Il pinguino è un fuorilegge?
Spunta la proprietà intellettuale su Unix e derivati (Linux compreso), Microsoft si compra la licenza e… scatena l’ultima puntata della guerra al sistema operativo open source. Ecco come è andataVi ricordate Pac-Man? I fantasmini erano più forti di lui, e l’unico modo per batterli era mangiare una pillolina energetica. Microsoft a suo tempo ha imparato la lezione, e per sconfiggere la Netscape Communications, ha “mangiato” Mosaic, il browser sviluppato in Illinois dal National Center for Supercomputing Applications (Ncsa).
Mosaic, acquistato da Microsoft e trasformato nell’attuale Internet Explorer, si è rivoltato contro il suo stesso creatore, Marc Andreessen, che aveva cercato di fare fortuna lasciando l’Ncsa per fondare Netscape Communications.
Dopo aver dormito sonni tranquilli per qualche anno, un nuovo “fantasmino” è arrivato a popolare gli incubi di Microsoft, sfidando il gigante informatico proprio sul suo stesso terreno: i sistemi operativi. Questo fantasmino chiamato Linux è stato dapprima ignorato, poi ridicolizzato, denigrato e infine attaccato apertamente con una battaglia legale nella quale non è affatto detto che vinca chi realizza il prodotto migliore al minor prezzo.
Questa volta la pillolina magica da fagocitare per sconfiggere il nemico è il codice sorgente di Unix, il sistema operativo che può essere considerato a tutti gli effetti il “papà” di Linux.
Unix nasce nel 1969 nei laboratori Bell di At&t, e il suo percorso segue due strade parallele, quella commerciale di At&t, che spera sempre di guadagnare qualcosa dal “suo” sistema operativo, e quella scientifica all’interno dell’Università di Berkeley, che sviluppa una versione “libera” di Unix, la Berkeley Software Distribution.
Nei primi anni ‘90 arriva un terzo incomodo, lo studente finlandese Linus Torvalds che a partire da zero realizza Linux, una versione di Unix in grado di funzionare sui normali Pc. Dopo essere passati da At&t a Novell, i diritti di proprietà intellettuale della versione “commerciale” di Unix sono finiti in mano a Sco, un’azienda californiana che fino a poco tempo fa, tra l’altro, distribuiva gratuitamente una delle tante versioni di Linux attualmente disponibili. Di punto in bianco, Sco ha deciso di fare causa a Ibm per un miliardo di dollari e ha scritto a tutte le principali aziende che supportano Linux, sostenendo che alcuni pezzi del sistema operativo di Torvalds erano in realtà pezzi di Unix che appartengono a Sco.
Dal punto di vista legale Torvalds e i suoi collaboratori hanno tutte le carte in regola per dimostrare di aver scritto Linux a partire da zero, ma dal punto di vista commerciale questa mossa ha creato un clima di dubbio e incertezza attorno a Linux, frenando gli investitori e le grandi aziende che stavano pian piano abbandonando Windows e i suoi derivati.
Qui entra in gioco Microsoft che ha acquistato da Sco una licenza per la tecnologia Unix, lanciando un esplicito messaggio a tutte le aziende informatiche: chi usa Unix, o una delle sue varianti, senza pagare una licenza è un fuorilegge. Sco e Microsoft contro la comunità Linux: dopo la guerra dei browser, è la volta dei sistemi operativi.




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