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Goce: ecco a cosa serve studiare i campi gravitazionali

astronomia esa missioni spaziali satelliti

Scritto da Roberto Catania

Goce

Il satellite dell’Esa è finalmente in orbita. Ci aiuterà a dettagliare la topografia terrestre ma anche a migliorare le analisi climatologiche, geologiche e oceanografiche 

Ci ha fatto sudare un po’, ma alla fine ce l’ha fatta. Goce (letteralmente Gravity field and steady state Ocean Circulation Explorer), il satellite dell’Agenzia Spaziale Europea capostipite di una serie di osservatori spaziali denominati Earth Explorer, è finalmente in orbita. E alle stelle è pure l’interesse della comunità scientifica, visto che si tratta del primo veicolo orbitante dotato di gradiometro, uno strumento che promette di studiare il campo gravitazionale terrestre con un accuratezza mai toccata prima (si parla di un milionesimo dell’accelerazione di gravità al suolo).

Fenomeni di una certa gravità

Ma perché studiare così a fondo il campo gravitazionale terrestre? Il motivo sta nella natura stessa del nostro Pianeta che – come noto – non è quella sfera perfetta che si vede dalle vedute spaziali bensì un corpo dal profilo irregolare nel quale esistono zone che pesano di più e altre con una densità minore. Lo studio delle masse del nostro Pianeta – fanno sapere i responsabili – supporterà dunque la cosiddetta geodesia, la scienza che studia la rappresentazione della Terra, del suo campo gravitazionale e dei fenomeni geodinamici, quali lo spostamento dei poli, le maree terrestri e i movimenti della crosta.

Una mappatura precisissima

Tradotto in soldoni, questo ci permetterà di analizzare la topografia terrestre con maggiore dettaglio, con un riferimento unificato per le altimetrie e tutta una serie di riferimenti sul livello degli oceani. Ma non solo. Goce ci aiuterà a migliorare le previsioni climatiche, soprattutto quelle a lunga gittata, e quelle di carattere geologico, inviandoci tutta una serie di dati utili per capire meglio la struttura interna e identificare le zone a rischio sismico, idro-geologico o vulcanico.

Insomma, dopo tante missioni dedicate ai fenomeni extra-terrestri, torniamo a occuparci del nostro Pianeta sul quale molto resta ancora da dire.

 

 

Commenti   (Inserisci un commento)

Radiometro? Ma non è la simpatica lampadina dei laboratori di fisica con dentro un sistema di palette che girano sotto i raggi del sole? Non è che si trattava di un gravimetro?

Sì, il gradiometro è decisamente lo strumento giusto.

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