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Ultimatum alla Terra: febbre da remake

cinema effetti speciali science fiction ultimatum alla terra

Scritto da Daniela Losini

Keanu Reeves_024

Il rifacimento del classico della fantascienza anni cinquanta, analizzato dal punto di vista effettistico

Era il 1951 quando Robert Wise diresse “Ultimatum alla Terra” facendo così entrare nell’immaginario collettivo la figura di Klaatu l’Alieno e Gort, il robot guardaspalle, messaggeri interplanetari che consegnavano ai terrestri il famoso avvertimento prima della distruzione della razza umana.

Nella febbre hollywoodiana di riprendere vecchi classici e riproporli sfruttando le risorse tecniche contemporanee, spesso si rischia di sacrificare o peggiorare l’aspetto narrativo e nonostante l’ottimo livello di consulenze scientifiche e accuratezza di particolari, il risultato finale del remake - ora nelle sale tra l’altro anche in quelle attrezzate per la visione Imax - lascia a desiderare.

Ma concentriamoci sul lavoro di effetti visuali sviluppati dal regista Scott Derrickson, dal visual supervisor Jeffrey Okun con la collaborazione dello scenografo David Brisbin e l’artista concettuale Aaron Sims. Per introdurre la forma umana dell’Alieno hanno realizzato una sorta di tuta luminescente, vero e proprio involucro organico. Non a caso la scena della nascita del corpo umano che emerge dalla tuta/placenta è una delle più riuscite e coinvolgenti. Per ottenere l’effetto finale si sono avvalsi di un mix di CGI e di protesi in silicone e plastica termica per costruire la muta, rifinendo il tutto al computer. La navicella (nell’originale il tipico flying saucer) è una sfera luminosa realizzata in computer grafica, sovrapposta a modelli concreti costruiti dalla Custom Plastics che realizza sfere per i parchi a tema della Disney.

La realizzazione di Gort, il robot è avvenuta impiegando totalmente il computer. Inizialmente sono stati effettuati degli studi per ridisegnare la creatura e ottenere un aspetto di origine biologica che fosse soddisfacente ma alla fine, la figura statica dell’originale androide di acciaio ha avuto la meglio. I movimenti dell’automa sono invece frutto della tecnica motion capture inglobata al lavoro renderizzato. Da rilevare anche la funzione apocalittica del robot che si scompone in miriadi di insetti, effetto visivo spettacolare che possiamo osservare nella scena della distruzione dello Yankee Stadium.

Sul fronte tecnologia compare il sistema “surface table” ideato e sponsorizzato da Microsoft sfoggiato nei laboratori degli scienziati che studiano l’Alieno e preludio a utilizzazioni future su scala popolare. Notevole contributo agli effetti speciali lo ha fornito anche la Weta Digital.

Commenti   (Inserisci un commento)

L'articolo è decisamente più bello del film.

troppa grazia ;)

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