Un’ondata repressiva sulla Rete: ma c’è chi a questo gioco non ci sta
Dal via libera a Carnivore alle major di Internet che controllano la nostra posta. La parola d’ordine sicurezza sembra aver fatto abbassare la sensibilità nei confronti della difesa dei diritti civili. La reazione delle associazioni
Uno degli effetti collaterali più evidenti dell’attentato americano è il tentativo di parte dell’establishment statunitense e - di riflesso - di quello italiano di strumentalizzare la tragedia per invocare maggiori poteri di controllo (anche) sulla rete.
I segnali sono stati da subito deboli ma precisi. Il Fbi, riferisce la rivista on line Hot Wired, ha immediatamente tirato fuori dalla stalla Carnivore (il sistema di intercettazione da installare presso i porvider) e il Senato americano gli ha dato “via libera”.
Dalle nostre parti, già l’indomani della strage, in primissima mattina, il dr. Andrea Margeletti esperto di strategia, affermava convinto che Bin Laden è il terrorista dell’era di Internet. Mentre al Maurizio Costanzo Show, trasmissione che notoriamente non apprezza la Rete, un commentatore (anche lui esperto di terrorismo) fa un ragionamento del tipo: «come possiamo escludere che gli hacker, in grado di violare le banche dati del Pentagono, non abbiano rubato i codici di Air Force One?».
Altri hanno rilanciato, per l’ennesima volta, l’illazione secondo la quale i terroristi nasconderebbero steganograficamente i propri messaggi nelle immagini pornografiche e, last but not least, il Commissario alle telecomunicazioni, Luciano, afferma senza mezzi termini che ci vuole meno libertà sulla rete per combattere i delinquenti. Necessità adombrata anche da Repubblica.it in un recente articolo nel quale si riferisce che alcuni grossi provider americani hanno cominciato a chiudere a raffica siti “estremisti”. Notizia che fa il paio con quella, riportata sempre da Hot Wired, secondo la quale Aol, Earthlink e Microsoft si sono “messe a disposizione” per monitorare le e-mail scritte in arabo e che contengono la parola “Allah”.
Alla strumentalizzazione vergognosa di questi eventi luttuosi si oppongono le associazioni che, in tutto il mondo, lottano contro la censura e pensano che all’intolleranza non si risponda con altra intolleranza ma con la cultura. Nello stesso tempo, è molto difficile condurre un ragionamento pacato su questi temi, senza suscitare le reazioni, spesso in malafede, di chi invoca “giustizia sommaria”.
A livello internazionale, la Association for the Progressive Communication, da tempo attiva nella difesa dei diritti su Internet, ha lanciato un progetto di monitoraggio delle informazioni stampa e delle modifiche normative proposte dai vari Stati in conseguenza delle varie scelte politiche.
La Eff denuncia l’accelerazione “improvvisa” dell’approvazione della normativa sulle intercettazioni mentre in Italia, Alcei ha dato inizio alla compilazione di un dossier che tiene traccia delle reazioni della stampa estera e nazionale, oltre a “tenere alta la guardia” sulle inevitabili “ondate repressive” che si abbatteranno anche sull’Italia.
Per ulteriori approfondimenti:
http://www.alcei.it
http://www.eff.org
http://www.eff.org




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