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Pininfarina e Tazzari, l’auto elettrica made in Italy

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Scritto da Davide Zunino

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Zero emission all’italiana: ci credono in molti, ma due aziende sembrano esserci già arrivate con una proposta concreta. Che, in un caso, ha scelto Parigi per fare bella mostra di sé

Vietato fare figli e figliastri, anche se il nome Pinifarina è un plus non indifferente, se non altro per il segno indelebile che Giovanni Battista Farina e i suoi discendenti hanno dato alla storia dell’automobile: le due proposte di vettura zero-emission che provengono dal Belpaese sono di grande interesse.

E’ lecito, comunque, partire dalla B0, che in questi giorni fa bella mostra di sé al Salone di Parigi: il progetto congiunto tra il gruppo Pininfarina e il finanziere Bolloré ha dato alla luce a una vettura la cui commercializzazione partirà a fine 2009. Monovolume quattro porte, quattro posti, la B0 (da leggersi B Zero, sottolineando in questo modo la propria anima verde) è figlia della BlueCar, le cui batterie ai polimeri di litio rappresentano la sintesi di quindici anni di ricerca condotta dalla francese batScap con la partecipazione della principale compagnia elettrica d’oltralpe, Électricité de France .

La B0 promette un’autonomia di circa 250 km, una velocità massima di poco inferiore ai 130 km/h e una ricarica delle batterie effettuabile direttamente dalla presa elettrica di casa. Gli accumulatori sono alloggiati sotto al pianale, in modo da mantenere basso il baricentro della vettura, con una disposizione che ricorda da vicino quella delle bombole per il metano sulle vetture alimentate in questo modo: la loro vita è pari a 200.000 km, e si occuperanno solo del propulsore, che sviluppa una potenza di 30 kW (41 CV). Grazie ai pannelli fotovoltaici installati su tetto e sul cofano, infatti, la B0 alimenta autonomamente i dispositivi elettronici di bordo. Pininfarina, che ne curerà costruzione e commercializzazione, conta di venderne 12.000 all’anno: a prescindere dal risultato commerciale, la B0 è un omaggio alla memoria di Andrea Pininfarina, scomparso di recente.

Non a Parigi ma al Web ha invece deciso di concedersi la Tazzari Zero: cittadina per vocazione, è una biposto a due porte che promette un’autonomia di 50 km, con tempi di ricarica delle batterie pari a 45 minuti attraverso una trifase, o di dieci ore se ci si affida alla 220v domestica. La Zero - curiosamente, è il nome con cui Quattroruote pensava dovesse nascere la Fiat Panda a fine 1979 - ha un peso contenuto in 542 kg grazie all’abbondante uso di alluminio; raggiunge i 90 km/h di velocità massima e accelera da 0 a 50 km/h in meno di cinque secondi.

Per la Zero, il produttore promette costi di gestione molto bassi: 1 euro ogni 65 km percorsi. Realizzata in soli tre anni, non ha ancora una data di lancio prevista. Ma i soliti bene informati parlano del 2010: potrebbe essere una tempistica plausibile, visto che la Zero sembra essere indietro di qualche mese rispetto alla B0.

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