Per misurare il digital divide
L’international Telecommunication Union ha messo a punto un indice per valutare le condizioni di accesso alle tecnologie informatiche e di comunicazione dei Paesi del mondo. Oltre alle infrastrutture, decisivi i costi, l’istruzione, la qualità dei servizi e la diffusione di Internetvai alla photogallery »
Le cifre del digital divide. Le più recenti sono quelle diffuse dalla International Telecommunication Union (Itu) a proposito del Digital Access Index (Dai).
Il Dai è incluso nell’edizione 2003 del World Telecommuniation Development Report (Wtdr) pubblicato in occasione del World Summit on the Information Society (Wsis). L’indice messo a punto dagli studiosi dell’Itu, viene presentato come la prima vera classifica globale per l’information e communication technology.
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I primi tre posti sono di paesi del nord Europa, Svezia (0,85), Danimarca (0,83) e Islanda (0,82) a pari merito con la Repubblica di Corea. In ottima posizione anche Hong Kong (0,79) e Singapore (0,75), quest’ultima allo stesso livello del Giappone.
I 178 Paesi considerati dall’Index sono collocati in quattro gruppi, con le economie dell’Africa subsahariana prevalentemente nel gruppo definito di “low access”. Le prime tre economie dell’Africa secondo questo indice di accesso all’Ict sono il Sud Africa (0,45), il Botswana (0,43) e Capo Verde (0,39) precedute però da Seychelles (0,54) e Mauritius (0,50). Niger (0,04), Burkina Faso(0,08) e Mali (0,09) occupano gli ultimi tre posti.
L’India, nella quale convivono centri sviluppo tecnologico come Bangalore e immense aree di sottosviluppo, è nel gruppo del “medium access” con indice 0,32, dietro il Gabon (0,34).
Lo studio dell’Itu, dicono gli autori, va oltre la tradizionale attenzione alle infrastrutture di telecomunicazione e tiene conto anche di altri fattori nella determinazione dell’indice. Precisamente, il Digital Access Index misura le possibilità complessive degli individui di disporre e usare l’information e communication technology. Nella compilazione vengono considerate otto variabili organizzate in cinque categorie. Le categorie sono: infrastruttura, convenienza dei costi di accesso a Internet, conoscenza (alfabetizzazione e frequenza scolastica), qualità (larghezza di banda e disponibilità di collegamenti broadband), utilizzo di Internet.
Altri indici sono stati elaborati in questi anni per valutare il grado di evoluzione nell’uso dell’Ict dei vari paesi del mondo. Nel 2001, per esempio, lo Human Development Report dell’United Nations Development Programme (Undp) comprendeva il Technology Achievement Index (Tai). Proprio il Dai, secondo l’Itu, aiuta i diversi paesi a identificare i fattori che ostacolano l’adozione dell’Ict e a individuare potenzilità e debolezze relative. Inoltre, le variabili scelte garantiscono, assicurano all’Itu, trasparenza e oggettività nel controllo e nella definizione di obiettivi concreti di sviluppo.
Tutto ciò è in linea con la tendenza dell’Onu, che nei Millenium Development Goals (Mdg) ha adottato una serie di obiettivi di sviluppo con i relativi indicatori che consentano di misurare i passi avanti. E secondo l’Itu il Dai rappresenta uno strumento concreto per misurare il progresso del Target 18, quello relativo all’accesso all’Ict.




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