Se i pinguini mettono la cravatta
Al LinuxWorld i grandi fornitori dominano la scena. Il sistema operativo open è definitivamente entrato nel salotto buono dell’informatica aziendale. Eppure non tutto fila liscio
La crescita è stata rapida e costante. E ora Linux è una superstar.
Basta dare un’occhiata a quel che succede a LinuxWorld: la kermesse di New York aperta martedì 21 gennaio e che andrà avanti per tutta la settimana.
A New York il mondo legato al sistema operativo del pinguino mostra pienamente quanto siano oramai considerati maturi il software e gli addetti che lo impiegano.
Maturi, affidabili e oggetto di attenzione per fare business.
Quasi nessuno è d’altra parte più legato alla visione romantica di un movimento legato a Linux con connotazioni alternative all’informatica commerciale: si tratta di un mito ormai quasi dimenticato.
Fa comunque una certa impressione osservare le forze schierate dai pesi massimi del settore al LinuxWorld di quest’anno. E il fatto che le proposte più significative siano destinate all’informatica aziendale e alle applicazioni complesse.
Fra gli speaker ci sono, per esempio, i dirigenti di Ibm, Amd, Dell oltre che dei fornitori Linux ormai consolidati, come Red Hat; ma anche il responsabile dell’enterprise computing per la Istitutional Securities nientemeno che di Morgan Stanley. Cliente di Red Hat, Morgan Stanley racconta come ha costruito un’infrastruttura “mission critical” tutta con software open source, capace di integrare tutte le nuove applicazioni.
Un altro segno importante arriva dalla serie di annunci relativi ai software di gestione dei sistemi- tool indispensabili per garantire il funzionamento delle architetture informatiche complesse. La loro relativa scarsità è stata negli ultimi mesi una delle principali mancanza dei sistemi operativi Linux. Il LinuxWorld è dunque l’occasione per Ibm, la stessa Red Hat, Ximian e Computer Associatesper presentare prodotti che colmino queste lacune e per confermare l’attenzione verso Linux.
Non mancano comunque attese per strumenti destinati a sistemi più piccoli: dalle workstation, ai desktop fino ai palmari.
Le trombe per Linux che suonano a New York non possono nascondere però che anche per questo segmento del mercato l’anno appena trascorso non è stato particolarmente positivo. Lo ha dimostrato, nei giorni scorsi, la vicenda di Mandrake, che rischia la bancarotta; mentre per Red Hat, leader di mercato indiscusso fra le distribuzioni Linux, il fatturato dello scorso anno è stato sostanzialmente uguale a quello dell’anno precedente.
Quindi LinuxWorld è anche un’occasione per la verifica dei modelli operativi e di business delle aziende che hanno puntato tutto sul pinguino e che quindi devono combinare la natura aperta del software con la natura commerciale dell’offerta.
Uno dei rischi sempre presenti per questi fornitori è di finire fagocitati da grandi aziende, come Ibm, che hanno abbracciato Linux e l’open source ma che hanno a disposizione molte fonti di fatturato e che possono costruire sistemi di offerte differenziate, fatte di prodotti e servizi, capaci di garantire margini di profitto molto elevati rispetto a quelli del software di base, tipico delle distribuzioni del sistema operativo.




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