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Una notte a Webbit

Scritto da Guido Sintoni

Folklore free software, birra, musica ma anche lavoro nelle ore di calma: il racconto del nostro inviato
Cala la notte su Webbit. Il padiglione che racchiude gli stand colorati delle aziende è chiuso; una pioggia intermittente contribuisce a rendere l’atmosfera rilassata e vagamente lovecraftiana.

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È in questo momento in cui il metallo degli chassis si fonde con lo spirito dei partecipanti, in una sorta di rito pagano in cui si immolano linee di codice ala tecnologia. In sottofondo, altoparlanti diffondono musiche eterogenee, a volte suadenti e a volte aggressive.

I volti sono sereni e spesso provati dalla fatica: dalla partecipazione a seminari impegnativi, dalla prolungata permanenza davanti a un video di dimensioni troppo anguste per risultare amichevole, dal semplice stare insieme per socializzare.
Un ragazzo con i capelli da paggio rinascimentale brandisce un forcone a mo’ di diavolo, da novello emulo di Chuck, il diavolo in scarpe da tennis vessillo di Bsd: la par condicio impone che, da un momento all’altro, si materializzi qualcuno camuffato da Blowfish, il pesce palla mascotte di OpenBsd, e qualche pinguino a raffreddare ulteriormente una sera in cui l’aria condizionata la fa da padrone e calma i bollenti spiriti di centinaia di alimentatori costretti a un superlavoro.

Gli sguardi assorti di chi si gode il riposo del giusto si contrappongono alla concentrazione di chi pensa di avere avuto l’ispirazione della vita e la sta traducendo in routine che un profano non capirebbe nemmeno se provasse a farlo fino alla fine dei suoi giorni.
I relatori dei workshop previsti per l’indomani guardano nervosi l’orologio e si affrettano a realizzare le ultime slide; e pazienza se, per una volta, ci si aiuta con Power Point.

Qualche birra ristoratrice rende ancor più irreali le effusioni di due giovani innamorati che riescono a trovare intimità in mezzo a qualche centinaia di giovani assorti in tutt’altro.
I neon delle insegne illuminano quella che si preannuncia una notte fuori dal normale: il credo geek è riuscito a radunare da tutte le parti d’Italia persone da un’unica passione. E se le ore di sonno saranno movimentate da qualche decibel di troppo, poco male: sui treni di ritorno i reduci di Webbit potranno abbandonarsi a un meritato riposo. Senza darlo magari a vedere: il vero geek dorme crittografando anche i sogni.

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