Biocarburante per aerei, finalmente ci siamo
Grazie a una pianta subtropicale, la jatropha, a giorni Air New Zeland effettuerà il primo volo con un Boeing alimentato da biocombustibile. A riprova che oltre al kerosene e al carbone liquido qualcosa si muove all’orizzonte
Tre dicembre duemilaotto: meglio segnare la data, perché potrebbe rappresentare una piccola grande rivoluzione nei trasporti aerei: un Boeing 747-400 della flotta di Air New Zeland, infatti, compirà un volo di prova alimentando i quattro motori Rolls-Royce RB211 con una miscela composta per il 50% dal normale kerosene e per il 50% da olio di jathropa. Il decollo è previsto da Auckland; oltre alla compagnia aerea e al produttore del velivolo, a fare da madrina sarà la statunitense Uop, che ha messo a punto il carburante.
Il biocarburante, insomma, è pronto al decollo. Secondo gli specialisti di Rolls-Royce, “il risultato è praticamente indistinguibile rispetto al carburante per aerei convenzionale”. E anzi, “I test di laboratorio hanno dimostrato che la miscela finale ha ottime caratteristiche, in buona parte superiori agli standard tecnici richiesti per l’aviazione civile e miltare”.
Mobilità sostenibile in alta quota? Certo, è presto per parlare di un risultato definitivo - anche perché esperimenti su carburanti alternativi sono in atto da tempo sul fronte del carbone liquido e non solo, pur se con risultati migliori sotto il profilo del risparmio rispetto all’impatto ambientale - ma il passo avanti è notevole.
Sostenibilità commerciale ed ecocompatibilità sono infatti le linee guida dell’olio di jatropha: ottenuto dai semi di una pianta ben nota per le sue caratteristiche di robustezza e adattabilità ambientale (cresce in terreni semiaridi anche in presenza di scarse precipitazioni, pur necessitando di temperature miti), è già impiegato per la produzione di biodiesel attraverso un processo di raffinazione detto transesterificazione.
La jatropha non è commestibile, il che la pone al riparo da una potenziale concorrenza interna derivante da biomasse quali grano, mais o canna da zucchero: oltre a ciò, dal punto di vista chimico i derivati della pianta sono di qualità e composizione tale da non richiedere modifiche ai motori. L’unica incognita è ancora legata alla resa agricola della pianta, fortemente variabile. Ma tutto sommato, gli aspetti sopra elencati dovrebbero garantire - il condizionale è ancora d’obbligo - un buon futuro al biocarburante che viene dal caldo. E che sembra mettere d’accordo tutti: ambientalisti (nessuna deforestazione in vista) ed economisti (nessun rialzo dei prezzi dei generi alimentari).





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