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L’incubo tecnologico: una vita dentro Matrix

Scritto da Adem Sehovic

Matrix, la realtà virtuale creata dai computer per tenere prigionieri gli esseri umani nell’omonimo film, potrebbe diventare una realtà “reale”. Certo non ai livelli della finzione cinematografica, dove gli umani vivevano un sogno permanente, o sarebbe meglio dire un incubo, convinti di vivere una vita normale. E soprattutto di essere liberi. Ma una nuova Matrix, ben più terrificante poiché reale, si sta già creando intorno a noi.

La nostra libertà, infatti, è sempre di più a rischio. Dopo gli attacchi alle Torri Gemelle dell‘11 settembre, e le guerre “preventive” volute dall’attuale amministrazione Bush per garantire la sicurezza degli USA e “difendere” la democrazia, in buona parte del mondo si sta affermando sempre di più la necessità di controllare ogni possibile canale di comunicazione, sacrificando parte dei nostri diritti alla privacy e della libertà di espressione, forse per timore che possa essere utilizzato da eventuali terroristi per organizzare altri eventuali attacchi. Internet, nata come rete libera e incontrollabile, oggi sta cedendo alle pressioni di chi la vuole “domare”, censurare, incatenare. Un trend giustificato in nome della sicurezza? O è solo una scusa?

Di fatto, nonostante le proteste degli intellettuali e di buona parte dell’opinione pubblica liberale negli USA e nel mondo, Internet - l’ultima frontiera della libertà - è sempre di più sotto controllo. Al punto che una struttura di controllo è diventata non solo normale, ma addirittura auspicabile se non obbligatoria. Così, ad esempio, alcuni produttori di equipment offrono ai provider la possibilità di far navigare più velocemente alcuni utenti, piuttosto che altri, sulla propria rete utilizzando alcuni strumenti che guidano i pacchetti di informazioni sul Web. Esercitare un controllo sul contenuto di questi pacchetti… è solo una questione di pochi click. Il mondo occidentale ha per anni accusato la Cina di tenere sotto controllo la navigazione Web dei propri cittadini, limitando ed impedendo l’accesso a pagine “scomode”. Oggi, però, sembra viaggiare proprio in questa direzione.

Per il momento, però, Internet è ancora libera poiché - come afferma Yochai Benkler, uno dei maggiori esperti legali nel settore della proprietà intellettuale e uno dei principali teorici dell’industria delle tlc sulle pagine del settimanale Internazionale - “l’attuale struttura del Web non lascia il potere nelle mani delle imprese e dei legislatori. È una rete decentralizzata”. Anche se, negli ultimi anni, “sono state fatte molte pressioni per cambiare l’architettura di Internet”. Questo perché una nuova struttura che consenta il controllo è già stata creata. Ed è solo questione di tempo prima che qualcuno trovi “un modo plausibile per esercitare il controllo”, avverte Benkler. La rete, secondo Benkler, rischia di trasformarsi in “un’enorme emittente televisiva” che trasmetterà solo ciò che “un ristretto gruppo di persone” vorranno farci vedere, comprare, desiderare. Il 90% dell’umanità guarderà attraverso la stessa piccola finestra, mentre il rimanente 10% sarà bollato come “alternativo” nella migliore delle ipotesi, o addirittura come “sovversivo”.

Già oggi, infatti, nelle biblioteche americane sono presenti dei filtri - imposti dalla legge per impedire che i computer delle biblioteche pubbliche siano usati per navigare su siti pornografici - che però limitano l’accesso anche a molti siti “normali” con contenuti del tutto “leciti”. Oggi, dunque, questi filtri non funzionano, così come non funzionano nemmeno i filtri antispam che spesso bloccano anche una buona parte di messaggi “regolari” oppure lasciano passare molte e-mail indesiderate con offerte commerciali. Ma c’è da aver paura di un domani in cui questi filtri funzioneranno davvero, quando basterà un solo click del provider o di un autorità di governo per impedire a chiunque di raggiungere tutte le pagine contenenti una parola “incriminata”. E questo momento potrebbe davvero non essere lontano.

Allo stesso modo, la campagna “antipirateria” condotta dalle major discografiche contro i sistemi di condivisione dei file su Internet rappresenta - aldilà delle ovvie implicazioni riguardo al copyright sulle canzoni e sui film - un tentativo di far chiudere un sistema libero, incontrollabile, che non è nato per il solo scambio di file mp3 ma consente di scambiarsi informazioni e documenti personali, comunicare a riparo dagli occhi indiscreti di governi e società di capitali. Che già da tempo (vi ricordate la storia di Echelon?) vorrebbero controllare ogni nostro passo su Internet.

Certo, non vi sono dubbi, il diritto d’autore è un diritto riconosciuto e va protetto, ma non dimentichiamo che l’esistenza stessa dei sistemi p-2-p rappresenta anche un’alternativa ai tradizionali canali di diffusione della musica, un canale a basso costo, libero, per gli artisti emergenti che vogliono farsi conoscere e far conoscere le loro opere e che non trovano spazio nelle logiche di mercato delle grandi major. E non solo per loro. Perché non scegliere di distribuire gratis le proprie canzoni per farsi conoscere ed apprezzare? Del resto, i proventi delle vendite dei dischi rappresentano solo una piccola parte dei guadagni di un cantante, che guadagna soprattutto con le performance dal vivo, ma sono invece una parte consistente dei guadagni delle major. E questa alternativa gratuita potrebbe rivelarsi più interessante dell’originale, di ciò che conosciamo oggi. Una concorrenza ben più pericolosa dello “stillicidio” delle canzoni gratuite in mp3, da combattere e sconfiggere con ogni mezzo.

Ma questa è solo una delle facce della nostra Matrix. La vera Matrix, quella del film, è in un certo senso un monito per il gregge dell’umanità, è l’incarnazione di una realtà e di un futuro orwelliano. È anche una metafora del modo in cui le grandi società vorrebbero strutturare il nostro mondo ed il nostro sistema di informazioni per costringerci a comportarci in una certa maniera. Personalmente, io ho paura. Ad ogni passo, ad ogni click, siamo sempre più controllati, limitati, costretti a seguire gli schemi, imprigionati dai filtri. E soprattutto, orfani di quell’universo di informazioni che avevamo a disposizione fino a poco tempo fa, quando la Rete era davvero libera.

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