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L’accesso Wi-Fi pubblico

Scritto da Valeria Camagni

Dapprima tecnologia confinata ai luoghi privati per la connessione Ethernet senza fili, il Wi-Fi si sta imponendo all’attenzione del pubblico e dei grandi operatori di telefonia mobile anche per la possibilità di costituire per mezzo di essa degli hot spot pubblici, ovvero dei luoghi aperti al transito e alla sosta delle persone in cui fornire accesso alla Rete per mezzo di onde radio. Già molto popolari negli Stati Uniti, dove grandi catene come Starbucks e Mc Donald’s offrono ai propri clienti (con modalità diverse) la possibilità di collegarsi per mezzo di Wi-Fi ad Internet, si stanno diffondendo anche nel resto del mondo.

Il concetto alla base degli hot spot è che grazie a un access point wireless collegato in connessione a larga banda a Internet, diventa possibile accedere alle risorse aziendali, navigare o ricevere e-mail esattamente come se si fosse nel proprio ufficio. I luoghi naturali sono quindi sale d’aspetto di aeroporti e stazioni, biblioteche, locali pubblici.

In Italia l’utilizzo del Wi-Fi è regolamentato per quanto riguarda gli ambienti privati, mentre per quanto riguarda i luoghi pubblici è stata concessa dal ministero delle Telecomunicazioni a una serie di operatori una licenza sperimentale temporanea per verificare la fattibilità tecnica del servizio. Proprio a giugno, quando leggerete questo giornale, dovrebbe essere varata una normativa definitiva, in grado di far finalmente decollare gli hot spot pubblici nel nostro paese.

Va precisato che gli hot spot non si prefiggono di fornire una copertura completa del territorio come avviene per le reti cellulari, e per questo motivo Gprs e Wi-Fi possono coesistere tranquillamente. Inoltre, le connessioni Wi-Fi non si prestano all’utilizzo quando si è in movimento (in automobile ad esempio), pur essendo supportate le tecnologie di roaming tra gli access point (i quali peraltro non devono distare tra loro più che qualche centinaio di metri). Solitamente l’accesso al servizio avviene per mezzo di un identificativo e di una password che si ottengono una volta che ci si è registrati presso l’operatore: superata la fase transitoria della sperimentazione sarà possibile organizzare una tariffazione, che si prevede con tutta probabilità essere del tipo flat (canone mensile) o a tempo (con schede usa e getta simili a quelle delle ricariche dei telefoni, con un numero seriale da inserire in fase d’accesso).

È necessario verificare in ogni paese quale sia lo stato di implementazione del servizio, e la lista degli hot spot si allunga in continuazione. Informazioni nei vari paesi sono disponibili sul sito di Intel, che con la tecnologia Centrino enfatizza molto il discorso mobilità, attraverso un motore di ricerca raggiungibile a questo indirizzo. La lista, almeno per l’Italia, non è affatto completa, riportiamo qui di seguito le informazioni in nostro possesso sugli hot spot operanti in Italia alla chiusura di questo numero del giornale.

Concludiamo la rassegna segnalando che la compagnia aerea Lufthansa ha già attivato su alcune rotte transoceaniche un servizio Wi-Fi a bordo dei propri aerei: in pratica i passeggeri equipaggiati di notebook con supporto wireless possono collegarsi a Internet per mezzo di un ponte radio satellitare, grazie a un servizio messo a disposizione da Connexion.

Identica offerta è allo studio da parte di British Airways, e c’è da ritenere che nel giro di qualche anno saranno molte le compagnie aeree che la adotteranno (così come quelle di trasporto ferroviario, Trenitalia inclusa), alleviando notevolmente lo stress dei passeggeri sui lunghi tragitti.

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