Uru: Ages beyond Myst
Attorno alla serie di “Myst” si è creata una comunità di appassionati che hanno fatto dei personaggi e delle vicende del videogioco qualcosa di molto simile a un vero e proprio oggetto di culto. Un look inconfondibile
A contribuire in larga parte al successo della serie realizzata da Cyan è stata l’elevata qualità delle sue grafiche. Quello riprodotto qui accanto non ne è che un piccolo esempio. Mondi scomparsi
Basato sulla ricerca delle vestigia e dell’eredità di una antica civiltà sotterranea, “Uru: ages beyond Myst” è un viaggio attraverso mondi remoti e panorami fiabeschi. Un’esperienza da condividere
L’esplorazione delle rovine appena scoperte dell’arcaico impero D’ni è alla base del videogame commercializzato da Ubisoft, ora giocabile anche in Rete. Niente regole
Una delle caratteristiche di “Uru” è che ai giocatori non è richiesta alcuna preparazione né è richiesta la conoscenza delle regole. Una volta iniziata l’esplorazione gli eventi cominceranno a susseguirsi in modo naturale, portando i protagonisti a reagire di conseguenza. Volti che cambiano
I giocatori possono scegliere quali sembianze assumere nel corso del gioco, e anche quello della personalizzazione è un aspetto al quale gli sviluppatori hanno dedicato molta attenzione. Gli enigmi di Uru
Il gioco di culto non prevede l’uso di armi e non include scene di violenza. Chi vi si avvicina dovrà essere però in grado di sciogliere una serie di enigmi e di oltrepassare una varietà di prove iniziatiche. Altri scenari
Rovine di un remoto passato e paesaggi dai colori vividi: un altro esempio della varietà di scenari visibili nel corso dell’avventura. Gli esploratori
Partendo dalle vicende di Myst e Uru gli appassionati hanno dato vita a una realtà virtuale dove agisce un comitato scientifico che preserva la memoria di D’ni. Il potere degli antichi
Nella finzione del gioco ai D’ni viene attribuita l’invenzione della cosiddetta “Arte di scrivere”, in grado di creare collegamenti a mondi alternativi (“Età”), nei quali si poteva viaggiare grazie ai “Libri di collegamento”.




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