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Lo Unix è nostro: pagate per usare Linux

Scritto da Guido Sintoni

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Grandi aziende che impiegano il pinguino invitate a comprare la licenza. Continua la vicenda iniziata con la causa contro Ibm. Ma Unix è veramente di Sco? E la Gpl non è incompatibile con il pagamento di royalty?
Attenzione: il Linux che usi in azienda è equivalente a un software pirata, in quanto deriva dal nostro Unix. Se vuoi evitare le conseguenze della nostra azione legale nei confronti di Ibm, ti proponiamo di pagare una licenza sul tuo installato Linux, a copertura dei binari. Firmato, The Santa Cruz Operation Group, al secolo Sco.

Questa è la sintesi delle 1500 lettere che hanno raggiunto, rispettivamente, i Ceo delle aziende elencate in Fortune 1000 e Global 500: realtà di grandi dimensioni e - secondo gli analisti - di ottima redditività.
Dopo avere citato in giudizio Ibm a causa di presunte violazioni contrattuali sulle licenze relative a Unix, sull’appropriazione dei sorgenti di quest’ultimo e sul successivo trasferimento nel kernel 2.4 di Linux, l’azienda di Lindon (Utah) corregge il tiro e punta decisa su chi usa prodotti e tecnologie che sfrutterebbero il know-how di Sco.
Le parole di Darl McBride, Ceo di Sco, sono chiare: «Più di due milioni e mezzo di server Linux utilizzano il nostro software ogni giorno; pertanto, ci aspettiamo una compensazione per i benefici di cui godono decine di migliaia di utenti».

Sco ha ricevuto lo scorso lunedì la registrazione per il copyright statunitense dei sorgenti di Unix System V, un requisito giuridico per rafforzare la propria posizione sul sistema operativo Unix.
McBride ha dichiarato: «Anche se siamo in possesso di solide basi legali su Unix, le useremo in maniera giudiziosa e prudente». E profittevole, viene da aggiungere: le azioni dell’azienda hanno compiuto un balzo in avanti dell‘11% sul Nasdaq subito dopo l’annuncio.

Mentre la posizione di Sco sembra chiara (il target sono le aziende, mentre nulla verrebbe chiesto agli utenti privati), il nodo cruciale da sciogliere - più che domandarsi se i colossi effettivamente pagheranno - è relativo alla compatibilità tra licenza Gpl e il pagamento di royalty.
Chi deciderà di pagare per evitare eventuali future richieste derivanti dall’esito della causa intentata da Sco a Ibm (il risarcimento richiesto oltrepassa il miliardo di dollari) rischia di non dormire sonni tranquilli.

Bradley Kuhn di Free Software Foundation è categorico: «La General Public License che regola Linux non permette il pagamento di licenze o royalty; perciò, daremo battaglia ad ogni mossa al riguardo».

Vale la pena poi di instillare un altro, ragionevole dubbio: Unix in sé è realmente di Sco, o - piuttosto - l’azienda di Lindon ne detiene solo una parte, pur significativa?
The Open Group, depositario del nome e delle specifiche Unix cui fanno capo più di un centinaio di enti e imprese, tra cui Ibm, Novell, la Nasa, Silicon Graphics e vari fornitori Linux, ha preso posizione, affermando in un comunicato stampa che « frasi quali: “Sco detiene il sistema operativo Unix” e “Sco ha concesso in licenza Unix”, sono chiaramente inappropriate e fuorvianti».

Da tempo, c’è chi vede la longa manus di Microsoft o Sun (gli unici colossi che abbiano accordi di licensing con Sco) dietro le azioni decise provenienti da Lindon, come chi - conti alla mano - definisce la mossa di Sco alla stregua di un tentativo di farsi acquisire da imprese di dimensioni maggiori.

Mentre le aziende non sembrano intimorite dall’azione di Sco - almeno tanto da rinunciare all’installato Linux - la corte dell’Utah, per bocca dello stesso responsabile della comunicazione di Sco, Blake Stowell, non ascolterà la richiesta dell’azienda di Lindon (volta al ritiro dal mercato di Aix, lo Unix di Ibm) prima del 2005.
Per quella data, probabilmente, Sco avrà chiarito la propria posizione sugli Unix *Bsd, per adesso ignorati: sistemi che, lato server, sono molto diffusi e sui quali un’azienda quale Apple ha basato buona parte delle proprie attuali fortune.

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