Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft
flash

Futurshow 3004: arrivederci e grazie!

Scritto da Davide Cerruto

[img]
Tutto sul Futurshow
Ormai possiamo dirlo senza timori di smentita: la prima edizione milanese di Futurshow 3004 è stata un successo. I dubbi sull’opportunità di mettere in piedi una fiera così importante a ridosso di Smau si sono rivelati infondati: affollata da centinaia di migliaia di visitatori, a dover cedere il passo è stato semmai l’evento principe dell’hi-tech italiano, con molti grandi nomi dell’hi-tech (da Sony a Canon, da Philips a Toshiba) che hanno accordato la loro preferenza all’efficiente team di lavoro messo in piedi da Claudio Sabatini, vulcanico patron della manifestazione. Svariati i motivi che hanno portato a questo risultato: per il momento ci limitiamo ad anticipare che per forma e contenuti Futurshow 3004 non è stata una mostra del’Ict come le altre. Di conseguenza, anche l’abituale consuntivo di Mytech sarà un po’ diverso dai soliti.Tutto dalla kermesse milanese La vera novità
È stata la formula. Futurshow ha inaugurato un approccio totalmente nuovo, almeno per le fiere consumer-oriented o di grosso richiamo: al centro non il solito stand per mettere in vetrina il prodotto, ma una mostra meno dispersiva organizzata con un disegno ben preciso in testa. Innanzitutto l’organizzazione degli spazi: 100 camere, ognuna di 70 metri quadri (salvo poche eccezioni), ovvero grandi “contenitori” drappeggiati di bianco su cui venivano trasmessi a getto continuo immagini in movimento. In tutto si contavano 30.000 schermi e 1.000 proiettori, che hanno tappezzato di immagini pareti, soffitti, pavimenti e ogni centimetro quadrato disponibile. Questa uniformità, in verità, ha generato più di qualche scompenso agli habitué delle fiere hi-tech, spesso disorientati nei meandri degli stand. Ma, per gli aficionados del bicchiere-mezzo-pieno, questo approccio ha avuto anche il merito di non farci visitare un clone in piccolo di Smau costringendo il visitatore ad andare oltre la solita visione della fiera come corsa verso l’ultima novità tecnologica o il gadget più invidiato (in questo non c’è nulla di male, sia chiaro, ma di ulteriori kermesse di questo genere non si sente la necessità). E in più ha impedito a Microsoft di catalizzare tutti gli sguardi “fagocitando” tutto lo spazio disponibile.

Windows Media Center
Già dopo la cerimonia d’apertura di giovedì 18 novembre, tenutasi nel Windows Media Center Theater, si temeva che tutta la manifestazione fosse “Microsoft-centrica”. Bill Gates in persona ci ha illustrato il futuro dell’Information Technology, incentrando il suo intervento milanese sul tema dell’innovazione, che secondo il numero uno di Microsoft, guarda caso, non può non passare attraverso i Windows Media Center. È partita infatti da Futurshow la campagna mondiale che vedrà Gates in prima linea per promuovere e imporre come standard il suo ultimogenito, in tutte le sue declinazioni, da quelle home alle versioni portable: “Sarà la macchina da cui dipenderà l’entertainment del futuro, un nuovo sistema che dal televisore di casa permetterà di gestire tutto e questo tutto potrà essere inviato a un cellulare, a un palmare, a un lettore Mp3”, ha sentenziato Bill Gates. Intanto sono già decine le aziende che hanno dato il via alla corsa al nuovo eldorado tecnologico, rendendo operative le nuove funzionalità nelle rispettive personalizzazioni hardware. Il miglior Media Center dell’anno in Italia, secondo la giuria del Green Button Award, è stato giudicato il modello OnCinema Teatro D1 di Bow.it. Per la cronaca invece gli unici due Portable Media Center disponibili in Italia sono al momento i player di Samsung e Creative.

Tecnologia, Talento e Tolleranza
“Futurshow è sbarcata nel posto giusto”: il commento rilasciato durante la giornata d’apertura da Roberto Formigoni, presidente di Regione Lombardia, non poteva essere più azzeccato. La mossa vincente è stata infatti trasformare una fiera consumer in un evento culturale che ha coinvolto e incuriosito tutta la città di Milano, terreno fertile per far attecchire tendenze e nuove visioni del futuro. “Tecnologia, Talento, Tolleranza” non è un claim vuoto e retorico, ma cela uno studio approfondito: la teoria delle “tre T” appartiene a Richard Florida, un eminente professore di Pittsburgh che ritiene che il progresso si produce in quantità esponenziale in quelle comunità che sanno integrare questi tre fattori. Nei padiglioni della fiera e nelle 60 installazioni cittadine la gente ha avvertito lo sforzo che è stato fatto per promuovere uno sviluppo corretto della società del domani, un impegno che a Futurshow ha coinvolto in prima persona individui, aziende e istituzioni. Importanti in questo senso sono stati l’Internet Saloon (scuola per il Web over 60), Subway (progetto che incoraggia la scrittura creativa) e l’alleanza con l’Istituto Europeo di Design, impegnato nella costruzione e la salvaguardia di una grande memoria collettiva. Di forte richiamo è stata infine la rassegna di video-arte alla Triennale, dove si sono svolti interessanti incontri con grandi nomi della poesia, tra cui il premio Nobel Derek Walcott.

Campagna “No Excuse 2015”
Ma soprattutto, in virtù di questa formula a 360°, non è mancato l’impegno nei confronti di chi è rimasto indietro. Gli stand degli sviluppatori hi-tech e dei mass-media sono stati affiancati da quelli che mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica sui grandi temi come inquinamento, deforestazione e fame nel mondo. Una su tutte l’iniziativa “No Excuse 2015” - sostenuta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e appoggiata dal Wwf e altre associazioni - che si prefigge di abbattere la povertà entro il 2015. Presentata per la prima volta proprio a Futurshow, la campagna è coordinata da Evelyne Herfkens, una che non le manda certo a dire: ha rinfacciato allo stato italiano di non aver ancora mantenuto le promesse fatte (e cioè versare lo 0,33 del suo bilancio per il progetto) e poi è salita sul palco del Windows Media Center Theater per “tirare le orecchie” a Bill Gates, pur riconoscendo il suo forte impegno sociale. Tra i suoi bersagli anche il Media Center, protagonista nel bene e nel male: è destinato solo a una minoranza dell’umanità, circa un miliardo di persone, e cioè soltanto a quelle che se lo potranno permettere.

Futurshow 3005
La prima del Futurshow a Milano avrà sicuramente un seguito, ma in vista della prossima edizione andranno riviste alcune cose: in primis la “viabilità” all’interno della fiera, che può solo migliorare. Il percorso del Portale del Futuro (le famose 100 stanze) sarebbe stato un labirinto ostico anche per Teseo: senza punti di riferimento perdere la bussola è quasi inevitabile. Inoltre le congiunture favorevoli di quest’anno potrebbero non ripetersi. Solleviamo alcune questioni:
- l’ingresso a Futurshow 3004 era gratuito, ma è sembrata più un’offerta-lancio: i visitatori accorrerebbero ancora in massa se il biglietto d’ingresso dovesse costare, ad esempio, 15 euro?
- portare Bill Gates a Milano è stato un exploit provvidenziale che ha fatto schizzare alle stelle la visibilità della manifestazione. Nel 2005 bisognerà inventarsi qualcosa di altrettanto efficace.
- Smau quest’anno ha avuto enormi problemi, dovuti soprattutto a un drastico cambio ai vertici che ne ha rallentato la macchina organizzativa. L’anno prossimo la musica sarà diversa.
Al di là di quelli che saranno i problemi, di certo Futurshow potrà ancora contare sul suo vero asso nella manica: ovvero il geniale Claudio “One man Futurshow” Sabatini, già soprannominato “il bolognese che volle farsi milanese”.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login