Speranza nell’innovazione digitale
Il piano del governo per migliorare la competitività delle aziende e dell’intero paese: interventi economico finanziari, normativi e creazione di poli tecnologici. Consulenza pagata dallo Stato per le imprese più piccoleFar crescere l’innovazione nelle imprese - soprattutto quelle piccole e medie - per rendere più competitivo il sistema Italia è l’obiettivo che si propone il “Piano per l’innovazione digitale nelle imprese” lanciato dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca, e dal responsabile delle Attività Produttive, Antonio Marzano.
L’iniziativa, presentata la scorsa settimana a Roma presso la Camera dei Deputati, prevede una serie di interventi tesi a stimolare e coordinare gli investimenti pubblici e privati in innovazione tecnologica, sia nei settori tradizionali sia in quelli ad alta tecnologia.
È proprio il calo di investimenti in tecnologia, hanno sottolineato Stanca e Marzano, una delle principali cause della progressiva perdita di competitività del sistema economico italiano. Recenti analisi, ha ricordato il ministro Stanca, riportano che nel periodo 1995-2000 la produttività media del lavoro negli Stati Uniti è cresciuta del 2,2 per cento, a fronte di un aumento percentuale nell’Ict (Information and Communication Technologies) di circa il 62 per cento. Al contrario, i minori tassi di sviluppo dell’Europa si sono accompagnati nello stesso periodo a una crescita della produttività più bassa: 1,43 per cento a fronte di un contributo Ict del 49,65 per cento.
Inoltre, è stato rilevato come per ogni euro in più investito in Ict si registri una crescita del prodotto pari a circa 1,8 euro, mentre per ogni euro speso in ricerca e innovazione si registra un aumento degli investimenti diretti esteri pari a 4 euro.
Il piano si articola in due fasi, una a breve e l’altra a medio termine. Nella prima sono previste misure di carattere economico-finanziario basate su strumenti già esistenti, che mettono a disposizione fondi per 826 milioni di euro: la legge 46/82, che prevede un fondo per lo sviluppo Ict attualmente pari a 62 milioni di euro; l’inserimento di meccanismi che premiano chi investe anche in innovazione tecnologica attraverso la legge 488/92 (incentivi alle imprese), la cui attuale dotazione finanziaria è di 530 milioni di euro; la legge 388/00 (incentivi per l’accesso al capitale di rischio), che mette a disposizione 227 milioni di euro; l’articolo 56 della finanziaria 2003, per una dotazione di 25 milioni di euro; altri 18 milioni di euro arriveranno dai fondi Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e Cmsi (Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione).
Oltre agli interventi finanziari, sono previste misure di carattere regolamentare, come l’emanazione di un testo unico sulla proprietà industriale, la creazione di tribunali specializzati in materia di proprietà industriale e la riorganizzazione dell’Uibm (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi).
Gli interventi della seconda fase, invece, presuppongono l’emanazione di specifici provvedimenti normativi. È ipotizzata una norma che potrebbe essere inserita nella prossima legge finanziaria per attivare interventi come incentivi fiscali, vouchers e misure di sostegno a spin off ed early stages. Sono previsti anche strumenti per il collegamento tra imprese e centri di ricerca sulla base dell’esperienza maturata negli Stati Uniti, come l’erogazione di un bonus che dovrà essere usato dalle imprese per progetti di innovazione condotti da università e centri di ricerca pubblici.
Tra gli altri interventi, i due ministri hanno annunciato un programma di valorizzazione e creazione di stazioni sperimentali per lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie strategiche per le imprese, e l’avvio del progetto Riditt (Rete Italiana per la Diffusione dell’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico), che prevede la realizzazione di interventi per lo sviluppo dell’innovazione e il trasferimento di tecnologie in favore di soggetti come strutture di ricerca, parchi scientifici e tecnologici, poli tecnologici e università, ubicati nelle aree depresse del paese.
Stanca e Marzano, inoltre, hanno predisposto forme di coordinamento con regioni ed enti locali e l’istituzione del Comitato E-Business, costituito dalle principali associazioni di categoria e dei consumatori con lo scopo di realizzare interventi per la diffusione dell’innovazione e dell’e-business tra le Pmi e i cittadini.
Il piano prevede infine un programma di sensibilizzazione, informazione e formazione per piccole imprese. Uno dei maggiori ostacoli all’innovazione tecnologica nelle Pmi, ha sottolineato Marzano, «è la scarsa conoscenza dei benefici. Non è detto che quattro milioni di Pmi in Italia sappiano di avere un problema o come risolverlo. Pertanto bisogna diffondere la conoscenza». La misura consisterà infatti nello svolgimento sul territorio di seminari, giornate di lavoro ed eventi ad hoc diretti a fornire strumenti per la diffusione della cultura dell’innovazione. «Una volta fatto questo», ha aggiunto Marzano, «le imprese che hanno acquisito le tecnologie avranno bisogno di imparare a usarle, e noi le aiuteremo attraverso servizi di consulenza che lo Stato contribuirà a pagare».




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