Stampare in modo ecosostenibile? Le Pmi ci pensano. Ma poche lo fanno
Cari alberi, forse è arrivato il momento di fare un sospiro di sollievo. Nel 2008 sarà sempre più sentita infatti l’importanza di una stampa responsabile, che tenga conto cioè del rispetto dell’ambiente e dell’esigenza “universale” di risparmio energetico. Il problema, però, è che a tale sensibilità è raro che corrisponda un’azione concreta, e nella fattispecie acquisti di stampanti motivati in primo luogo da parametri di responsabilità ambientale.
Per approfondire La poco entusiasmante (per gli alberi, il clima e non solo) constatazione arriva da un’indagine che lo scorso novembre Hewlett Packard ha commissionato a Bmrb Omnibus e che ha interessato 1.200 decisori e “influencer” all’interno di piccole e medie imprese dei principali Paesi europei (Italia compresa).
Lo studio ha analizzato in particolare i fattori ambientali che attualmente influenzano l’acquisto di stampanti e la conoscenza e l’impatto delle iniziative a favore del risparmio energetico; ha cercato di capire in altre parole quanto sia spiccata la sensibilità verso la tematica del “green tech” e quanto invece funzionalità, costi e affidabilità della macchina rimangano i fattori prioritari in fase di spesa.
I consumi di carta, inchiostro e toner vengono, pare di capire, in secondo piano. E considerando che del sistema di valutazione energetica Energy Star ne è a conoscenza solo il 34% delle Pmi europee (fatta eccezione per quelle svedesi e tedesche) e che il 41% degli intervistati non ha mai sentito parlare di “eco label” non ci si deve meravigliare più di tanto.
Una su dieci ce la fa
Tre quarti del campione si è dichiarato interessato in una certa misura dai fattori ambientali, meno di un decimo (precisamente l‘8%) li valuta quale criterio principale per l’acquisto di una nuova stampante e quasi un terzo si dice disposto a pagare un sovrapprezzo per acquistare prodotti con caratteristiche ecologiche (per il 12% di questi tale sovrapprezzo potrebbe anche essere superiore al 5%). Essere disposti è però un conto, fare dell’ecosostenibilità una bandiera del proprio operare è un altro. E infatti le stampanti che finiscono negli uffici si comprano guardando soprattutto al portafoglio, anche se il 45% degli intervistati, al momento di prendere la decisione finale sull’acquisto della periferica, pare si lasci influenzare dai programmi di riciclo proposti dai produttori (quelli di Hp sono consultabili qui: www.hp.com/environment).
Una su due proprio non ci pensa
Dallo studio emerge anche come il 46% delle imprese europee stia portando avanti iniziative di politica ambientale e come per contro quasi altrettante (il 43%) non ne prevedano alcuna. È desolante rilevare come un terzo delle aziende censite non intenda attivarsi, nei prossimi due anni, per acquistare più prodotti dotati di caratteristiche ecologiche mentre è almeno incoraggiante osservare come il 90% di esse adottino sin d’ora programmi per la conservazione della carta o programmi di riutilizzo e riciclo (53%).
Due su tre hanno il braccino corto
a maggiore propensione alla responsabilità ambientale di un’organizzazione va di pari passo con il fatto di spendere meno: il 60% delle imprese interpellate, infatti, muterebbe le proprie abitudini di acquisto se si trovasse di fronte a prodotti ecocompatibili a prezzo competitivo. Le Pmi italiane, stando allo studio, sarebbero invece le più virtuose (uso il condizionale perché ci credo poco) nel sostenere costi superiori a tutto vantaggio di soluzioni più ecologiche mentre quelle inglesi sono nel 41% dei casi contrarie a qualsiasi tipo di sovrapprezzo.
Le imprese italiane? Un esempio da imitare…
Spulciamo, per chiudere, alcuni dati relativi ai singoli Paesi. La Svezia è al primo posto nella classifica delle imprese che seguono una politica a favore dell’ambiente (il 57%), mentre la Francia rappresenta il fanalino di coda (con il 35%). La Spagna è la più propensa a considerare la sostenibilità ambientale quale criterio principale per l’acquisto di una stampante (con l‘11% del campione espressosi in tal senso).
L’Italia, e qui le sorprese fioriscono, vanta il primato quanto alla propensione ad adottare una sorta di politica ambientale (lo confermano il 33% Pmi intervistate), alla possibilità di pagare un sovrapprezzo superiore al 5% per prodotti con caratteristiche ecologiche (il 18% sarebbero, rispetto a una media europea del 12%), alla conoscenza dei programmi di risparmio energetico (Energy Star) e della dichiarazione di compatibilità ambientale It Eco Declaration). Prendiamo pure questi dati per buoni e crediamo all’idea di un’Italia paladina dello stampare “verde”. Sperando che i buoni propositi non si fermino (perdonate il gioco di parole) alla carta.





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