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OpenOffice.org, la libertà di scelta è open source

Scritto da Michele Costabile

L’evoluzione open source di StarOffice è ancora in versione preliminare ma è già un potenziale concorrente nel settore dell’office automation
Si sa che è difficile portare a termine una giornata di lavoro senza trovarsi a dovere aprire un file in formato Office ricevuto per posta o scaricato da un sito Web. Trascorsi gli anni in cui si poteva parlare di concorrenza fra diverse suite di applicazioni per l’ufficio, bisogna accettare il fatto che il formato dei documenti Word, Excel e PowerPoint è semplicemente uno standard de facto. E uno standard - strettamente proprietario - di questo tipo può lasciare aperte diverse questioni, prima tra tutte la possibilità di leggere e soprattutto di modificare documenti salvati nei suoi formati: il costo di una licenza di Microsoft Office non è alla portata di tutti e, comunque, alcuni sistemi operativi sono tagliati fuori in partenza.
    Una possibile alternativa è StarOffice, una suite da ufficio completa e affidabile, disponibile per Windows, Linux e Solaris e da sempre scaricabile gratuitamente da Internet. L’interesse che StarOffice ha suscitato è stato tale da indurre Sun a comprare StarDivision, la sua società produttrice, e a lanciarsi nella competizione con il colosso di Redmond.
    OpenOffice.org - distribuito anche sul Cd-Rom del numero di aprile 2001 di PC Professionale - è un passo avanti di questa strategia: non si tratta infatti di un semplice prodotto scaricabile gratuitamente, ma di un vero e proprio progetto open source. La disponibilità dei sorgenti apre la possibilità per chi lo desidera (e ne ha le capacità) di risolvere problemi senza dipendere dall’arrivo di release di aggiornamento, creando funzioni personalizzate per le proprie esigenze. OpenOffice.org parte da una base di codice assestata, che eredita i quindici anni di sviluppo della tedesca Star Division: diverse funzionalità (tra cui la documentazione in linea) sono però rimaste sotto copyright e il gruppo di volontari che partecipa allo sviluppo ha dovuto - in collaborazione con persone di Sun - integrare la porzione del codice rilasciata per chiudere i “buchi” rimasti. OpenOffice.org è uno dei progetti ospitati da collab.net, lo spazio creato per facilitare lo scambio di codice fra gli sviluppatori interessati a progetti open source.
    OpenOffice.org è ormai un programma a tutti gli effetti distinto da StarOffice, ma le modifiche e i miglioramenti apportati alla base di codice pubblica saranno integrati da Sun nel progetto di partenza. La licenza scelta per la distribuzione del codice pone le usuali restrizioni delle licenze open source ma non impedisce di incorporare il codice in prodotti distribuiti sotto una formula diversa dall’open source.
    Passiamo, quindi ad esaminare lo stato in cui si trova attualmente questo prodotto. Per avere un feeling maggiore del prodotto abbiamo utilizzato proprio il modulo di creazione di testi di OpenOffice.org per scrivere le nostre impressioni.
    Abbiamo messo alla prova la build 619 di OpenOffice.org su un Pentium III con clock a 450 Mhz e siamo stati piacevolmente sorpresi dallo stato a cui è arrivato questo progetto.
    Ci sono diversi punti di forza all’attivo di questo nuovo contendente nella difficile arena delle applicazioni per l’ufficio. Partiamo con la citata questione della compatibilità. Tutte le applicazioni della suite sono in grado di gestire i formati proprietari Microsoft: con OpenOffice.org si possono aprire documenti creati con Word, Excel o PowerPoint e, naturalmente, creare documenti compatibili ed utilizzabili con Office.
    La semplicità d’uso merita sicuramente una menzione: è difficile disorientarsi, anche in mancanza dei file della guida, se si è abituati ad utilizzare strumenti di produttività di questa categoria. Le icone della barra degli strumenti sono simili a quelle che siamo abituati a vedere in Office e diversi automatismi del redattore, per esempio digitare Ctrl-I per mettere in corsivo una parola o girare la rotella del mouse per ingrandire i caratteri, non sono disattesi dal programma, tanto che quasi ci si dimentica di avere a che fare con un prodotto nuovo.
    Le innovazioni di OpenOffice.org per quello che riguarda l’interfaccia utente sono facili da capire e da impiegare, e dopo un breve periodo di adattamento possono anche risultare gradite rispetto all’interfaccia di prodotti più assestati.
    La solidità del prodotto - specie se si considera che il codice è in release alfa - è ottima, a dispetto del lavoro fatto per eliminare le dipendenze da prodotti di terze parti e componenti non liberi dal copyright utilizzati in StarOffice. Abbiamo provato a verificare la compatibilità con i formati di Microsoft Office aprendo documenti di una certa complessità senza mettere in crisi OpenOffice.org. I componenti della suite, nonostante i numerosi avvisi sul sito ufficiale che mettono in guardia nei confronti dei bug del prodotto, hanno dimostrato una stabilità quasi degna di una release finale e in qualche settimana di uso normale ci è capitato in rare occasioni di osservare un crash del programma in qualche settimana di uso normale. Naturalmente esistono tanti piccoli difetti, che però non impediscono di proseguire con il lavoro. Alcune sezioni del codice, come il supporto per i database, sono inoltre in uno stato più embrionale e utilizzando pesantemente tali funzioni diventa più facile imbattersi in un crash dell’applicazione.

Le novità rispetto a StarOffice
Il cambiamento più evidente rispetto a StarOffice è la scomparsa del desktop che replicava l’organizzazione e le funzioni di Windows, con tanto di un pulsante Start, integrando le applicazioni della suite nell’area di lavoro. Il desktop di StarOffice si poteva anche configurare in modo da sostituire quello di Windows, con risultati non sempre felici. Questo furto di desktop piaceva ad alcuni e dava sui nervi ad altri; in ogni caso si trattava di una funzione del tutto accessoria rispetto alla possibilità di creare testi, grafici, presentazioni e fogli di calcolo. Le diverse finestre di OpenOffice.org sono comunque ancora tutte figlie della stessa applicazione: questo vuol dire che, se si chiude una di esse (con l’usuale combinazione di tasti Alt-F4) e nelle altre non ci sono documenti da modificare e non salvare, spariscono tutte le finestre aperte, a volte con disappunto da parte dell’utente.
    Con il desktop sono sparite anche alcune applicazioni secondarie, come la gestione di posta e news, che davano maggiore completezza al prodotto ma costringevano chi aveva già adottato un altro programma (Eudora o Netscape o Outlook Express) ad abbandonare le proprie abitudini. La versione open source di StarOffice si limita ai compiti tradizionali delle suite da ufficio: l’elaborazione di testi e di fogli di calcolo e la creazione di presentazioni. Alcune applicazioni della suite sono sostanzialmente accessori delle principali, come il modulo per la creazione di equazioni - che sarà apprezzato dagli insegnanti di matematica - e un programma per la creazione di disegni; quest’ultimo non pretende di sostituire le applicazioni professionali, ma serve per creare senza troppa fatica figure da includere nei documenti o nelle presentazioni. La presenza di una interessante galleria di effetti tridimensionali preconfezionati rende il compito più leggero e migliora i risultati ottenibili da un utente di media capacità.
    Il programma di elaborazione di testi è piuttosto simile a Word nell’aspetto generale. La maggior parte delle voci di menu e dei pulsanti della barra degli strumenti principale non richiedono spiegazioni particolari: tutto funziona come ci si aspetta. La barra secondaria, disposta in verticale nel layout predefinito, raccoglie diversi pulsanti che propongono scelte multiple aprendosi in orizzontale (come per esempio alcuni strumenti di disegno). In definitiva l’interfaccia utente non pone problemi di interpretazione ad un utente esperto.
    All’interno dell’elaboratore di testi, tre strumenti richedono qualche commento. Il primo è il Navigator, caratterizzato da un’icona che rappresenta una rosa dei venti. Questo dà una visione di insieme del documento raggruppando in una vista ad albero le sezioni che lo compongono. Grazie a questa visualizzazione ci si può spostare da un capitolo all’altro o andare a riesaminare le figure, i segnalibri, gli oggetti inseriti e altre categorie di elementi. Si tratta di una funzione necessaria per chi scrive libri o documenti di grande complessità: durante la stesura di lettere o testi di poche pagine il Navigator non è particolarmente prezioso. Le funzionalità principali del Navigator sono utilizzabili anche attraverso i tasti di spostamento che si trovano al di sotto della barra di scorrimento verticale. Come in Office, si può selezionare l’elemento del testo rispetto a cui ci si vuole muovere, per poi spostarsi tra gli elementi analoghi (ad esempio ai capitoli precedenti e successivi) servendosi dei tasti con la doppia freccia rivolta verso l’alto e verso il basso.
    Il secondo strumento di lavoro che analizziamo è lo Stylist, una finestra che contiene una lista degli stili definiti nel documento. Si può usare lo Stylist per modificare il formato del testo selezionato e per verificare quale sia lo stile applicato al punto in cui si trova il cursore; se si ha avuto un’esperienza precedente con Amì Pro, si riconoscerà sicuramente uno schema di interfaccia utente. Lo Stylist asseconda il modo di lavorare di chi prima “butta dentro” il testo e poi, magari durante la rilettura, provvede alla sua formattazione. Chi ha altre abitudini può finire per avere a noia una finestra sempre aperta. In questo caso torna utile un pulsante che consente di avvolgere la finestra dello Stylist e ridurla alla sola barra del titolo, un po’ come avviene con i programmi per Mac. Un pulsante sulla barra degli strumenti permette, inoltre, di mostrare e nascondere lo stylist con un clic. Questa finestrella è fluttuante ma soggetta a clipping rispetto alla finestra principale: deve cioè essere comunque posizionata all’interno della finestra dell’applicazione e chi utilizza un desktop ampio non la può spostare di fianco all’area di lavoro, come parrebbe naturale.
    Il terzo pulsante, chiamato Gallery, è contraddistinto dall’icona di un quadro e fa scendere da sotto la barra dei pulsanti una finestra mobile, che in StarOffice si chiamava Beamer. Questa finestra ha diverse funzioni: in qualche caso mostra un elenco di immagini clip art ed effetti che possono essere inseriti nella pagina, altre volte mostra una vista sul database corrente (l’unico che siamo riusciti ad aprire, una lista di testi in lingua tedesca su StarOffice). In tutti i casi la metafora è quella di una tendina che è possibile “calare” sopra il testo per mostrare informazioni utili o per proporre una scelta in una gamma di strumenti troppo ampia per un menu o una toolbar.
    Il supporto per l’accesso a database è assai precario e non conviene tentare di sollecitarlo più di tanto. Ci saranno certamente novità nelle versioni future, ma per adesso conviene fare finta che non ci sia, o almeno salvare il proprio lavoro di frequente.
    L’applicazione per la creazione di disegni di OpenOffice.org è interessante e offre diverse funzioni avanzate, ma non consente di creare formati grafici portabili: i risultati possono essere utilizzati solo all’interno di altre applicazioni della suite, come il modulo per la creazione di presentazioni. Peccato, perché un programma di disegno freeware di media qualità potrebbe fare comodo quando c’è bisogno di ritoccare o creare una semplice immagine per il web, senza tirare in ballo i costosi programmi per i professionisti.
    Il programma per la creazione di pagine Web differisce dal modulo di elaborazione testi per pochi dettagli, ad esempio un pulsante per visualizzare il codice Html della pagina e non ha funzioni per gestire i frame. OpenOffice.org è un’applicazione promettente ma ancora un po’ immatura: la build 619 si può prendere come un modello funzionante di quello che sarà il risultato finale. Già ora le applicazioni sono utilizzabili (ad esempio per aprire documenti Word voluminosi mandando in pensione il vecchio WordPad), ma c’è ancora da fare parecchia strada per arrivare alla ricchezza di funzioni della concorrenza e offrire una qualità stabile. Nel caso di organizzazioni che stiano valutando l’opportunità di mettersi in regola, valgono criteri di giudizio diversi: in questo caso può essere più adatta StarOffice 5.2, un’alternativa molto più assestata, in attesa del rilascio della versione definitiva di OpenOffice.org che costituirà la base di codice per StarOffice 6.0.

OpenOffice.org 619
Gratuito: il programma è distribuito gratuitamente via Web sotto licenza Open Source
Produttore: OpenOffice.org

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