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Lo sviluppo della Internet Economy in Italia
Scritto da
Valeria Camagni
Per il secondo anno Mate, la società di ricerca che in Italia rappresenta in modo indipendente l’americana Forrester Research, ha fornito i dati relativi all’utilizzo di Internet nelle piccole e medie imprese italiane. Obiettivo dell’Osservatorio 2001 era verificare come le Pmi hanno recepito i fenomeni più innovativi legati all’utilizzo di Internet, ad esempio l’Adsl e i market-place, e nello stesso tempo verificare quale visibilità hanno oggi i siti aziendali e con quali finalità le imprese si affacciano a Internet.
Certamente gli ultimi due anni sono stati decisivi per lo sviluppo della nostra Internet economy: a giugno 2001 i tre maggiori provider dichiaravano oltre 6 milioni di abbonati. A marzo 2001 le società del nuovo mercato quotate in borsa erano 42 e nel 2000 si sono contati oltre 250 investimenti in aziende high tech per oltre 1.000 miliardi di lire . Ma il 2000 è stato anche l’anno in cui “la bolla speculativa si è afflosciata” per dirla con le parole di Daniele Gerundino di Mate. Le imprese hanno capito che Internet può essere un nuovo strumento per fare business in modo diverso e prova ne è che l’Osservatorio Commercio Elettronico Italia di Mate ha censito ben 60 marketplace che sono stati la vera novità per il segmento business nel corso dell’ultimo anno.
Lo sviluppo e la proliferazione di siti
B2B ha privilegiato soprattutto i portatili verticali, espressione di realtà associative e di settore (ne sono un esempio Steeltrading.com, il marketplace per la compravendita di prodotti siderurgici on-line del gruppo Finmatica, e Bravobuild.com l’iniziativa di Italcementi che si rivolge agli operatori del settore edilizia e costruzioni per consentire di comprare e vendere materie prime e semilavorate).
Analizzando il panel di riferimento dell’indagine Mate, costituito da oltre 500 pmi al di sopra dei 10 addetti rappresentative per settore e dimensioni della realtà nazionale, nel I° semestre 2001 risultava che le imprese connesse a Internet erano il 90%, con una crescita significativa anche rispetto al secondo semestre del 2000 (vedasi tab. 1). La maggioranza (59%) si collegano a Internet tramite linee Isdn, un 6% utilizza linee dedicate e solo l’1% sfrutta le nuove tecnologie Dsl a banda larga, verso cui però c’è un grandissimo interesse. Il resto è ancora territorio dei collegamenti dial-up analogici. Un’azienda su due dispone di un sito Internet, e chi non ce l’ha prevede di averlo nei prossimi 12 mesi. Da notare che i servizi di housing sono in crescita: circa il 69.7% delle pmi ha il sito ospitato presso un provider, mentre lo scorso anno il dato era del 52%. Se si guarda al tipo di utilizzo che viene fatto del sito solo il 3% dispone di un web store aziendale, cioè di un ciclo completo dall’ordine alla consegna on-line. Prevale ancora la logica del sito catalogo e poche sono le imprese che fanno di esso un vero e proprio canale di vendita. Questo si riflette anche nella scarsa conoscenza che c’è tra le Pmi dei market-place digitali (solo l’11% ne ha sentito parlare).
Per il futuro quasi la metà delle aziende prevede un miglioramento di banda e un numero maggiore di posti di lavoro connessi.
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