Dab: la radio digitale sul mercato italiano
Il sistema Digital Audio Broadcasting potrebbe rivelarsi l’evoluzione più significativa in ambito di trasmissioni radiofoniche dai tempi dell’introduzione della modulazione di frequenza.Nell’ormai lontano 1987 la Comunità europea promosse una serie di iniziative di ricerca tecnologica nell’ambito del progetto Eureka. Tra queste vi fu la fondazione del consorzio Eureka 147, un gruppo formato da istituti di ricerca, enti radiofonici e produttori di dispositivi di elettronica di consumo.
Scopo del progetto era quello di sviluppare un sistema di trasmissione radiofonica digitale, in grado di garantire una ricezione audio di alta qualità e priva di interferenze, corredata da comunicazioni multimediali e di dati e con un uso efficiente dello spettro elettromagnetico. Il risultato di queste ricerche è stato il Dab (Digital Audio Broadcasting), uno standard approvato dall’ente Etsi (European Telecommunications Standard Institute) nel 1997.
I vantaggi della tecnologia digitale, che solo ora sembra affacciarsi anche in Italia a livello commerciale, sono innumerevoli e riguardano sia gli utenti finali sia le emittenti e gli organi che governano le licenze in ambito di telecomunicazioni.
In primo luogo il Dab è in grado di veicolare audio digitale a una qualità elevata, paragonabile a quella dei Cd musicali, e priva di disturbi, risultando al contempo più resistente rispetto al vecchio sistema analogico a fenomeni di interferenza dovuti a ostacoli, echi e perturbazioni meteorologiche.
Le specifiche non hanno limitazioni sulla struttura della rete di trasmissione: il Dab può essere una forma di comunicazione sia satellitare che terrestre; inoltre una trasmissione Dab può essere ricevuta da dispositivi sia fissi che mobili e può operare su qualsiasi frequenza dai 30 MHz ai 3 GHz. Il sistema Dab entra nel mercato con le caratteristiche necessarie a imporsi nell’era della multimedialità e dell’integrazione di varie forme di comunicazione. In questo senso le specifiche consentono di fornire una serie di servizi aggiuntivi, sulla falsa riga (ma di livello nettamente superiore) a quelle introdotte dal sistema Rds nelle radio analogiche. Tra le possibili applicazioni vi sono l’integrazione con il sistema Gps per l’aggiornamento in tempo reale su traffico e itinerari, informazioni e testi dei brani musicali programmati, avvisi sulla programmazione e segnalazioni di sincronizzazione.
Il protocollo Mot (Multimedia Object Transfert) è poi specificatamente pensato per il trasferimento di qualsiasi tipo di formato multimediale, immagini, filmati o altro, con una banda massima di 1,8 Mbps.
Il Dab sfrutta poi in modo efficiente lo spettro elettromagnetico, riunendo in un unico flusso digitale più trasmissioni alla medesima frequenza e facendo uso della tecnica di diffusione isofrequenziale, che consente di ricevere da diversi trasmettitori la medesima stazione radio a una frequenza prefissata e invariata.
Per quanto riguarda il nostro continente, l’Itu (International Telecommunication Union) e la Commissione europea dal 1996 hanno assegnato al sistema Dab 73 blocchi di frequenza, suddivisi in tre bande dello spettro radio: 12 blocchi fanno parte della banda VHF II (87-108 MHz), 38 della VHF III (174-240 MHz) e i rimanenti 23 nella banda L (1,452 GHz-1,492 GHz).
Data la complessa struttura dell’articolo, di seguito potrete scaricarlo in formato Pdf, esattamente come appare sulla rivista.
• Scarica l’articolo in formato Pdf (1185 KByte)




Ancora nessun commento.