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Il problema dello spamming

Vorrei esporvi un problema che credo essere collettivo, quello del cosiddetto spamming. Non so come mai, ma da qualche tempo ricevo tramite posta elettronica messaggi pubblicitari di ogni tipo. Premetto che non ho autorizzato nessuno a scrivermi all’indirizzo che utilizzo per lavoro.

Ho provato più volte a impostare i filtri di Outlook secondo diverse regole (per esempio, facendogli eliminare i messaggi contenenti determinate parole) e cercando di bloccare i mittenti, ma questi continuano a cambiare indirizzo eludendo le mie protezioni.

Un altro problema che ho riscontrato è legato al fatto che non si può rispondere ai mittenti perché il server di posta non trova l’indirizzo o non lo accetta. In conclusione vorrei chiedervi questo: esiste un’opzione di Outlook che permetta di scaricare solo le e-mail dei mittenti noti ovvero quelli inclusi nella rubrica dei contatti?
Andrea Mannori, via internet
Con la grande diffusione raggiunta da Internet negli ultimi anni era inevitabile che, prima o poi, anche questo media diventasse oggetto di utilizzi più o meno abusivi a carattere pubblicitario. La possibilità di usufruire in maniera illimitata di importanti servizi di comunicazione come la posta elettronica ben si presta a costruire “campagne pubblicitarie” che possono raggiungere migliaia di utenti con un costo praticamente nullo. In America il problema è diventato evidente molto prima che in Italia e sono già state promulgate leggi per regolamentare la giungla della Rete. I

n particolare, la legislazione americana prevede che in calce a ogni messaggio “pubblicitario a carattere continuativo” non esplicitamente richiesto dall’utente sia presente un recapito di posta elettronica da utilizzare per la rimozione dall’indirizzario. Nell’intenzione del legislatore, questo provvedimento avrebbe dovuto praticamente risolvere il problema dello spamming ma, come si suol dire, “fatta la legge, trovato l’inganno”. Infatti, la presenza di un indirizzo di riferimento in calce all’e-mail pubblicitaria rende praticamente legale qualsiasi forma di mass-mailing (spedizione di massa).

Quindi, i gestori che usano queste tecniche di propaganda si trovano ad essere in regola mentre l’utente, bersagliato da ogni forma di “consiglio per gli acquisti”, non ha alcuna garanzia che in seguito alla richiesta il suo nominativo sarà effettivamente cancellato dalla lista dei destinatari.

Al contrario, spesso la richiesta di cancellazione è utilizzata da chi invia pubblicità per avere una stima del numero di utenti che hanno letto il messaggio ed eventualmente eliminare gli indirizzi inattivi. In Italia, la gestione di questi problemi ricade ancora sui singoli provider Internet. Per un controllo efficace dello spamming sarebbe necessario l’esame della corrispondenza che transita attraverso i mail server.

Ciò ovviamente comporta non poche difficoltà sia a livello di fattibilità, in quanto il traffico di posta elettronica conta milioni di messaggi al giorno, sia di privacy, perché non esiste un programma che possa dire con certezza se un messaggio sia, come dicono gli americani, junk mail (posta spazzatura) o una lettera privata. La selezione dei messaggi indesiderati dovrebbe perciò passare inevitabilmente attraverso un filtro umano.

Alcuni provider si sono attrezzati con software di controllo che consentono un esame preliminare delle e-mail, selezionando quelle ad alta probabilità di spamming, in modo da intercettare questo tipo di traffico prima che raggiunga la casella postale dell’utente. Altri servizi di posta elettronica, ad esempio Yahoo!, richiedono all’utente di indicare, dopo la lettura, le mail indesiderate mediante l’utilizzo di un apposito pulsante sulla pagina Web. In questo modo è possibile una sorta di controllo dello spam anche dopo che il materiale pubblicitario è pervenuto a destinazione.

Purtroppo, la facilità con cui è possibile ottenere caselle postali senza lasciare i propri dati personali o utilizzando identità fittizie non facilita il compito di chi dovrebbe individuare gli spammer.

Quando i provider agiscono per impedire lo spamming da un determinato indirizzo, se ne può semplicemente creare uno nuovo e ricominciare daccapo. L’impossibilità di inviare il messaggio con la richiesta di rimozione (a causa dell’indirizzo inesistente o errato) può dipendere da motivi diversi: con alcune accortezze si può infatti falsificare l’intestazione della posta elettronica in modo che riporti dati scorretti oppure, più spesso, perché l’indirizzo e-mail del mittente è stato chiuso dal provider dopo la segnalazione di abuso. Per la costruzione delle liste di destinatari vengono usati diversi metodi, alcuni leciti, altri molto discutibili.

Alcuni siti che offrono gratuitamente il servizio di posta elettronica si riservano di vendere l’indirizzo a terzi per scopi pubblicitari e l’utente è tenuto ad accettare questa condizione nel momento in cui apre la casella postale.

Un altro metodo per procurarsi una lista di destinatari consiste nella scansione dei messaggi dei gruppi Usenet o di altri forum: in ogni messaggio, che ha natura pubblica, è riportato infatti l’e-mail del mittente. Esiste infine la possibilità di utilizzare uno “scanner” ovvero un programma che, in base a un elenco come le Pagine Gialle o a un vocabolario, costruisca combinazioni di caratteri e provveda ad inviare un messaggio di prova. Se il messaggio viene regolarmente recapitato (i server postali segnalano gli indirizzi inesistenti) l’indirizzo viene memorizzato per un futuro utilizzo.

Alcuni programmi sono in grado di offrire un controllo abbastanza efficiente sul materiale ricevuto via posta elettronica e sono stati segnalati anche nelle sezioni di PC Professionale dedicate al software.

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