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Semplificare l’infrastruttura It con VMware GSX Server 2.0

Scritto da Guido Sintoni

Un software che permette di far convivere sullo stesso server più sistemi operativi e applicazioni, abbattendo i costi di gestione e amministrazione.
Su PC Professionale dello scorso mese di marzo abbiamo pubblicato la recensione di VMWare Workstation, un interessante prodotto che permette di implementare macchine virtuali in grado di emulare in tutto e per tutto un Pc basato su architettura x86, dando così la possibilità di far convivere sullo stesso computer più sistemi operativi utilizzabili anche contemporaneamente.

Il principio, in sé, non è nuovo: se si hanno sufficienti risorse non utilizzate a disposizione, è possibile demandarle all’emulazione di intere macchine, a partire dal Bios per finire con il file system, esattamente come su elaboratori fisicamente distinti.

Su questo assunto, a grandi linee, si fondano software analoghi per mainframe, tra cui z/VM di IBM.

In questo First Look esamineremo VMware GSX Server 2.0, la versione per sistemi server di VMware. Si tratta di un prodotto adatto a soddisfare svariate necessità: dalla semplificazione di infrastrutture aziendali al pieno sfruttamento delle risorse, secondo i dettami di ciò che, tecnicamente, si definisce server consolidation. Questo concetto teorico, legato all’unicità del server e al dichiarato abbattimento del Tco (Total Cost of Ownership) delle infrastrutture, è richiamato in molti casi pratici: nello sviluppo del software, ad esempio, ma anche in soluzioni ridondanti per esigenze di servizio 24/7, oppure per la distribuzione del carico di lavoro.

GSX Server 2.0, insieme ad ESX Server 2.0 (dedicato a macchine ad alte prestazioni) completa ed estende dunque verso l’alto l’offerta di VMware Workstation. Il software è disponibile in due versioni, che prevedono rispettivamente come sistema operativo host Windows e Linux; può installare svariati sistemi operativi nelle partizioni virtuali create e offre strumenti di amministrazione utilizzabili sia da client dedicati che da browser Web. La nostra presa di contatto con questo prodotto è avvenuta installando il prodotto in una piccola Lan da quattro macchine, collegate verso l’esterno tramite un router/firewall. Abbiamo scelto di dedicare un hard disk Ide da 20 GByte interamente a Windows 2000 Server come sistema operativo host (GSX Server 2.0 non è installabile sulle versioni 2000/XP Professional o inferiori; lo è, di contro, VMware Workstation), e di ricavare su di esso tre volumi logici sui quali caricare tre differenti sistemi operativi guest: Linux Mandrake 8.1, Linux RedHat 6.1 e Microsoft Windows ME.

L’hardware impiegato - ben superiore alle minime specifiche richieste ma appena sufficiente a garantire un corretto funzionamento del sistema - verteva su una Cpu economica quale un AMD Duron 1000 MHz e 512 MByte di Ram.
In questa schermata è possibile osservare l’installazione di VMware GSX Server 2.0 in ambiente Windows. Bastano pochi minuti per completare la procedura.
VMware GSX Server 2.0 supporta macchine con un massimo di quattro Cpu e permette di creare fino a 24 virtual machine per processore, anche se appare saggia la raccomandazione di non installarne più di quattro per Cpu. La memoria spazia da un minimo di 256 MByte (realisticamente, è meglio raddoppiare o quadruplicare il quantitativo) fino ad 8 GByte Ram. Tutto sommato risibile lo spazio su disco richiesto: da 20 MByte (Linux) a 275 MByte (Windows) per il server e i componenti accessori sull’host, e da 10 MByte (Linux) a 175 MByte (Windows) per la console di accesso su macchine remote.

In aggiunta bisogna ovviamente calcolare lo spazio richiesto dai sistemi operativi installati nelle virtual machine (guest, secondo la terminologia proposta dal manuale d’uso di GSX Server - ottimo ma disponibile solo lingua inglese come del resto il software stesso ). Il produttore di VMWare GSX Server ha posto grande attenzione sulla certificazione dei sistemi operativi host, tra i quali - oltre ai sopracitati Windows versione Server (NT 4.0 SP-6a, 2000 SP-2, .Net) - spiccano quasi tutte le distribuzioni Linux con kernel 2.2 e successivi.

I requisiti di sistema delle workstation remote sono meno esosi, e c’è da notare la mancanza di Windows 9x/ME tra gli OS supportati: tutto sommato, vista l’utenza cui il prodotto è rivolto, ciò costituisce più un beneficio che un danno.

L’installazione crea una virtual machine con Cpu identica a quella della macchina fisica; Bios Phoenix 4.0r6, chipset Intel 440 BX, memoria Ram allocabile fino a 2 GByte, hard disk virtuali fino a 128 GByte (Ide: il supporto è per quattro periferiche) e 256 GByte (Scsi, con emulazione di un host bus adapter Mylex BT-958 compatibile, fino a due floppy disk drive, quattro porte seriali, due parallele, due porte USB 1.1, due porte Ps/2.
VMWare permette di utilizzare in contemporanea più sistemi operativi: in figura si può osservare l’avviamento simultaneo di due macchine virtuali con differenti distribuzioni Linux. Naturalmente è necessario disporre di parecchia Ram e di un processore potente per ottenere prestazioni adeguate.
Completano il quadro l’emulazione di una scheda di rete basata su chip AMD Pcnet-PCI II, di una scheda video Svga e persino di una scheda audio Sound Blaster 16 compatibile. La differenza, dunque, rispetto ad un Pc “fisico” non esiste: ovviamente, nel caso di più virtual machine, non è chiaramente possibile un accesso contemporaneo ai device fisici. Per i test abbiamo allocato 64 MByte di Ram e 4 GByte di spazio su disco a Windows ME; 128 MByte di Ram e 4 GByte a RedHat Linux 6.1; 192 MByte di Ram e 6 GByte per Mandrake 8.1. In genere, la compatibilità di GSX Server si è rivelata di buon livello: tuttavia è insorta qualche difficoltà con la scheda Svga emulata (non sarebbe male se sul proprio sito VMware rendesse disponibili dei file di configurazione per Xfree), e si è rivelato impossibile usufruire di alcuni file system journaled (ReiserFS e ext3 con Mandrake 8.1): il processo di installazione si è infatti interrotto bruscamente.

Degna di nota è la possibilità di installare i sistemi operativi guest senza dover necessariamente suddividere in partizioni il disco fisso della macchina host: le macchine virtuali infatti possono essere memorizzate all’interno di cartelle standard di Windows.
Il centro di controllo delle VM di GSX Server; da qui è possibile definire la memoria allocata per ciascuna virtual machine. Non è invece previsto il ridimensionamento della partizione creata.
Encomiabile, inoltre, ci è sembrata la stabilità di GSX Server, che ha digerito operazioni non proprio ortodosse quali lo spostamento del disco virtuale da una cartella utente all’altra, o il ripartizionamento dello spazio disco virtuale per accogliere - in un singolo volume virtuale - due sistemi operativi.

Sono possibili sia l’esecuzione che il controllo remoto, mediante client dedicato (per Linux e Windows: nel nostro caso hanno funzionato egregiamente entrambi) e browser Web, per lavorare e condividere virtual machine multiple sulla macchina host. Per quanto riguarda le attività di personalizzazione e di programmazione,GSX Server mette a disposizione Api (Application programming Interfaces) basate su Com e Perl. Pur considerando come ci sia veramente poco da estendere o integrare, in virtù della notevole completezza dell’applicazione, auspichiamo che le prossime versioni supportino anche le piattaforme Java e .NET.

VMware GSX Server apre molteplici possibilità, non necessariamente legate all’uso degli strumenti dell’applicazione: l’eccellente orientamento al networking, ad esempio, consente di realizzare sistemi multi-tier su macchine virtuali separate, cui dedicare indirizzi Ip differenti. Le potenzialità che ne derivano, tanto in fase di sviluppo e test quanto in produzione, sono evidenti: per dirne una, si può pensare di realizzare soluzioni di failover clustering contando su più macchine virtuali gemelle.

Se combinato alle potenzialità di sistemi operativi fortemente orientati al networking (naturale pensare a Linux o *BSD), VMware può quindi fare la differenza in molte soluzioni a basso costo e ad alte prestazioni.


VMWare GSX Server 2.0
Euro 3.305,15

Il prezzo è Iva esclusa e si riferisce alla versione pacchettizzata del prodotto. La versione scaricabile da Internet costa invece euro 3.250,92 più Iva. Entrambi i prezzi comprendono l’opzione obbligatoria Gold Support di assistenza tecnica. La versione Educational costa (compreso il Gold Support) indicativamente euro 2.000 più Iva.

In breve: VMware GSX Server 2.0 è un’applicazione in grado di girare su Windows 2000 o XP (solo sulla linea Server) oppure su Linux per dare vita, presumibilmente in ambito aziendale, a macchine virtuali su cui installare i più disparati sistemi operativi ed applicazioni, in particolare nell’ottica del server consolidation. Non troppo avido di risorse macchina, VMware GSX Server 2.0 vanta funzionalità di assoluta eccellenza.

Produttore: VMware, Palo Alto, Usa.

Distributori: Questar, via Maglio del Lotto 2, 24126 Bergamo; tel. 800-783.7827. Systematika, via Galileo Ferraris 2, 21047 Saronno (Va); tel. 02-96410282.

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