Alle camicie bianche piace l’hi tech verde
Impiegati ed addetti aziendali italiani un esempio da imitare per come ci comporta durante l’attività lavorativa. Lo dice una ricerca su scala europea dell’Istituto di ricerca tedesco Ifak. Ma è proprio vero?
Per una volta un’indagine comparativa fra i principali Paesi europei, quella commissionata da Kyocera Mita all’Istituto di ricerca Ifak (Institut für Automation und Kommunikation) di Magdeburgo, non ci vede nelle ultime posizioni di classifica. E, udite udite, il riconoscimento arriva in tema di comportamenti eco-compatibili. Come abbiamo già detto in un altro nostro articolo dedicato al tema del “green It”, gli studi che misurano la sensibilità in fatto di risparmio energetico in ambito informatico e di maggiore sensibilità per l’impatto ambientale ormai si sprecano e per i non addetti ai lavori (ma forse anche per loro) è difficile capire come stanno le cose realmente. Chi lavora in ufficio, in altri termini, ha un atteggiamento maturo e consapevole nei confronti delle tecnologie e dei prodotti “verdi” oppure no, se ne frega e continua a sprecare energia e utilizzare maldestramente le apparecchiature a disposizione? E le aziende che si dichiarano “green oriented” intraprendono progetti ad hoc (ed è tutto da vedere come) solo per risparmiare sui costi o per contribuire seriamente alla salvaguardia dell’ambiente?
Lo studio (che non a caso è stato pagato da una società che produce e vende macchine per l’ufficio) ha detto in primis che il 76% dei dipendenti (il campione era di 627 lavoratori di aziende europee del comparto industriale) è convinto del fatto che il fattore ecologico influenzi le scelte di acquisto di prodotti informatici e due lavoratori su tre sottolineano l’importanza di investire su stampanti, fotocopiatrici e computer certificati alle normative vigenti in fatto di rispetto ambientale. Peccato, però, che l’88% dello stesso campione ammetta di non essere (o di essere solo parzialmente) informato circa gli impatti (leggi consumi e inquinamento) provocati dai prodotti di cui sopra.
Il dato sembrerà paradossale ma non lo è. Ed è quindi preoccupante – visto l’oggetto della discussione, la salute del clima - avere la conferma che (come spesso accade) si pensa in un modo e poi ci si comporta in un altro. La ricerca, in ogni caso, lascia almeno ben sperare (sempre che le risposte corrispondano a verità e non siano di comodo). Il 90% circa degli intervistati dice infatti di aver adottato a livello personale misure per ridurre l’impatto ambientale e più precisamente il 55% disattiva i dispositivi elettronici nelle ore notturne, il 52% fa uso di documenti digitali, il 43% sfrutta la modalità fronte-retro per stampare e fotocopiare e circa il 34% cerca di stampare di meno. A livello di azienda, emerge che il 77% degli intervistati individua la possibilità di migliorare il risparmio energetico e che il 69% ritiene si possa riciclare di più. Siamo quindi lontani dall’eccellenza.
Prendiamo allora esempio dalle virtù del Bel Paese. Paese dove i decision maker si vantano di una maggiore attenzione nel considerare il livello d’impatto ambientale dei prodotti d’ufficio, dove i lavoratori italiani risultano i più attenti in assoluto nell’adottare misure di risparmio delle risorse (stampe in modalità duplex) e dove per il 75% della tribù delle camicie bianche il Green It è strettamente connesso all’eco-compatibilità dei prodotti d’ufficio. Se fosse vero ne sarei molto lieto e farei pubblica ammenda della mia diiffedenza.





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