Quota mercato Telecom a 70,8% non inficia liberalizzazione - Cheli
ROMA (Reuters) - L’attuale forza di mercato di Telecom Italia, che nel 2002 ha avuto il 70,8% del traffico telefonico, non significa che la liberalizzazione delle tlc in Italia non abbia funzionato.Lo ha detto, nella sua relazione presentata oggi in Parlamento, il presidente dell’Autorità di vigilanza del settore Enzo Cheli.
“Il dato più significativo emerge sul terreno della redistribuzione dele quote di mecato. L’operatore dominante che, nel corso del 2001, era disceso nel traffico telefonico dall‘83% al 76,8%, è disceso ulteriormente nel corso del 2002 di circa 6 punti, toccando oggi il livello del 70,8%: e questo pur conservando nel fatturato, soprattutto in ragione del canone, quote decisamente più elevate”.
Secondo Cheli non si può affermare che “il mercato italiano si presenta ancora come uno dei meno competitivi del contesto europeo”, ma il presidente dell’Autorità sottolinea anche che, malgrado “questi giudizi positivi” espressi in sede comunitaria e Ocse sulla liberalizzazione delle tlc italiane, “restino tuttora aperti problemi rilevanti, quali quelli connessi alla posizione preminente e quasi esclusiva dell’incumbent nel mercato dell’accesso (come accade del resto in quasi tutti i Paesi europei); all’esigenza, ancora insoddisfatta, di incentivare nella regolazione gli investimenti nelle reti da parte degli operatori alternativi; alla necessità di accentuare la vigilanza sui punti caldi della competizione”.
Ricordando i risultati della istruttoria preliminare sul mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, che ha portato “ad accertare per il triennio 1998-2000 il superamento della soglia del 30% delle risorse complessive del sistema da parte della Rai, della società Rti, e di Publitalia spa [società di raccolta del gruppo Mediaset MS.MI]. Da qui la formulazione nei confronti di tali società di un richiamo formale, che si caratterizza già come sanzione, oltre che come diffida”.
L’autorità finirà questa indagine nel 2004.




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