Intel o Amd? Una diversa filosofia
Leggendo in questa rubrica le varie problematiche di surriscaldamento che affliggono gli utenti di processori AMD, noto che ai lettori non viene proprio in mente di risolvere la questione nel modo più semplice, ovvero passare a un processore Pentium 4.
Gli affezionati di AMD insistono nel seguire i consigli di negozianti che non riescono ad aiutarli: dissipatori in rame, ventole tachimetriche da 7.200 giri al minuto, ventole esterne e altro ancora.
È assurdo che una persona debba aprire il case del Pc perché scalda eccessivamente. Il Pc è uno strumento di lavoro e di gioco: deve funzionare e basta! L’utente domestico non dovrebbe mai avere la necessità di aprirlo per nessun motivo.
Con i processori Intel Pentium 4 questi problemi non si pongono. Scaldano meno, hanno una potenza superiore e il costo è inferiore: a parità di MHz, Intel costa molto meno. Inoltre, tra un Athlon XP 2200+ (frequenza effettiva di 1,8 GHz) e un Pentium 4 di Intel a 2,8 GHz c’è ben 1 GHz di differenza, non è una inezia!
Gli affezionati di AMD insistono nel seguire i consigli di negozianti che non riescono ad aiutarli: dissipatori in rame, ventole tachimetriche da 7.200 giri al minuto, ventole esterne e altro ancora.
È assurdo che una persona debba aprire il case del Pc perché scalda eccessivamente. Il Pc è uno strumento di lavoro e di gioco: deve funzionare e basta! L’utente domestico non dovrebbe mai avere la necessità di aprirlo per nessun motivo.
Con i processori Intel Pentium 4 questi problemi non si pongono. Scaldano meno, hanno una potenza superiore e il costo è inferiore: a parità di MHz, Intel costa molto meno. Inoltre, tra un Athlon XP 2200+ (frequenza effettiva di 1,8 GHz) e un Pentium 4 di Intel a 2,8 GHz c’è ben 1 GHz di differenza, non è una inezia!
Pietro, via Internet
Come spesso ripetuto, la concorrenza tra i produttori ha generalmente un’influenza positiva sui prezzi, anche se talvolta è necessario valutare gli effetti a lungo termine di queste politiche.
In passato, quando veniva progettato il nucleo di un microprocessore si considerava che questo sarebbe rimasto inalterato (a meno di piccole correzioni) per almeno un paio d’anni, e che l’aumento di prestazioni sarebbe stato ottenuto semplicemente attraverso le variazioni della frequenza di clock. Basti pensare ai vari core Mendocino, Katmai e Coppermine che hanno abbondantemente superato l’arco di tempo previsto per la loro produzione. Durante la fase di vendita di un “core”, il produttore aveva quindi il tempo sufficiente per sviluppare la generazione successiva. Le attuali esigenze di mercato hanno abbreviato enormemente la vita utile di un progetto.
I due principali produttori sono stati spesso costretti a rincorrersi e, in quest’operazione, hanno spremuto al massimo i microprocessori che avevano a disposizione, a volte con esiti discutibili. A tal proposito possiamo ricordare il lancio del Pentium III a 1,133 MHz, poi rivelatosi malfunzionante in quanto il core Coppermine non era in grado di operare correttamente a una frequenza così elevata, e l’immissione sul mercato delle prime versioni del processore Athlon XP con core Thoroughbred, incapace di superare i 2 GHz di clock.
Con i continui aumenti della frequenza, i limiti fisici di un’architettura vengono generalmente raggiunti entro un anno dall’immissione in commercio e ciò comporta grossi problemi ai produttori, costretti a completare molto più rapidamente il progetto di un nuovo processore.
Al fine di allungare l’intervallo di tempo necessario per la progettazione di un nuovo “core”, le Cpu vengono ormai portate al loro estremo. È per questo motivo che sono stati immessi sul mercato processori che arrivano a dissipare fino a 70 watt in calore: in passato si sarebbe evitato il rilascio di questi modelli in attesa di ottenere lo stesso livello di prestazioni mediante la riprogettazione del nucleo del processore invece che con la bruta frequenza di clock.
Questa politica ha portato alla necessità di disporre di sistemi di raffreddamento in grado di consentire un funzionamento affidabile della Cpu. Purtroppo, una lunga serie di fattori, alcuni dei quali rilevabili solo in modo empirico, possono influenzare il risultato finale e spesso l’utente meno esperto non è in grado di isolare le cause del problema.
Intel ha lavorato probabilmente meglio di AMD nel garantire che, in ogni caso, anche un sistema installato in maniera non del tutto corretta sia comunque in grado di funzionare. In quest’ottica, il Pentium 4 è stato dotato di un Ihs (Integrated heat spreader, diffusore integrato di calore) che consiste in un’aletta di alluminio assicurata al die del processore durante il procedimento di fabbricazione. Con questo componente si ottiene il duplice scopo sia di salvaguardare il die da eventuali danni, sia di fornire una maggiore superficie di contatto per la trasmissione del calore, utile in caso di un’installazione non ottimale del dissipatore.
La scelta di lasciare il die esposto adottata da AMD, sebbene richieda perizia a causa della ridotta superficie di contatto, consente però di ottenere il massimo trasferimento termico con l’installazione ottimale di un dissipatore in rame. Infatti, nel caso di impiego di un dissipatore in rame con una Cpu Pentium 4, ci si troverebbe a dover installare il profilo metallico sopra il diffusore integrato Ihs che, essendo composto di alluminio, agirebbe da “tappo” riducendo la trasmissione del calore, in quanto l’alluminio ha una capacità di trasmissione del calore inferiore al rame.
La principale prerogativa che garantisce al Pentium 4 minori problemi di surriscaldamento è quella di poter modificare la propria frequenza interna in caso di temperatura eccessiva. In questo modo il Pentium 4 riesce a funzionare anche con dissipatori sottodimensionati e in telai privi di un adeguato ricambio d’aria.
La riduzione della velocità operativa del Pentium 4 avviene in maniera automatica e trasparente per l’utente, anche se le variazioni nelle prestazioni prodotte da questi meccanismi sono assolutamente evidenti, ad esempio, con l’esecuzione di programmi di benchmark. Nei primi sistemi Pentium 4 pervenuti in laboratorio, la misurazione delle prestazioni risultava spesso incoerente proprio a causa di questa peculiarità. Il fatto che il processore sia in grado di applicare tecniche di controllo della temperatura è sicuramente un vantaggio per l’utente meno esperto, che continuerà a utilizzare il computer senza doversi scontrare con i tipici malfunzionamenti prodotti dal surriscaldamento del processore.
Rimane però da verificare quanta potenza di calcolo metta effettivamente a disposizione un processore Pentium 4 operante in tali condizioni: l’utente neofita forse si accontenta del fatto che il computer funzioni, ma nell’uso professionale si pretende di sfruttare al 100% il processore.
Sul fronte della potenza di elaborazione delle due famiglie di microprocessori, abbiamo più volte spiegato che la frequenza di clock non è l’unico fattore che determina le prestazioni.
È stato ampiamente verificato che i processori Athlon, a parità di clock, risultano più efficienti, specialmente nell’esecuzione di codice macchina x86 generico. Il Pentium 4 ha invece dimostrato di essere basato su una architettura scalabile che, anche grazie al procedimento di stampa a 0,13 micron, fornisce ottime rese in fase di produzione con un conseguente rapido aumento della frequenza di clock, In aggiunta, grazie al set di istruzioni Sse2, è in grado di fornire una notevole potenza di calcolo con applicazioni ottimizzate.
Riguardo al rapporto prezzo/prestazioni, lasciamo che ogni utente faccia le proprie considerazioni, consigliando di valutare attentamente l’ambito di impiego dell’hardware.
In passato, quando veniva progettato il nucleo di un microprocessore si considerava che questo sarebbe rimasto inalterato (a meno di piccole correzioni) per almeno un paio d’anni, e che l’aumento di prestazioni sarebbe stato ottenuto semplicemente attraverso le variazioni della frequenza di clock. Basti pensare ai vari core Mendocino, Katmai e Coppermine che hanno abbondantemente superato l’arco di tempo previsto per la loro produzione. Durante la fase di vendita di un “core”, il produttore aveva quindi il tempo sufficiente per sviluppare la generazione successiva. Le attuali esigenze di mercato hanno abbreviato enormemente la vita utile di un progetto.
I due principali produttori sono stati spesso costretti a rincorrersi e, in quest’operazione, hanno spremuto al massimo i microprocessori che avevano a disposizione, a volte con esiti discutibili. A tal proposito possiamo ricordare il lancio del Pentium III a 1,133 MHz, poi rivelatosi malfunzionante in quanto il core Coppermine non era in grado di operare correttamente a una frequenza così elevata, e l’immissione sul mercato delle prime versioni del processore Athlon XP con core Thoroughbred, incapace di superare i 2 GHz di clock.
Con i continui aumenti della frequenza, i limiti fisici di un’architettura vengono generalmente raggiunti entro un anno dall’immissione in commercio e ciò comporta grossi problemi ai produttori, costretti a completare molto più rapidamente il progetto di un nuovo processore.
Al fine di allungare l’intervallo di tempo necessario per la progettazione di un nuovo “core”, le Cpu vengono ormai portate al loro estremo. È per questo motivo che sono stati immessi sul mercato processori che arrivano a dissipare fino a 70 watt in calore: in passato si sarebbe evitato il rilascio di questi modelli in attesa di ottenere lo stesso livello di prestazioni mediante la riprogettazione del nucleo del processore invece che con la bruta frequenza di clock.
Questa politica ha portato alla necessità di disporre di sistemi di raffreddamento in grado di consentire un funzionamento affidabile della Cpu. Purtroppo, una lunga serie di fattori, alcuni dei quali rilevabili solo in modo empirico, possono influenzare il risultato finale e spesso l’utente meno esperto non è in grado di isolare le cause del problema.
Intel ha lavorato probabilmente meglio di AMD nel garantire che, in ogni caso, anche un sistema installato in maniera non del tutto corretta sia comunque in grado di funzionare. In quest’ottica, il Pentium 4 è stato dotato di un Ihs (Integrated heat spreader, diffusore integrato di calore) che consiste in un’aletta di alluminio assicurata al die del processore durante il procedimento di fabbricazione. Con questo componente si ottiene il duplice scopo sia di salvaguardare il die da eventuali danni, sia di fornire una maggiore superficie di contatto per la trasmissione del calore, utile in caso di un’installazione non ottimale del dissipatore.
La scelta di lasciare il die esposto adottata da AMD, sebbene richieda perizia a causa della ridotta superficie di contatto, consente però di ottenere il massimo trasferimento termico con l’installazione ottimale di un dissipatore in rame. Infatti, nel caso di impiego di un dissipatore in rame con una Cpu Pentium 4, ci si troverebbe a dover installare il profilo metallico sopra il diffusore integrato Ihs che, essendo composto di alluminio, agirebbe da “tappo” riducendo la trasmissione del calore, in quanto l’alluminio ha una capacità di trasmissione del calore inferiore al rame.
La principale prerogativa che garantisce al Pentium 4 minori problemi di surriscaldamento è quella di poter modificare la propria frequenza interna in caso di temperatura eccessiva. In questo modo il Pentium 4 riesce a funzionare anche con dissipatori sottodimensionati e in telai privi di un adeguato ricambio d’aria.
La riduzione della velocità operativa del Pentium 4 avviene in maniera automatica e trasparente per l’utente, anche se le variazioni nelle prestazioni prodotte da questi meccanismi sono assolutamente evidenti, ad esempio, con l’esecuzione di programmi di benchmark. Nei primi sistemi Pentium 4 pervenuti in laboratorio, la misurazione delle prestazioni risultava spesso incoerente proprio a causa di questa peculiarità. Il fatto che il processore sia in grado di applicare tecniche di controllo della temperatura è sicuramente un vantaggio per l’utente meno esperto, che continuerà a utilizzare il computer senza doversi scontrare con i tipici malfunzionamenti prodotti dal surriscaldamento del processore.
Rimane però da verificare quanta potenza di calcolo metta effettivamente a disposizione un processore Pentium 4 operante in tali condizioni: l’utente neofita forse si accontenta del fatto che il computer funzioni, ma nell’uso professionale si pretende di sfruttare al 100% il processore.
Sul fronte della potenza di elaborazione delle due famiglie di microprocessori, abbiamo più volte spiegato che la frequenza di clock non è l’unico fattore che determina le prestazioni.
È stato ampiamente verificato che i processori Athlon, a parità di clock, risultano più efficienti, specialmente nell’esecuzione di codice macchina x86 generico. Il Pentium 4 ha invece dimostrato di essere basato su una architettura scalabile che, anche grazie al procedimento di stampa a 0,13 micron, fornisce ottime rese in fase di produzione con un conseguente rapido aumento della frequenza di clock, In aggiunta, grazie al set di istruzioni Sse2, è in grado di fornire una notevole potenza di calcolo con applicazioni ottimizzate.
Riguardo al rapporto prezzo/prestazioni, lasciamo che ogni utente faccia le proprie considerazioni, consigliando di valutare attentamente l’ambito di impiego dell’hardware.




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