Padova come Woodstock. Ma stavolta hi-tech
La terza edizione di Webbit ha i sintomi dell’irripetibile: un buon compromesso tra spirito hacker e piedi per terra che apre le porte alle aziende e valorizza la competenza dei singoliLa Woodstock dell’informatica italiana si riveste, anche se il nodo della cravatta non è poi così impeccabile e gli atteggiamenti somigliano più a quelli di un teenager investito da improvvisa responsabilità che a quelli di un navigato manager d’azienda.
La terza edizione di Webbit (articolata sugli appuntamenti del 9-11 maggio a Padova e del 29-30 maggio a Napoli) è ormai alle porte: l’attenzione e la partecipazione delle aziende è cresciuta, almeno a giudicare dalle prestigiose griffe che affollano il sito della manifestazione. Sun, Microsoft, Adobe, Macromedia e Cisco la fanno da padroni come main partner.
C’è molto, dietro a Webbit: la competenza dei singoli e l’interesse delle aziende legate all’informatica, ma anche dei media interessati all’aspetto legato al costume. Webbit ha trovato già dall’anno scorso la formula magica per legare il lato hacker nascosto (ma neanche tanto) in ogni sviluppatore con l’attrattiva di uno stipendio fisso garantito dai grandi player. Un esempio? La presenza di Microsoft, accolta da curiosità e, al limite, da indifferenza, ma non da scherno. E, per dirla tutta, al di là di ogni considerazione che giocoforza suscita un modello di sviluppo quale quello dell’azienda di Redmond, le sessioni tecniche tenute nel 2002 da Microsoft a Webb.it sono state tutt’altro che banali.
Webbit 2003 si apre all’insegna di una suddivisione meno entropica (e forse meno libera): all’originario Webbit, si sono affiancate Webbit Pro (che ospita le soluzioni dei vendor di Ict), Webbit Edu (per l’educational e l’editoria) e Webbit Con (per aziende emergenti, community e singoli operatori).
I seminari, sulla carta, mantengono un livello tecnico elevato: tra i tanti, spiccano quelli legati a *Bsd in genere, e alle tematiche legate alla sicurezza garantita da questo sistema operativo. Non deve quindi scandalizzare che «l’iscrizione a un percorso e la partecipazione ad almeno tre dei seminari del percorso daranno diritto ad un attestato di partecipazione offerto dallo sponsor del percorso ed intestato al partecipante stesso»: significa che l’interesse delle aziende è elevato, e che esse valutano strategico sborsare denaro in cambio di una presenza su qualche centimetro quadrato di carta.
Seminari e workshop saranno quindi “puliti” anche sotto l’occhio lungo delle aziende: queste servono anche a mediare i tanti (anche se genuini) eccessi che possono nascere quando, per propria convinzione, si è portati a pensare in una sola direzione. E la massiccia presenza delle aziende commerciali testimonia in maniera indiretta quanto esse siano attente alle capacità dei singoli.
Quella che si aprirà da qui a pochi giorni è quindi una kermesse che ha i sintomi dell’irripetibile: un equilibrio tra due forze equivalenti, che - probabilmente - sono più vicine di quanto possano credere. Se capiterà di guardarsi con sospetto in nome del software aperto o chiuso, libero o proprietario, basterà una battuta dell’ospite d’onore John “Maddog” Hall, tra una proposta commerciale e una feroce gara di gavettoni, a far sbollire gli animi.




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