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Rifiuti elettronici: Italia rimandata, lo dice ReMedia

ambiente emissioni green tech raee remedia

Scritto da Gianni Rusconi

La discarica a cielo aperto nel mercato di Abogbloshie ad Accra, capitale del Ghana, dove si raccolgono tonnellate di materiale elettronico ormai inutilizzabile. L'allarme era stato lanciato da Greenpeace che a inizio agosto ha rilasciato uno <strong><a href="http://www.greenpeace.org/italy/news/ghana-contamination">studio</a></strong> dove si denuncia il pericolo chimico nei siti di riciclo e smaltimento dei rifiuti elettronici del paese africano. Lavoratori non protetti, molti dei quali bambini, disassemblano il materiale alla ricerca di componenti che possano essere vendute. E poi bruciano il rimanente. Vengono così rilasciate sostanze chimiche pericolose (per l'apparato riproduttivo) e cancerogene<br/><br/><strong><a href="http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/ghana-contamination-sintese.pdf">La sintesi del rapporto "Ghana contamination" stilata da Greenpeace</a></strong>

Il bilancio di un anno di attività del consorzio ReMedia è a luci e ombre. Crescono i volumi di riciclo dei e migliorano i dati relativi all’impatto ambientale ma la raccolta Raee nel Belpaese è ancora (troppo) limitata

Il mondo tecnologico, all’unisono, recita da tempo il ritornello che hi-tech e ambiente sono ormai un binomio inscindibile, un connubio fondamentale per l’economia sostenibile del futuro. Sarà, ma proprio in occasione di un evento promosso da ReMedia in cui si è parlato (con interventi di alcune alte sfere pubbliche) di questi temi è emerso che la raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche - i cosiddetti Raee - nel 2008 ha dato buoni risultati ma in Italia c’è ancora molto lavoro da fare.

Gli obblighi previsti dal D.lgs 151 del luglio 2005 parlano chiaro quanto a pratiche di smaltimento di tutto ciò che è etichettabile come bene hi-tech ma i problemi inerenti la presenta distribuita dei centri di raccolta pubblici, le modalità di raccolta presso i distributori e la qualità del trattamento dei rifiuti non sono del tutto risolti. Anzi.

Il bilancio del primo anno di attività di ReMedia è comunque in attivo e parla di circa 20mila tonnellate di materiale di origine domestica depositati da gennaio a dicembre presso 3.580 punti di raccolta, cui si sommano 830 tonnellate di Raee ritirati presso le aziende. L’85% del materiale raccolto (circa 17mila tonnellate) è stato destinato al riutilizzo industriale e stando ai calcoli del consorzio tale efficienza ha permesso di risparmiare 8500 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) di energia ed evitato di immettere nell’atmosfera 73.000 tonnellate di Co2. Un buon primo passo dunque.

Il problema (grosso) è che in Italia, nel 2008, sono state generate circa 850.000 tonnellate di rifiuti elettronici ed elettrici e questo significa che solo il 14% è stato raccolto. La media italiana è di due chilogrammi di rifiuti raccolti per abitante, contro una media europea di sei e un obiettivo che prevedeva di raggiungere i quattro chilogrammi. Scaricare per strada vecchie Tv o computer dismessi è purtroppo un’abitudine ancora troppo ricorrente fra gli italiani e in attesa delle possibili nuove normative in materia si può fare riferimento a quanto si legifera a livello di Commissione europea. A Bruxelles stanno infatti pensando di rivedere la direttiva comunitaria sui Raee, in vigore dal 2003, per fare maggior chiarezza nella classificazione dei prodotti e nella registrazione dei produttori. La soluzione? Istituire un registro unico europeo, valido in tutti i Paesi membri, il cui obiettivo è quello di garantire minori costi amministrativi e di innalzare le percentuali di raccolta entro il 2016.

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