà:
la libertà di installarlo sul proprio computer
la libertà di modificarlo (open source)
la libertà di aiutare il proprio vicino,
intervenendo sul suo software
la libertà di aiutare chiunque,
pubblicando nuove versioni di uno stesso software
Per “riconoscere” e proteggere programmi sviluppati in quest’ottica, Stallman ha inventato il copyleft, una forma di licenza alternativa al copyright, che anziché restringere l’uso e la diffusione di un programma, garantisce le quattro libertà sopra espresse. Chi riceve un programma copyleft può modificarlo e ripubblicarne la nuova versione, ma è obbligato a farlo sotto lo stesso tipo di licenza.
Tuttavia, viene voglia di chiedersi, se tutto il software fosse libero, di che cosa vivrebbero i programmatori? Il guru della Gnu economy risponde così: «quando in casa tua si rompe un rubinetto, chiami un idraulico per metterlo a posto, ma non c’è nessuno al mondo che ti impedisca, se vuoi, di comprarti gli attrezzi e procedere tu stesso alla riparazione. Perché non dovresti fare la stessa cosa con un programma»? La conclusione è chiara: il programmatore deve diventare un libero professionista, capace di intervenire direttamente sui programmi, cosa che oggi non può accadere, dato che gli unici autorizzati a modificarli sono coloro che hanno invece interesse a venderli così come sono. Ovvero: le software house. Nulla naturalmente impedisce a un programmatore di farsi pagare per modificare un software, adattandolo alle specifiche esigenze di un cliente. Così come di farsi pagare la consulenza, l’assistenza o ulteriori migliorie al prodotto sviluppato. Una tantum però, non attraverso quella sorta di rendita pluriennale che l’attuale tutela giuridica impone. Tuttavia, per poterlo fare, il programmatore deve avere il diritto di operare questi interventi, senza dover pagare per esso costi insopportabili. Altrimenti, alla lunga, non può che perdere la propia indipendenza, con il risultato che le risorse di sviluppo tendono a concentrarsi in poche mani, in un circolo vizioso il cui volano è la brevettabilità del software o la sua tutela per tramite del diritto d’autore.
La logica di Internet è già copyleft
Se tutti potessero diffondere e modificare liberamente il software, si può obiettare, si perde però il vantaggio competitivo di averne sviluppato uno nuovo e migliore, inducendo alla differenziazione continua, con il rischio di determinare un caos di versioni analogo a quello che, già oggi, affligge Gnu-Linux: a volte installare un semplice programma può richiedere giornate di tempo alla ricerca di tutte le librerie necessarie al suo funzionamento; ma, fa notare Stallman, «oggi negli Stati Uniti è possibile coprire con brevetto algoritmi di programmazione, al punto di impedire ai programmatori indipendenti di implementare quelle tecniche nelle loro creazioni, a meno di non sconfinare nell’illegalità». Con gravi danni per lo sviluppo della Rete. Per fare un esempio, l’algoritmo che costituisce il cuore dei programmi per creare file Mp3, lievemente modificato, ha fatto il giro del mondo in modo assolutamente illegale. Copyright e brevetti, quindi, anziché accelerare lo sviluppo, l’avrebbero arrestato e ostacolato. Per questo «i programmatori indipendenti perdono un’enorme quantità di tempo e di risorse a scrivere in modo Gnu (libero) software che già presenti sul mercato in versione proprietaria e commerciale».
Nella chiesa del software libero
La potenza del messaggio di ribellione di Richard Stallman ha un fascino magnetico legato alla sua figura. Lui stesso sa di avere il carisma di un moderno messia telematico e lo ha fatto capire con grande ironia, quando, al termine della conferenza torinese, si è travestito da sant’Ignazio, con tanto di aureola fatta con un vecchio laser disc e ha invitato tutti a diventare “santi della nuova chiesa del software libero”. Alla sua “chiesa” servono molti programmi liberi, manuali liberi e… soprattutto, fondi e risorse economiche libere.
La Free Software Foundation, la fondazione che promuove il progetto di Stallman, vive attualmente momenti di difficoltà (e forse la presenza di Stallman in Italia ne è un sintomo). Dopo gli ingenti finanziamenti raccolti nel 1985, la fruttuosa collaborazione con Linus Torvalds nel 1991 e la recentissima nascita del desktop a icone Gnome per il sistema operativo Gnu-Linux, il cammino del software libero si scontra ogni giorno più duramente con la logica del mercato attuale. Ma Richard Stallman non demorde e con un guizzo finale invita tutti coloro che vogliano fare qualcosa per il suo progetto, a votare la petizione contro la brevettabilità europea dei programmi.
Per chi non sa chi è Richard Stallman
Richard Stallman, insieme a Linus Torvalds, è il creatore del sistema operativo Gnu-Linux, le cui distribuzioni - secondo le stime più attendibili - sono ormai installate su oltre dieci milioni di computer. Stallman è stato autore principale e iniziatore di Gnu Emacs (un word processor libero), del Gnu C Compiler, del Gnu Debugger Gdb ed è attualmente Presidente della Free Software Foundation (Fsf). Ha ricevuto per i suoi studi il Grace Hopper Award dalla Association for Computing Machinery per il 1991. Nel 1990 ha ricevuto anche la carica di Membro della Fondazione MacArthur ed una laurea ad Honorem dal Royal Institute of Technology Svedese, che lui definisce scherzosamente il suo “nobel mancato”. Nel 1998 gli è stato concesso il titolo di Electronic Frontier Foundation’s Pioneer insieme a Linus Torvalds, il creatore del kernel Linux, per il quale Stallman ha anche parole di rimprovero. “Quando parlate di Linux, non chiamatelo solo Linux! Perché il suo nome completo, in realtà, è Gnu-Linux”.
Da inserire tra i propri bookmark
Il progetto Gnu, Gnu is not Unix
Il progetto Gnome, il desktop libero di Gnu
Opensource di marca europea: Eurolinux
Il progetto per il free software in Italia: Opensource.it
Da mettere in libreria
Opensources. Voci dalla rivoluzione Open Source a cura di Chris DiBona, Sam Ockman e Mark Stone, Apogeo, 29.000 lire
No copyright a cura di Raf Valvola Scelsi, Shake Edizioni, 23.000 lire Hackers: Gli eroi della rivoluzione informatica di Steven Levy, Shake 33.000 lire Giro di vite contro gli Hacker di Bruce Sterling, Shake 23.000 lire Spaghetti Hacker di Stefano Chiccarelli e Andrea Monti, Apogeo, 30.000 lire




Ancora nessun commento.