Le prestazioni degli hard disk Serial Ata
Ho letto sul numero di Novembre 2002 di PC Professionale l’articolo relativo ai nuovi hard disk Serial Ata. Dovendo acquistare a breve un nuovo personal computer, volevo adottare anche nella mia configurazione un paio di dischi fissi di questo tipo dato che, come ho letto nella rubrica “Guida ai componenti”, sono già disponibili modelli di Maxtor e Seagate. Il mio dubbio è sapere quale scheda madre (e quindi quale chipset) scegliere per sfruttare al meglio questa tecnologia. Nell’articolo citato si faceva riferimento al fatto che i produttori di schede madri dispongono solo di soluzioni alternative all’adozione di chipset dotati di controller Serial Ata.
Alessio, via internet
Lo standard Serial Ata è stato formalizzato dopo quasi due anni di studio da parte del Serial Ata Working Group, un’organismo composto da oltre cento membri, tra cui Dell, IBM, Maxtor e Seagate. Fin dalle prime proposte è risultato evidente che il passaggio da un’interfaccia molto affermata come l’Ultra Ata-100/133 avrebbe richiesto l’attuazione di adeguate strategie per consentire una transizione graduale.
Lo standard Serial Ata, perciò, è stato progettato in modo da adattare le vecchie periferiche mediante dispositivi di conversione dei segnali in grado di trasformare il flusso di dati parallelo dei cavi Ata nell’organizzazione seriale tipica del nuovo standard. La maggioranza delle periferiche attualmente in commercio utilizza questi dispositivi. Come evidenziato nell’articolo “Serial Ata: ora la tecnologia è pronta” pubblicato nel numero di Novembre 2002 di PC Professionale, l’esemplare di hard disk fornito per la recensione si basava sull’equivalente modello Ultra Ata, dotato di un adattatore di conversione dell’interfaccia.
Oltre ad alcune differenze di carattere operativo (l’interfaccia Serial Ata è un collegamento punto-punto che non prevede la configurazione master/slave), le limitazioni generate da questo tipo d’implementazione sono evidenti. Anzitutto, le prestazioni ottenibili utilizzando adattatori d’interfaccia sono inferiori a quelle delle unità che supportano il nuovo standard in modo nativo. Ciò dipende dal fatto che i tempi di latenza tipici della prima interfaccia si sommano necessariamente ai tempi - pur brevi - richiesti per la conversione dei segnali. I controller Serial Ata attualmente disponibili, inoltre, scambiano i dati con il sistema attraverso il bus Pci: poiché quest’ultimo è limitato a un throughput massimo di 133 MByte/sec, condiviso da tutte le periferiche sul bus, la velocità massima di 150 MByte/sec prevista dallo standard Serial Ata non è raggiungibile.
Per il momento questo non costituisce un collo di bottiglia, in quanto gli hard disk attualmente in commercio raggiungono un transfer rate di picco non superiore a 100/110 MByte/sec. Tuttavia il problema potrebbe presentarsi a breve, specialmente con la prevista introduzione di dischi Serial Ata in configurazione Raid. Per questa serie di motivi, è improbabile che le periferiche Serial Ata possano fornire attualmente quell’incremento nelle prestazioni dichiarato al momento della formalizzazione dello standard.
L’acquisto di schede madri compatibili con Serial Ata deve essere considerato una sorta di assicurazione per il futuro impiego di tali unità. Riteniamo comunque che le periferiche con interfaccia Ata parallela tradizionale resteranno sul mercato ancora a lungo, sia perché la base d’installato è molto ampia sia perché queste unità sono utilizzate anche in configurazioni proprietarie, la cui vita operativa è notoriamente superiore a quella dell’hardware per personal computer.
Le problematiche che abbiamo esposto saranno superate quando i produttori di chipset, Intel e VIA per primi, introdurranno nuovi Bridge in grado di supportare il protocollo Serial Ata in modo nativo. Questo passo sarà fondamentale in quanto gli integrati che compongono il chipset possono scambiarsi dati mediante un canale preferenziale ad alta velocità (la cosiddetta Hub Architecture di Intel o il collegamento V-Link di VIA). Poiché questi canali operano a 533 MByte/sec, essi consentiranno di trasferire i dati dall’hard disk (150 MByte/sec) alle varie componenti del sistema - processore, memoria e così via - senza imporre rallentamenti.
Inoltre, sia il canale V-Link sia la Hub Architecture sono interfacce di collegamento di tipo seriale e ciò lascia supporre che l’integrazione con lo standard Serial Ata dovrebbe essere realizzabile mantenendo una buona efficienza. Intel ha annunciato che il supporto per questa tecnologia sarà integrato nel proprio South Bridge ICH5, mentre VIA Tecnologies sta lavorando con lo stesso intento ai componenti VT8236 e VT8238. Questi nuovi chipset sono attesi entro la metà del 2003.
Lo standard Serial Ata, perciò, è stato progettato in modo da adattare le vecchie periferiche mediante dispositivi di conversione dei segnali in grado di trasformare il flusso di dati parallelo dei cavi Ata nell’organizzazione seriale tipica del nuovo standard. La maggioranza delle periferiche attualmente in commercio utilizza questi dispositivi. Come evidenziato nell’articolo “Serial Ata: ora la tecnologia è pronta” pubblicato nel numero di Novembre 2002 di PC Professionale, l’esemplare di hard disk fornito per la recensione si basava sull’equivalente modello Ultra Ata, dotato di un adattatore di conversione dell’interfaccia.
Oltre ad alcune differenze di carattere operativo (l’interfaccia Serial Ata è un collegamento punto-punto che non prevede la configurazione master/slave), le limitazioni generate da questo tipo d’implementazione sono evidenti. Anzitutto, le prestazioni ottenibili utilizzando adattatori d’interfaccia sono inferiori a quelle delle unità che supportano il nuovo standard in modo nativo. Ciò dipende dal fatto che i tempi di latenza tipici della prima interfaccia si sommano necessariamente ai tempi - pur brevi - richiesti per la conversione dei segnali. I controller Serial Ata attualmente disponibili, inoltre, scambiano i dati con il sistema attraverso il bus Pci: poiché quest’ultimo è limitato a un throughput massimo di 133 MByte/sec, condiviso da tutte le periferiche sul bus, la velocità massima di 150 MByte/sec prevista dallo standard Serial Ata non è raggiungibile.
Per il momento questo non costituisce un collo di bottiglia, in quanto gli hard disk attualmente in commercio raggiungono un transfer rate di picco non superiore a 100/110 MByte/sec. Tuttavia il problema potrebbe presentarsi a breve, specialmente con la prevista introduzione di dischi Serial Ata in configurazione Raid. Per questa serie di motivi, è improbabile che le periferiche Serial Ata possano fornire attualmente quell’incremento nelle prestazioni dichiarato al momento della formalizzazione dello standard.
L’acquisto di schede madri compatibili con Serial Ata deve essere considerato una sorta di assicurazione per il futuro impiego di tali unità. Riteniamo comunque che le periferiche con interfaccia Ata parallela tradizionale resteranno sul mercato ancora a lungo, sia perché la base d’installato è molto ampia sia perché queste unità sono utilizzate anche in configurazioni proprietarie, la cui vita operativa è notoriamente superiore a quella dell’hardware per personal computer.
Le problematiche che abbiamo esposto saranno superate quando i produttori di chipset, Intel e VIA per primi, introdurranno nuovi Bridge in grado di supportare il protocollo Serial Ata in modo nativo. Questo passo sarà fondamentale in quanto gli integrati che compongono il chipset possono scambiarsi dati mediante un canale preferenziale ad alta velocità (la cosiddetta Hub Architecture di Intel o il collegamento V-Link di VIA). Poiché questi canali operano a 533 MByte/sec, essi consentiranno di trasferire i dati dall’hard disk (150 MByte/sec) alle varie componenti del sistema - processore, memoria e così via - senza imporre rallentamenti.
Inoltre, sia il canale V-Link sia la Hub Architecture sono interfacce di collegamento di tipo seriale e ciò lascia supporre che l’integrazione con lo standard Serial Ata dovrebbe essere realizzabile mantenendo una buona efficienza. Intel ha annunciato che il supporto per questa tecnologia sarà integrato nel proprio South Bridge ICH5, mentre VIA Tecnologies sta lavorando con lo stesso intento ai componenti VT8236 e VT8238. Questi nuovi chipset sono attesi entro la metà del 2003.




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