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Wind: ecco perché crediamo in i-mode

Scritto da Giulio Boresa

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Il direttore marketing Internet e multimedia spiega le ragioni della scommessa; i punti di forza e la strategia anti Vodafone Live!. I dubbi sulle tariffe
Perché Wind ha deciso di scommettere sull’i-mode? Poche, le informazioni che finora ha offerto al pubblico. Di concreto, è noto soltanto che i primi servizi partiranno entro il 2003 (forse in autunno) e che seguiranno lo schema giapponese, introdotto anche in Belgio, Olanda e Germania. Basato su macro categorie come i-appli, i-motion, i-area e i-shot. In Francia e in Spagna, gli altri due Paesi europei dove l’i-mode è già arrivato, si segue invece uno schema proprietario di presentazione dei servizi.

Per meglio comprendere la portata della scommessa di Wind, MyTech ha quindi intervistato Laura Rovizzi, Direttore Marketing Internet e Multimedia Wind. Strappandola per qualche minuto dalla sua tournee di riunioni che ha seguito l’annuncio del lancio dell’i-mode.

Perché i-mode, perché adesso? «L’i-mode è per Wind un fattore di accelerazione nello sviluppo della strategia della “banda larga mobile”, che rende ancor più agevole la transizione dei clienti dai telefonini 2,5G (Gprs) a quelli 3G (Umts)», risponde Rovizzi. La scelta dei tempi è stata quindi cruciale: l’i-mode come trampolino verso il 3G, che Wind conta di lanciare nel prossimo anno. Non c’è da temere la concorrenza di Vodafone Live!, principale piattaforma concorrente dell’i-mode in Europa, dice Rovizzi. «Direi che è Vodafone, con un milione e mezzo di clienti Live!, che vorrebbe contrastare la crescita di i-mode, che però conta circa 39 milioni di utilizzatori a livello globale».

In Europa, però, Vodafone Live sta vincendo sull’i-mode: un milione e mezzo di clienti (tra Italia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Svezia, Olanda) contro 600 mila circa. E i due servizi sono partiti circa nello stesso periodo, a fine 2002. Ciononostante, Wind dice di credere molto nel potenziale dell’i-mode.

È stata una ragione di calcolo commerciale a spingere l’uno nelle braccia dell’altro. «L’i-mode è un progetto profondamente diverso da Vodafone Live! perché basa il suo successo sulla quantità e qualità dei contenuti che il modello “open garden” è capace di stimolare, rispetto al modello “walled garden” di Vodafone», sostiene Rovizzi.

E i servizi dati sono il business del futuro prossimo per gli operatori di rete mobile, secondo molti analisti, perché offrono un margine di profitto anche doppio rispetto alle chiamate voce. L’i-mode, che ha portato centinaia di servizi nei Paesi europei dov’è arrivato e migliaia in Giappone, è quindi la risposta di Wind a Vodafone in un settore delicato e di grande importanza.

Non è dato conoscere le future tariffe i-mode di Wind: sono ancora in via di definizione. Secondo il modello seguito in Europa, però, c’è un canone mensile che include una certa quantità di dati (5 euro per 750 KB è l’offerta dell’operatore francese Bouygues, sufficienti per 50 e-mail inviate/ricevute e 200 pagine caricate, circa). Poi si paga un eccedenza (1 eurocent a KB). Si possono avere anche tariffe tutte a consumo. L’accesso ai siti, che offrono servizi di natura molto più varia rispetto a quelli di Vodafone Live! (dai giochi all’elenco del telefono, dalle mappe alle funzioni bancarie), si paga a parte, con un canone mensile da 1 a 3 euro. Molti sono però gratuiti. È così in tutti i Paesi europei dell’i-mode. Per sapere se lo sarà anche in Italia (com’è probabile), bisognerà aspettare ancora qualche mese.

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