Vertici Ibm vogliono trasferire lavoro all’estero - rapporto
NEW YORK (Reuters) - Due alti dirigenti della Ibm, primo produttore mondiale di computer, hanno detto che la compagnia deve moltiplicare i suoi sforzi di trasferimento di impiegati verso l’India e altri paesi oltreoceano. Lo riferisce oggi il quotidiano Usa “The New York Times”.Nelle registrazioni di una teleconferenza fornite al Times da un sindacato, i vertici esecutivi dell’Ibm affermano che la compagnia deve compiere gli stessi passi fatti dalla concorrenza per diminuire le spese trasferendo lavori legati ai servizi fuori dagli Stati Uniti.
L’articolo cita una stima di Forrest Research secondo cui l’industria dei computer statunitense potrebbe trasferire all’estero 450.000 posti di lavoro nei prossimi 12 anni, pari all‘8% del totale di forza lavoro Usa sul settore.
Nella teleconferenza Ibm dello scorso marzo, i vertici della compagnia hanno avvertito che se la tendenza dovesse rafforzarsi i movimenti sindacali potrebbero insorgere, scrive il Times.
“Chi sta al governo si accorgerà di essere limitato nelle sue possibilità di azione, quindi sindacalizzare la faccenda diventa un’opzione allettante”, ha detto nella registrazione il direttore Ibm per le relazioni sul personale globale Tom Linch.
“Uno degli argomenti cui si appellano maggiormente è sul perché gli impiegati debbano organizzarsi per combattere tutto questo”.
Il nastro è stato fornito al quotidiano dal sindacato di Washington Alliance of Technology Workers, il sindacato lo ha pubblicato su un suo sito Web e lo aveva a sua volta ricevuto da un impiegato dell’Ibm rimasto sconvolto dal contenuto della teleconferenza, ha scritto il Times.




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