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L’Europa contro lo spam

Scritto da Alessandro Lubello

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L’Unione dichiara guerra alla posta elettronica spazzatura: interventi legislativi; accordi con aziende, misure tecniche. Ma gli Usa sembrano scegliere una strada opposta a quella di Bruxelles e ciò vanificherebbe tutti gli sforzi della Commissione
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L’Unione europea (Ue) ha deciso di sferrare un’offensiva contro lo spamming, l’invio di e-mail dal contenuto prevalentemente commerciale senza il consenso del destinatario. Una serie di iniziative per arginare il fenomeno è stata annunciata ieri dal commissario europeo per le Imprese e la Società dell’Informazione Erkki Liikanen.

Il primo passo da compiere è l’adozione da parte degli Stati membri della Direttiva Ue sulla privacy e le comunicazioni elettroniche, del luglio 2002.
Sulla base di questo provvedimento, entro la fine di ottobre i paesi dell’Unione dovranno introdurre nella propria legislazione il divieto di spamming. La direttiva in questione adotta il principio dell’opt-in, in base al quale i messaggi di posta elettronica a carattere commerciale sono legittimi solo quando vengono inviati con il consenso del destinatario. Lo stesso principio viene applicato agli Sms ricevuti da un qualsiasi terminale, fisso o mobile.

Il secondo passo indicato da Liikanen è l’emanazione di una Comunicazione sullo spam, che dovrebbe essere adottata sempre il prossimo autunno. In questa fase l’attenzione si sposterà su azioni di contrasto allo spam concertate tramite accordi di cooperazione con l’industria (filtraggio, codici di condotta), indagini di polizia, misure di carattere tecnico e sensibilizzazione di consumatori e aziende. Un primo pacchetto di misure, allo studio della Commissione e delle autorità per la privacy europee, sarà oggetto di un workshop previsto a ottobre.

Liikanen ha dichiarato che la lotta allo spam è un obiettivo prioritario della Commissione per il 2003. Il fenomeno è infatti in continua espansione e comincia a provocare seri danni economici a imprese e utenti individuali. Secondo recenti stime, le perdite per le aziende Ue sono state di 2,5 miliardi di euro nel 2002. Inoltre è previsto che per la fine dell’estate più del 50 per cento del traffico e-mail sarà costituito da spam.

Un fattore che Liikanen ritiene decisivo nella lotta allo spam è la cooperazione internazionale, dal momento che la natura del Web fa sì che le e-mail di spam possano essere inviate agli utenti europei da qualunque parte del mondo. L’argomento è stato oggetto di una visita alla Federal Trade Commission statunitense lo scorso giugno e sarà al centro di un workshop che nel 2004 dovrebbe riunire esperti provenienti da tutto il mondo. L’Ue ha inoltre chiesto che la cooperazione internazionale nella lotta allo spam sia inclusa nel piano d’azione che sarà discusso al summit mondiale della Società dell’Informazione di Ginevra il prossimo dicembre.

Proprio la necessità di un’azione coordinata su scala mondiale, però, potrebbe creare non poche difficoltà ai piani della Commissione. Tecnici ed esperti sono convinti che la cooperazione internazionale invocata da Bruxelles potrà funzionare solo se il principio dell’opt-in sarà adottato anche fuori dall’Europa.
Ma sono in molti a esprimere dubbi al riguardo. In un articolo del quotidiano statunitense International Herald Tribune, per esempio, si ricorda che in questi giorni è in discussione negli Stati Uniti una legge che accoglie il principio esattamente opposto a quello europeo, l’opt-out, una sorta di legalizzazione dello spam. Inoltre un altro grande paese come la Cina, che sta valutando l’opportunità di una legge, aspetta di vedere cosa fa Washington prima di decidere sulla materia. «Se americani e cinesi sceglieranno l’approccio opt-out», hanno dichiarato gli esperti interpellati dall’International Herald Tribune, «tutto ciò che di buono potrà fare l’Europa contro lo spam sarà spazzato via, con il paradosso che gli europei saranno sommersi da una quantità ancora maggiore di e-mail non richieste».

Steve Linford, direttore di Spamhaus, organizzazione non profit britannica specializzata nella lotta allo spam, ha calcolato che «se solo una piccola parte di aziende statunitensi inviasse e-mail verso utenti europei, ogni consumatore potrebbe ricevere fino a 230.000 messaggi a settimana». Secondo Linford, infatti, oltre il 90 per cento dello spam proviene da circa 200 gruppi di spammer tra cui non c’è un solo europeo: “in maggioranza si tratta di americani, ma molti agiscono anche in Cina e Corea del Sud”.

La politica Ue contro lo spam solleva ulteriori punti interrogativi, secondo l’International Herald Tribune. Le misure antispam adottate da molti Isp europei e americani, per esempio, rischiano di «bloccare intere regioni e paesi e di far perdere alla Rete la capacità di essere uno strumento senza spazio e senza tempo», sostiene Edith Mastenbroek, portavoce del provider olandese Xs4all.
«Inoltre sono in molti a pensare che la legge non basta a risolvere il problema», aggiunge il quotidiano. «Nell’Ue, l’adozione e l’applicazione di ogni direttiva spetta a ciascuno Stato membro, e ancora non è chiaro quali pene saranno comminate o in che modo i governi incaricati di proteggere i consumatori intendono scovare gli spammer».

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